giovedì, Settembre 23

Mediterraneo: gas naturale punto di incontro o di scontro? EMGF punto di incontro per Paesi esportatori e importatori di gas, ma possono nascere problemi geopolitici

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EMGF è un acronimo che risulterà sconosciuto ai più, ma che col tempo dovremo imparare a conoscere, soprattutto noi italiani ed europei. Tale sigla sta per Eastern Mediterranean Gas Forum, una nuova piattaforma di discussione istituita lo scorso 14 gennaio presso Il Cairo, che ha visto coinvolti i Ministri dell’Energia di Cipro, Egitto, Grecia, Giordania e Israele, il Consigliere economico del Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e il Sottosegretario allo Sviluppo Economico italiano, Andrea Cioffi. Il tema? La cooperazione regionale nel settore del gas offshore. Gli obiettivi? Sviluppare un mercato regionale del gas naturale, sfruttare le infrastrutture esistenti di gas naturale liquefatto (GNL) in Egitto e garantire la sicurezza di fornitura e domanda per gli Stati membri.

Il gas naturale è una fonte fossile di energia a basso impatto ambientale che viene usata tanto in ambiente domestico quanto nel settore dell’industria, nella produzione di elettricità e come carburante per veicoli.  Date le sue caratteristiche e l’ampio utilizzo, negli ultimi anni è cresciuta sempre di più la richiesta di GNL. La costituzione dell’EMGF, dunque, cerca di coniugare l’aumento della domanda con quelle che sono state le scoperte di giacimenti nella regione.

«Il Forum è un evento importante, soprattutto sul piano della ‘connessione’ tra i Paesi dell’area del Mediterraneo e, in particolare, del Mediterraneo Orientale», aveva dichiarato Cioffi dopo il summit di gennaio, «il fatto che tutti questi Paesi siedano attorno allo stesso tavolo per discutere dei propri giacimenti di gas, che potrebbero trovare uno sbocco in Europa, rappresenta infatti una via per contribuire sensibilmente alla stabilità della regione».

Ma se l’incontro del mese di gennaio era stato un primo contatto tra le varie delegazioni, l’installazione di un dialogo, col passare del tempo le cose si sono fatte più serie. Tra il 24 ed il 25 luglio, infatti, sempre nella capitale egiziana, si è svolto il secondo vertice dellEMGF, durante il quale si sono poste le basi affinché questo organismo si evolva da semplice summit ad organizzazione internazionale stabile. E l’istituzione in seno dell’EMGF della Gas Industry Advisory Committee, una commissione ideata per coinvolgere nelliniziativa l’industria pubblica e privata del settore, rappresenta un primo passo verso questa evoluzione. Così come la presenza in qualità di ospiti del Direttore della Banca Mondiale, Kristalina Georgieva, del Segretario per l’Energia degli Stati Uniti, Rick Perry, del Direttore Generale per l’Energia dell’UE, Dominique Ristori, e dell’Ambasciatore francese in Egitto, Stéphane Romatet. Quest’ultimo ha confermato l’interesse dell’Eliseo di entrare a far parte del Forum ed espresso la volontà dei transalpini di importare gas naturale dai Paesi del Mediterraneo. A questo proposito, importanti aziende energetiche francesi, come Total ed Engie, stanno già negoziando con compagnie regionali attive nel settore. Ristori, invece, ha annunciato che la Commissione Europea finanzierà le attività dellorganismo, mentre i Ministri – riporta ‘Quotidiano Energia’ – «hanno approvato il primo studio condotto in collaborazione con la Banca Mondiale sul potenziale del gas nella regione e gli scenari per lo sfruttamento e l’esportazione delle risorse».

Tutto questo fermento intorno alle attività di import-export del GNL è giustificato dalle scoperte di importanti giacimenti di gas naturale e idrocarburi che, negli ultimi anni, sono state fatte nel Mediterraneo orientale. Scoperte che hanno portato Paesi come Cipro, Egitto, Libano, Israele, Siria e Turchia a divenire potenzialmente grandi esportatori di queste risorse energetiche. 

Per quanto riguarda il GNL, il primo ritrovamento è avvenuto nelle acque israeliane nel 2009: una riserva di 307 miliardi di m3 nel campo di Tamar. L’anno successivo, sempre nelle acque territoriali sotto la giurisdizione di Tel Aviv, è stato identificato Leviathan, con riserve stimate di 605 miliardi di m3. Nel 2011, invece, è stato scoperto Aphrodite a largo delle coste cipriote, con riserve di gas stimate per 129 miliardi di m3: entrerà in produzione tra il 2024 ed il 2025.  Le società coinvolte in questi tre casi, tra esplorazione e sfruttamento, sono state le israeliane Delek Drilling, Dor Gas, Isramco, Tamar Petroleum, l’americana Noble Energy e la britannica British Gas.

Dopo questi tre anni, però, le aspettative sono crollate, da una parte, per i dibattiti e i ritardi nella decisioni di investimento in Israele, e dall’altra, per le revisioni al ribasso delle dimensioni delle riserve cipriote. Così si è abbandonata l’idea che il Mediterraneo orientale potesse diventare una regione esportatrice di GNL. 

A dare nuova linfa a questa prospettiva ci ha pensato la compagnia italiana Eni, che, nel 2015, ha scoperto nelle acque egiziane Zhor. Tale riserva, con una portata di gas stimata di 850 miliardi di m3, è il più grande giacimento del Mediterraneo. L’Egitto – che ha un’infrastruttura ben sviluppata, tra cui una vasta rete di gasdotti e due impianti di liquefazione del gas inattivo – ha così rapidamente aumentato la sua produzione di gas naturale nella speranza di diventare un hub per esportare in Europa.

Ciò che però ha spinto in questi mesi all’intensificazione del dibattito sul fronte GNL e l’evoluzione del Forum è stata la scoperta dei giacimenti nel blocco 10 del campo Glaucus-1, a largo di Cipro, il 28 febbraio scorso. La compagnia incaricata dell’esplorazione, la statunitense ExxonMobil, ha rilasciato una nota ufficiale, nella quale dichiarava che «sulla base dell’interpretazione preliminare dei dati del pozzo, la scoperta potrebbe rappresentare una risorsa di gas naturale sul posto da circa 5 trilioni a 8 trilioni di piedi cubi (da 142 a 227 miliardi di metri cubi)». Cipro, con queste cifre, raddoppierebbe le risorse offshore stimate del Paese.

Tutto ciò ha fatto sì che si sviluppasse la cooperazione tra i Paesi coinvolti nelle scoperte dei giacimenti di gas naturale. L’accordo più importante è stato firmato a febbraio da Egitto e Israele sulla base di 15 miliardi di dollari per l’acquisto di un oleodotto, precedentemente in disuso, che collega la città israeliana di Ashkelon con la penisola del Sinai.  Appena il giacimento di Leviathan entrerà in produzione verso la fine dell’anno, l’infrastruttura entrerà in azione, coinvolgendo anche le riserve di gas provenienti dal campo di Tamar, dove la produzione è iniziata già nel 2013. L’Egitto ha anche finalizzato un accordo con Cipro per la realizzazione di un gasdotto che colleghi Aphrodite al Paese arabo: un’operazione che ha rinsaldato le già buone relazioni tra i due Paesi

«Il corso più logico è quello di creare un mercato del gas nel Mediterraneo orientale basato sull’infrastruttura di GNL esistente in Egitto, con vantaggi per tutti gli attori regionali coinvolti», scrive Simone Tagliapietra, esperto di clima ed energia presso il centro di ricerca Bruegel, «ciò offrirebbe anche un’opportunità per l’Europa, dove è probabile che i requisiti di importazione di gas crescano nei prossimi anni con il declino della produzione interna e dove esiste già una grande capacità di ricevere GNL». La presenza di Cipro, Grecia e Italia al tavolo dell’EMGF, infatti, non è casuale. Questi hanno fatto pressione l’UE perché accettasse di partecipare al finanziamento di uno studio di fattibilità per un gasdotto marittimo. L’oleodotto ha un costo di 6 miliardi di dollari e potrà trasportare 10 miliardi di m3 all’anno. Ma se da una parte le nuove scoperte hanno generato idee di sviluppo e cooperazione, dall’altra, hanno portato ad un aumento delle tensioni tra Israele e Libano e tra Turchia e Cipro.

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