sabato, Aprile 17

Medio Oriente, dubbi sull’autopsia del Ministro La CIA in imbarazzo per il rapporto sulle torture durante gli interrogatori

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Si sono ritrovati in migliaia stamattina presso il palazzo presidenziale della Muqata, a Ramallah, per i funerali di stato del Ministro palestinese Ziad Abu Ein, morto ieri vicino a Ramallah dopo uno scontro tra l’Esercito israeliano e un gruppo di persone che manifestavano contro il muro eretto dal Governo israeliano lungo tutto il confine della Cisgiordania.
Le esequie hanno visto la partecipazione di tutta la leadership palestinese  -tra cui il Presidente Abu Mazen e il capo negoziatore Saeb Erekat- i Ministri del Governo dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e il Primo Ministro Rami Hamdallah.
Il feretro, avvolto nel tricolore palestinese, dopo alcuni minuti di preghiera è stato caricato su un furgone aperto e, accompagnato da almeno duemila persone, ha raggiunto il cimitero di Al-Bireh per la sepoltura. Si è trattato di un «omicidio» di cui «Israele è responsabile», hanno affermato da Ramallah dopo la diffusione dei risultati dell’autopsia. «Riteniamo Israele completamente responsabile per la morte di Ziad Abu Ein che stava solo piantando alberi di ulivo insieme ad attivisti internazionali e palestinesi». Sono queste le parole durissime di Saeb Erekat, il Capo negoziatore palestinese al termine della celebrazione delle esequie. Secondo le fonti israeliane non si è trattato di una serie di ferite inferte con oggetti contundenti  -come evidenzierebbe l’autopsia- ma piuttosto di un infarto causato dallo spavento del Ministro in seguito ad esser stato afferrato per il collo da un soldato.

«Siamo scioccati e sgomenti»,  ha detto Emmanuel Nachson, «dal livello di odio cieco mostrato contro Israele da alcuni membri del parlamento durante la discussione». Si è espresso così il portavoce israeliano in seguito alla presentazione da parte del Parlamento irlandese di una mozione che richiede il riconoscimento della Palestina come Stato e con capitale Gerusalemme Est. La Francia si porta oggi a un passo avanti con l’approvazione della mozione anche da parte del Senato.

Il centro commerciale Westfield, nell’ovest della capitale britannica, è stato in questi giorni teatro di una manifestazione a sostegno dello proteste contro la violenza perpetrata dalla polizia statunitense. Gli arresti sono stati 76, la questione delle violenze ad opera degli agenti di Polizia è particolarmente sentito nella capitale britannica, in particolare dalla comunità nera. La Gran Bretagna e specialmente i quartieri londinesi di Brixton, Streatham, Turnpike Lane, Walthamstow, Chingford e Leyton erano stati interessati nell’agosto del 2011 da un’importante guerriglia tra le forze di Polizia e le comunità immigrate più povere.

Non solo le forze di Polizia USA ma anche quelle di intelligence rischiano rappresaglie sia politiche che legali. La CIA e l’intera NSA sono stati infatti messi in imbarazzo in seguito alla resa pubblica di un rapporto che ha informato l’opinione pubblica sulle torture effettuate negli interrogatori dagli operativi della CIA durante l’Amministrazione Bush.  Un altro rapporto sulle torture della Cia, costituito dalle migliaia di pagine di documenti relativi alle inchieste condotte dal Dipartimento di Giustizia pare essere già pronto, ma l’Amministrazione Obama avrebbe scelto di opporsi alla sua pubblicazione.
Dal commentare l’accaduto sono vistosamente assenti i potenziali candidati alle presidenziali del 2016. Hillary Clinton, Chris Christie e Jeb Bush, fratello dell’ex presidente che autorizzò i cosiddetti metodi di interrogatorio duro della Cia.

Dick Cheney, vice presidente dell’Amministrazione Bush, in un’intervista rilasciata alla ‘Fox‘ ha ribadito di non avere rimpianti sulle tecniche usate dopo gli attacchi di al Qaida dell’11 settembre 2001. «Quello che doveva essere fatto è stato fatto. Credo che fossimo perfettamente giustificati nel farlo». Ha infine aggiunto che Bush conosceva la gran parte dei dettagli del rapporto definendolo «pieno di sciocchezze».

Intanto, droni senza pilota e probabilmente della Nato hanno causato la morte di 12 militanti afghani ma anche quella di cinque civili. Abitanti del distretto di Ghorband hanno riferito che il drone ha sparato nel pomeriggio di ieri i suoi missili nell’area di Seyagird, uccidendo cinque civili.

Mentre diamanti russi per un valore di 2,1 miliardi di dollari verranno acquistati dall’India nei prossimi tre anni grazie ad una serie di accordi siglati oggi a New Delhi tra il Premier Narendra Modi e il Presidente Vladimir Putin un’altra decisione ha scosso l’occidente: la costruzione  di 10 nuovi reattori nucleari nell’ex colonia britannica assicurando però i più alti standard di sicurezza nel mondo. Quello del nucleare civile – che vede impegnato il gruppo statale Rosatom – è solo uno dei settori in cui Mosca e Delhi, hanno firmato oggi una ventina di accordi, nel quadro del 150° vertice annuale bilaterale. Tra i più importanti, quello che la major petrolifera Rosneft ha siglato con la Essar Oil per 10 anni di forniture di greggio e l’intesa per la costruzione in India di elicotteri d’avanguardia. Con le sanzioni economiche occidentali che colpiscono anche l’industria militare, Mosca è in cerca di nuovi partner.

L’Ucraina che da una manciata di giorni ha siglato una nuova tregua con i separatisti dell’est apprende oggi la notizia che i filorussi hanno iniziato il ritiro dell’artiglieria pesante dal Donbass. Mentre le acque sembrano calme e la nuova pausa pare assicurare una futuro di convivenza tra i due arrivano le prime vittime dopo la tregua proclamata martedì. Si tratterebbe di tre soldati di Kiev, che si aggiungono così ai 4300 tra civili e combattenti negli ultimi otto mesi.

Il centro culturale francese Lycée Esteqlal di Kabul è stato nel pomeriggio oggetto di un attentato che ha causato numerosi feriti e vittime. Il Ministro francese Lauren Fabius ha confermato che la vittima, oltre all’attentatore, sarebbe di nazionalità straniera ma non è stata ancora riferita l’identità. All’interno del liceo gestito da Parigi si stava svolgendo proprio una rappresentazione teatrale per sensibilizzare la popolazione contro gli attentatori suicidi. Le centinaia di persone presenti hanno potuto osservare in diretta l’attentatore kamikaze prima che si ferisse. Il numero di feriti è per ora di 15 persone ma dalle macerie continuano a trovarsi altri corpi.

Le truppe libiche dell’unico Governo riconosciuto dalla comunità internazionale hanno iniziato la marcia «verso la liberazione» della capitale in mano alle milizie filo islamiche Fajr che hanno imposto un Governo parallelo. Le probabilità che si scatenino accese rappresagli da entrambe le fazioni sono molto alte. La certezza è che il Premier Abdullah al Thani ha dichiarato di essersi sentito completamente abbandonato dai partner internazionali, sostenendo che «dopo aver aiutato a rovesciare il regime di Muammar Gheddafi, la comunità internazionale, soprattutto i Paesi maggiori, ha lasciato la Libia da sola» e ora «è responsabile di quanto accade» nel Paese. Le forze libiche intanto sono alle porte di Ajaylat e si dirigono verso Tripoli; secondo il Premier i territori controllati dai fondamentalisti sono racchiusi in un 5-10 % e la popolazione locale è ormai pronta a scegliere il Governo legittimo.

 

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