lunedì, Settembre 20

Maturità nell’era Google Chiunque arrivi al Ministero della Pubblica istruzione, mette le mani sull’esame di maturità. Cioè sulla cosa più delicata di tutte. Lo ha fatto anche il nuovo Ministro

0

Ci sono almeno due cose che sono un topos (un topos?, sì un topos; perché un topos? Ora ve lo spiego) nella nostra politica, o meglio nei nostri politicanti.

La prima, che vediamo e abbiamo visto tutti i giorni, il vezzo sciocco e vanaglorioso di usare paroloni difficili e astrusi, tipo il nostro amato ex-Presidente del Consiglio (secondo Travaglio una via di mezzo tra San Sebastiano e Pico della Mirandola) tipo, dicevo, pochette quando parlava di ‘Doxa‘ (non la società, la parola greca) e ‘Siunteleia’ (lo scrivo come si legge, perché la mia tastiera non ha le lettere greche), o ancora più raffinato ‘siumpateia’ (idem come sopra), ma questo è quasi il meno, rende solo poco più incomprensibile un discorso che per lo più era già incomprensibile di per sé.
Perciò il ‘topos’ di cui sopra, mi sono adeguato, nel mio piccolo, tanto sono tutte cose che si trovano con Google e ormai Google ‘gira’ anche sui cellulari e chi non ha un cellulare o due, almeno? Così, come su Google, girano le ‘frasi celebri‘, delle quali ci sommergono sempre gli stessi politicanti: basta poco e ci sei. Citi e fai un figurone, credi! In qualche modo ci è cascato anche Mario Draghi, anche se ha citato una frase di Cavour che voleva dire che è meglio fare che parlarne. Beh e non si poteva dirlo e basta? Mah. Comunque di frasi celebri, trovate su Google e pronunciate da politicanti vari, se ne sentono a dozzine, magari anche a sproposito, specie quando si cercano le cose di moda.
Mi ha colpito l’altro giorno la onorevole signorina Meb, improvvisamente senza frangetta deve avere capito che le faceva una faccia … , che annunciando la sua promessa di votare a favore del Governo e di Draghi in particolare lo descriveva come una sua creatura alla quale lei e Renzi avevano nonché insegnato l’abc, spiegato cosa fare, quando fare, dove fare: da quei generosi che sono, spiegava, loro gli anno sgomberato il campo silurando il Governo di pochette, per dare a lui il bastone del comando. Ma detto questo, non riusciva a trattenersi dal concludere il suo discorso senza frangetta (ma con mascherina) con la recita della poesia che Amanda Gorman recitò per Biden … per fortuna in italiano, ma dal titolo perfettamente pronunciato in inglese. Brava, che originalità, che trovata unica! Ma a che serve, a mostrare come è colta? E va a cercare proprio l’ultima cosa uscita dovunque, un po’ di fantasia, no? … almeno Draghi è arrivato a Cavour.

Solo per dire, che il provincialismo di questo ceto di politicanti (per lo più ignoranti, molto ignoranti, ma anche molto saccenti), che si definisce classe dirigente, ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Come anche, va detto, il fatto di criticare questo o quello (ora è di moda prendersela con i tecnici) non per ciò che fa (come farò io tra un istante), ma per ciò che si suppone voglia fare, ad esempio scegliendo i propri collaboratori. È stato questo fatto a darmi lo spunto: in un articolo, anzi più di uno, in cui per definire la cattiva qualità di questo o quel ministro ‘tecnico’ (altra sciocchezza!) si va a vedere se quei collaboratori abbiano già lavorato per questo o quel politicante e, nel caso di specie, per la Boschi. Provincialismo e peggio: perché se invece la scelta la fa il politicante amico, allora tutto va bene. Non sarebbe meglio giudicare quello che fanno?

Appunto, quello che fanno.
Perché un altro topos della nostra politica è quello per il quale chiunque arrivi al Ministero della Pubblica istruzione, laureato o non, percorritore o non di lunghi tunnel, aduso ad usare imbuti per evitare le corbellerie o no, tutti indistintamente, appena arriva mette le mani sull’esame di maturità. Cioè sulla cosa più delicata di tutte, che richiede conoscenza a fondo del sistema, forte capacità pedagogica e grande serietà. In Inghilterra, ad esempio viene fatto da esterni in ragione dell’eventuale prosieguo degli studi, ecc.
E sì, perché l’esame finale, in un mondo ben fatto, potrebbe anche non esserci, anzi, dovrebbe non esserci. Perché se uno studente studia e capisce e progredisce e diventa responsabile, ha fatto il suo, è maturo. Solo che per raggiungere quel risultato occorre avere avuto una scuola perfetta, attenta, colta, permanente, presente, ecc.
E va bene, non è esattamente così e allora vada per l’esame, che, va detto, ha anche una funzione pedagogica forte: abitua, o dovrebbe abituare, ad affrontare una prova difficile, senza aiuto esterno, dovrebbe abituare a tirare fuori coerentemente tutte le capacità acquisite. Detto fra di noi, la prova finale dovrebbe essere anche un esame (molto, ma molto severo, se fosse fatto seriamente) alla scuola e ai suoi docenti, a quella scuola, a quella classe e a quei docenti.
Ebbene, tutto ciò è fantasia, speranza: quando ci trasferiremo su Marte magari sarà così, ma che almeno sia una prova che faccia emergere le capacità complessive dello studente, appunto la sua maturità.

E dunque, il Ministro, da buon economista, appena arrivato non ha dubbi: quest’anno è stato difficile, l’insegnamento a distanza funziona male, i poveri ragazzi faticano a seguire, eccetera e quindi che si fa? Si prolunga la scuola fino a Settembre, si fanno esami individuali a casa degli studenti, o che so io? No, si elimina la prova scritta ci si limita a quella orale, dove si discute una tesina preparata lungo l’intero anno … ma essendo annunciato adesso, chissà forse ci avevano già pensato. Ma non è questo ciò che conta. Conta il messaggio, il significato. Che sia il Ministro, sia il docente conoscono benissimo: Lei sa benissimo signor Ministro, che questo messaggio viene letto così: vabbè, tutti promossi con poca fatica.
Non è quello che si vuole? Posso anche crederci, ma allora non si fa così. Si promuovino tutti e ciccia, almeno si risparmia. Oppure, magari, si responsabilizza la scuola che esprime un giudizio complessivo su ciascun suo studente e … se ne assume la responsabilità. Così, si potrebbe anche sapere da quella scuola che roba esce. Macchè, sono sogni, il Ministro è uno concreto, che credete, anche lui conosce Cavour.
E quindi che fa? Ma è ovvio la tesina, la solita insopportabile, inutile tesina, l’uovo di Colombo, il toccasana. Che, una volta, si faceva strappando le pagine dalle enciclopedie vendute porta a porta ai genitori (ve le ricordate le ‘ricerche’) e gran lavoro (dei genitori) di taglia e incolla. Ora, invece, ‘copia e incolla’, tanto su Google ci sono le parole strane, le poesie originali e qualunque altra cosa della quale si voglia parlare o scrivere … o copiare: come se copiare fosse facile!

Ecco: scrivere. Nel mio piccolo ho fatto il docente all’Università per 44 anni e nove mesi (in realtà un po’ di più, perché quando sono andato in pensione avevo appena iniziato il corso e lo ho portato a termine … gratis!) e ho visto quotidianamente peggiorare la qualità culturale dei giovani che mi trovavo dinanzi (fino a casi ridicoli, come quegli studenti, più di uno, che non sapevano della … seconda guerra mondiale: giuro, giuringiurello, sulla testa della mia cana, giuro davvero!), a cui mancava però soprattutto una cosa: riuscire a scrivere coerentemente. Italiano a parte (e certo i vari politici in materia … beh, lasciamo perdere), il problema vero era ed è la mancata abitudine a scrivere, l’incapacità (per mancanza di esperienza e di allenamento) di analizzare un problema, ordinarlo in forma logica e consequenziale, renderlo chiaro, ecc.

Galli della Loggia si lamenta della prosa del Ministero, ma il Ministero da quella scuola viene e … da Google, dove si trovano le astruserie!
Ricordo ancora la fatica di ‘seguire’ le tesi di laurea, ripeto non per il contenuto (quegli studenti, spesso, studiavano da matti), ma per l’incapacità, derivante dalla non abitudine dal mancato ‘addestramento’ di ordinare logicamente un tema, un problema e, naturalmente dalla poca cultura raffazzonata, infilata in testa con gli imbuti, non digerita e mai condivisa. Avrebbe dovuto provvedere la scuola, che mai lo ha fatto (per carità, con tutte le dovute eccezioni) e ora il signor Ministro fa fare una bella tesina, più o meno ‘scopiazzata’ (come direbbe il suo predecessore) e piena di ‘corbellerie’ (idem) e così tutti saranno contenti, tutti saranno promossi e via, si risolve il problema.

Ma no, che dico, il Ministro è uno super e dichiara, serissimo come quando dice di avere ‘imparato’ della nomina, strapazzando la sintassi: «Non voglio sentir parlare di tesina! I maturandi sono ragazzi e ragazze alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti. Da qui comincerà l’orale che si svilupperà poi anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni anche con una visione critica» (quell’«anche» è sublime), a due mesi dall’esame. Perfetto risolto il problema.
Quale problema, prof.?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->