venerdì, Aprile 16

Medio Oriente, il venerdì della rabbia incendia la Palestina Siria, Mosca lancia attacchi dal Mediterraneo. L'Egitto si prepara al voto

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È una rabbia incontrollabile, feroce, cieca, quella dei Palestinesi che stanno lottando contro Israele in questa cosiddetta “Intifada dei coltelli”. E dopo giorni di scontri, anche durante il venerdì di preghiera si sono registrate violenze e atti criminali. Tra israeliani feriti e palestinesi uccisi, a far notizia è stato l’incendio appiccato alle prime luce dell’alba alla tomba del patriarca Giuseppe, che si trova a nella città di Shechem, nelle colline vicino a Nablus. Luogo sacro per ebrei e cristiani, il monumento funerario è stato dato alle fiamme con molotov e altri materiali da un centinaio di palestinesi che sono riusciti a scappare prima dell’arrivo delle forze di sicurezza. Subito dopo, i coloni della zona hanno bloccato le strade impedendo l’accesso a tutti i palestinesi.

L’attacco è stato condannato dal presidente dell’Anp Abu Mazen, che ha parlato di atto irresponsabile. Il leader palestinese ha, così, deciso di formare immediatamente una commissione d’inchiesta e di far riparare i danni causati da questo gesto. Ma la tensione è rimasta alta tutto il giorno, soprattutto dopo che Hamas ha proclamato il “venerdì della rabbia” invitando a colpire l’esercito in tutta la Cisgiordania. La risposta di Israele non si è fatta attendere, e infatti ha dispiegato ingenti forze di polizia vietando l’accesso alla Spianata delle Moschee ai maschi sotto i 40 anni. Alla Porta di Damasco, la polizia ha bloccato un tredicenne palestinese trovato in possesso di un coltello mentre a Kiryat Arba, insediamento alle porte di Hebron, un soldato di 20 anni è stato accoltellato da un palestinese che è stato poi ucciso dall’esercito. L’uomo indossava una pettorina gialla da giornalista, elemento che ha allarmato anche l’Associazione della stampa estera (Fpa) in Israele. «Il fatto che il palestinese  responsabile dell’accoltellamento ad Hebron abbia agito travestito da fotoreporter con una pettorina con sopra scritto Press è preoccupante e facciamo  appello alle organizzazioni dei media palestinesi a verificare immediatamente le credenziali di tutti media».  

Intanto, la tensione non risparmia nemmeno la striscia di Gaza da dove oggi il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha esortato a continuare l’Intifada a Gerusalemme e a intensificare la resistenza. Proprio al confine con la striscia, vicino valico di Erez e a Nahal Oz, nel pomeriggio sono stati uccisi due giovani palestinesi mentre i feriti sono oltre un centinaio. Quella calma apparente che si respira di solito ormai è un ricordo e sembra che la situazione sia fuori controllo tanto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà una riunione d’urgenza per parlare dell’escalation di violenze. L’incontro, ha riferito una fonte diplomatica, è stata chiesto dall’ambasciatore giordano al termine di un meeting che si è tenuto oggi tra gli inviati dei paesi arabi. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu dovrà parlare della situazione, e infatti sarà ricevuto mercoledì a Berlino dalla cancelliera Angela Merkel, preoccupata per l’instabilità dell’area. Già oggi, però, è intervenuto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier che si è detto  in pena per la nuova ondata di violenze tra israeliani e palestinesi e ha esortato le parti a ridurre la tensione. Se gli Stati Uniti non fanno mancare il loro supporto a Israele, non è così scontato l’appoggio di altri Paesi che condannano le violenze in assoluto, ma riconoscono la politica vessatoria verso la Palestina.

L’Italia, dal canto suo, resta più vicina alla politica israeliana, ma in maniera pacata, conscia della sua posizione e di quel patto segreto che negli anni’70 Aldo Moro aveva stabilito con la Palestina per evitare che il nostro Paese fosse oggetto di attentati. Sassi contro proiettili, lacrimogeni contro bombe, coltelli contro pistole. È una lotta ad armi impari, ma per l’opinione pubblica è sempre Israele che si difende dal terrorismo, nonostante anche in momenti di calma, ci siano soprusi e violenze da parte dei coloni. Atti che  restano impuniti, mentre la frustrazione e la collera dei palestinesi covano dentro, fino a esplodere, poi. «Abbiamo chiesto ufficialmente  all’Onu di svolgere un’indagine immediata sui casi di omicidio perpetrati dallo Stato d’occupazione nei confronti di alcuni  palestinesi nelle ultime settimane» ha detto Saeb Erekat, esponente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). «Israele nega al nostro popolo i più elementari diritti umani e continua a costruire insediamenti e ad espellere con la forza e a demolire le case dei palestinesi, trasformando la città di Gerusalemme in una caserma circondata da blocchi di cemento per bloccare gli ingressi e le uscite» Secondo l’esponente dell’Olp, l’unico modo per raggiungere la pace e  la sicurezza per tutti è porre fine all’occupazione israeliana della Palestina. «Le immagini del bambino Ahmed al-Manasra, lasciato dalle forze di polizia a morire dissanguato sulla strada, impedendo ai medici sopraggiunti di soccorrerlo, picchiato e insultato dai coloni che gli auguravano di morire, sebbene in quel momento lui non costituisse un pericolo o una minaccia diretta, è qualcosa che tutte le leggi del mondo bandiscono e che va punito» ha spiegato Erekat.

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