sabato, Settembre 18

Max Bugani e le trame nei Cinque Stelle Il ‘salvatore di Roma’, ci prova ancora. Qualcuno spera con risultati migliori di quello che (non) ha combinato a Roma, ma è una mission impossible

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MassimoMaxBugani è il ‘capo staff’ (l’inglese è d’obbligo che fa figo) della sindaca di Roma Virginia Raggi.

Il suo passato è stato rilevante, ma da qualche anno la sua stella (è il caso di dirlo) si è offuscata alquanto ed ha perso progressivamente di importanza e rilevanza anche nel ristretto mondo pentastellato da cui la sua figura non è comunque mai emersa.

Romagnolo focoso, conserva ancora il ruolo di consigliere comunale a Bologna, in barba alla lotta che il Movimento conduce(va?) contro i doppi incarichi.

In passato ha avuto ruoli semi – importanti che sono sempre un buon nutrimento per l’Ego: vice capo segreteria dell’allora vicepremier Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Ne fu allontanato dopo una intervista rilasciata a ‘Il Fatto’ in cui dichiarava Di Maio e Di Battista ‘complementari’.

Nel settembre 2019, dopo la fine del “c’eravamo tanto amati” con l’allora capo politico del Movimento, atterra a Roma, precisamente al Campidoglio, dove la Raggi lo accoglie con un trionfalistico ‘con lui cambieremo la città’. La manovra fu interpretata allora come una sorta di tutoraggio da parte di Davide Casaleggio sull’operato della sindaca.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il supposto salvatore della Città Eterna è scomparso nell’anonimato da cui emerge ogni tanto con interviste critiche sul Movimento e a favore dell’associazione Rousseau di cui è stato anche socio (lasciò dopo gli attriti con Di Maio).

L’ultima esternazione al ‘Corriere della Sera’ è di oggi: “Intesa tra Rousseau e Cinque Stelle o resteranno solo feriti gravi” ed ha tutto l’aspetto di una minaccia nei confronti del Movimento stesso che in questo momento sta di fatto separandosi dall’organizzazione di Casaleggio.

Da vero uomo colto- è partito di lirica citando addirittura il filosofo latino Seneca: “I grandi dolori rendono muti” e poi si abbandona ad una sconsolata rievocazione dei fasti passati: “I gabbiani hanno smesso di volare”.

Intendendo che gli uccelli hanno due ali come il movimento, Grillo e Casaleggio, e se non funziona una delle due non possono volare.

Sembra quasi di vederlo con la sua barba neroniana suonare la cetra e declamare sconsolato i versi sul potere che fu e ora non è più.

L’intervista è piena di vacuità, se si permette l’ossimoro. È il tentativo di salvare in extremis una situazione compromessa con una separazione che appare inevitabile.

Un richiamo alla centralità della piattaforma digitale nel progetto di Casaleggio ed un appello a trovare un accordo.

Dati i suoi attriti con i vertici del Movimento stesso, forse Davide Casaleggio avrebbe dovuto scegliersi un mediatore più gradito, ma tant’è.

Lui, il ‘salvatore di Roma’, ci prova ancora. Qualcuno spera con risultati migliori di quello che (non) ha combinato a Roma, ma è una mission impossible.

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