giovedì, Agosto 5

Media di una lontana provincia dell'impero image

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Mi chiedo, novello Cicerone, fino a quando l’Italia dei mezzi di comunicazione continuerà a dar prova del desolante provincialismo che l’affligge.

Sono settimane ormai che giornali e telegiornali sono okkupati dalla straziante rimozione della nave Concordiadall’isola del Giglio, che ‘Rainews24‘ ha trasformato nel centro di gravità permanente intorno al quale orbitano, però, scomodi pianeti  di un certo peso.

Come la morte di 298 europei, civili innocenti, tramite abbattimento volontario di un jet  da parte di militari europei non meglio identificati, la guerra che infuria nella striscia di Gaza con violenza inaudita, l’altra guerra in Siria, oggi un po’ passata di moda che però si ostina ad andare avanti tranquillamente, per non parlare dell’Iraq.

Naturalmente sappiamo che il palinsesto mediatico italiano ha i suoi capisaldi, bastioni inespugnabili, evergreen davanti ai quali l’impresa, titanica ma purtroppo transitoria de la ‘Concordia‘, è destinata a cedere a poco a poco il campo, pur sapientemente supportata, campo e controcampo, dalle immagini del sorridente capitano Schettino nel ruolo di perdente di fascino, antieroe sfortunato, star festaiola richiestissima nei salotti un po’ così.

I bastioni, dicevamo. Politica interna, cronaca, gossip.  

Le riforme che il Governo italiano sta cercando di varare, per esempio, sono oggetto di attentissima vivisezione  da parte dei media, leader, leaderini, giornalisti, sindacalisti, costituzionalisti, uomini della strada intervistati a tradimento che esprimono pareri comunque resi autorevoli dal microfono acceso o dal virgolettato su stampa.  Questo sarebbe un bene, naturalmente, se non restasse il dubbio che l’overdose di approfondimento porti inevitabilmente con sé il suo contrario, ossia la confusione di idee.

Per togliersi questo dubbio basta chiedere, a cena tra amici e senza microfono in mano, un parere sui cambiamenti indotti dalle riforme in discussione sulla gestione della cosa pubblica.

Attendo riscontri da questo semplice esperimento alla portata di tutti.

L’universo autoreferenziale mediatico italiano, ristretto come una mentalità, la nostra, che ha fuso nel peggiore dei modi i trionfi dell’epoca romana, lontani anni luce, e una storia di sostanziale asservimento allo straniero, fatto salvo qualche campionato del mondo di calcio brillantemente vinto, ci rappresenta tutto sommato fedelmente per ciò che siamo, una lontana provincia dell’impero.

Dateci sempre un Berlusconi protagonista di processi pruriginosi, primo, secondo, terzo grado di giudizio, ce n’è per lustri e lustri, un delitto inspiegabile dove anche il DNA, caso unico e mirabolante, non è credibile, un’impresa ciclopica che risani il nostro orgoglio dalla vergogna più infamante, un calciatore, una velina scosciata.

Vivremo felici, finchè dura.

 

 

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