lunedì, Agosto 2

Medicina del lavoro: cosa bisogna sapere L’'intervento del medico del lavoro non è soltanto di tipo emergenziale ma piuttosto collabora con la struttura aziendale in un senso più ampio che rende la medicina del lavoro perfino qualcosa di strategico per la crescita di ogni azienda

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La sicurezza sul lavoro è un argomento che, purtroppo, è costantemente presente sui principali media nazionali, e che si intreccia con un altro tema, altrettanto importante ma meno noto al grande pubblico, ovvero quella della medicina del lavoro.

Che cos’è la medicina del lavoro?

La medicina del lavoro non è altro che un ramo della medicina generale, ma che trova applicazione in ambito lavorativo. Spesso, erroneamente, questa disciplina viene confusa con le attività amministrative e gestionali che fanno riferimento all’azienda e al datore di lavoro, ma in verità lo scopo della medicina del lavoro è di garantire la salute dei dipendenti, interagendo e mediando tra tutte le parti in causa: i lavoratori, il datore e, non ultimo, il lavoro in sé.

Chi è il medico competente?

Il medico competente è quella figura riconosciuta e resa obbligatoria dal Testo unico sulla salute e sicurezza del lavoro (D. L. 81/2008). Si tratta di un medico specializzato in medicina del lavoro, iscritto a liste nazionali, che lavora all’interno delle aziende, in una posizione mediatrice tra le esigenze dell’impresa e del datore di lavoro, da una parte, e quelle dei lavoratori in termini di salvaguardia della salute e sicurezza sul lavoro. In virtù delle proprie competenze, il medico del lavoro è in grado di riconoscere da cosa sono dovuti eventuali sintomi a carico del lavoratore, potendo individuare il rischio connesso all’esposizione da certi agenti chimici, biologici o fisici, e perfino potendo valutare l’impatto sulla salute di elementi psicosociali come lo stress. Negli ultimi mesi, ad esempio, con la normativa sui ‘lavoratori fragili’ introdotta a seguito della pandemia da Covid-19, la medicina del lavoro ha assunto il compito di valutare come salvaguardare la salute di coloro considerati appunto fragili rispetto alle dinamiche indotte dal coronavirus.

Di cosa si occupa la medicina del lavoro?

Sicuramente si possono identificare una serie di obbiettivi fondamentali, ma è anche vero che la medicina del lavoro ha il compito di valutare in particolare i rischi che possono derivare da situazioni non prevedibili. In termini generali possiamo dire che la medicina del lavoro si occupa di:

Mantenere inalterata la salute e la capacità lavorativa dei lavoratori;
Promuovere un miglioramento dell’ambiente di lavoro in maniera che sia compatibile con le esigenze di salute e sicurezza dei lavoratori;
Promuovere tra i lavoratori una cultura e un sistema di valori che vadano nella direzione di una maggiore attenzione verso la sicurezza e la salvaguardia della salute di se stessi e di tutti gli altri lavoratori.

Da ciò si evince che l’intervento del medico del lavoro non è soltanto di tipo emergenziale ma piuttosto collabora con la struttura aziendale in un senso più ampio che rende la medicina del lavoro perfino qualcosa di strategico per la crescita di ogni azienda, favorendo una maggiore produttività grazie alla creazione di un ambiente positivo e salutare.

Quando è obbligatoria la medicina del lavoro?

Intesa come insieme di servigi, la medicina del lavoro (quindi il medico) all’interno delle aziende non è sempre obbligatoria ma dipende dalla presenza di alcuni fattori di rischio che possono compromettere la salute dei lavoratori. È sempre il D.L 81/2008 a stabilire che i fattori di rischio sono:

Rumore;
Agenti chimici;
Vibrazioni;
Movimentazione manuale di carichi;
Esposizione ad agenti pericolosi (amianto, piombo, etc.);
Lavoro notturno;
Uso prolungato per oltre 20 ore di terminali da ufficio.

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