domenica, Maggio 16

Matthew Renzi d’Arabia

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Dopo il bagno di folla domenicale in piazza Maggiore a Bologna (presenti circa 20mila persone tra leghisti e ‘centrodestri’ vari), oggi è il giorno delle reazioni politiche alla manifestazione che ha battezzato (o dovrebbe, il condizionale è d’obbligo) la rinascita del centrodestra nei volti del trio Salvini-Berlusconi-Meloni. Il primo a commentare gli esiti del raduno bolognese è Gianfranco Librandi, semisconosciuto deputato di quel partito-meteora che alcuni si ostinano ancora a chiamare Scelta Civica. «A Bologna abbiamo assistito a prove di para-grillismo», afferma impavido Librandi, «o almeno questo sembra il percorso che Salvini e Berlusconi si apprestano ad intraprendere. Un epilogo triste di un partito, qual è Forza Italia, che ha evidentemente abdicato ai suoi obblighi politici e a i suoi principi europeisti per fini esclusivamente elettorali». A parte il fatto che non si capisce bene quali siano questi fantomatici ‘principi europeisti’ custoditi dal berlusconismo, sicuramente tra gli ‘obblighi politici’ del Cavaliere non rientra l’ascolto dei cattivi consigli del primo che passa.

A proposito di grillismo, sembra del tutto strumentale il polverone che da stamattina alcuni parlamentari, soprattutto in quota Pd, stanno alzando contro le primarie per la scelta del candidato sindaco di Milano tenute ieri dal M5S all’Auditorium di via Peroni. «M5S scelgono candidato a Milano, chi l’ha votato? Quanti voti ha preso? Con Grillo non si sa mai chi decide. Certo mai i cittadini», si chiede uno dei senatori ‘nominati’ dal Pd Franco Mirabelli. Gli ordini di scuderia piovuti con le veline del Nazareno sono evidentemente chiari  se anche un certo Marco Di Maio (per fortuna solo omonimo del grillino Luigi) delira di scelte pentastellate che «sembrano più quelle di una setta che di un movimento politico». Chiude il  cerchio la mai sentita Simona Malpezzi che straparla di «ennesima farsa contrabbandata per democrazia». Mica come quel sincero democratico del suo capo, Matteo Renzi, che a Palazzo Chigi ci è andato direttamente con il famigerato tweet #Enricostaisereno e non con quella roba superata a cui danno il nome di elezioni. A smontare la narrazione delle ‘lunghe lingue’ renziane ci pensa Danilo Toninelli. «Nessun deputato riciclato o nome noto della società civile, per acchiappare voti», spiega il parlamentare pentastellato, «solamente tanta coerenza. Da noi vincono l’impegno e la competenza e quando è così non servono quote rosa imposte per legge dai partiti per far entrare qualche donna nelle istituzioni».

Movimento di Beppe Grillo che riesce a far litigare pure la sinistra, vecchia e nuova (si fa per dire). «Non precludo neanche la possibilità di sostenere un candidato del Movimento 5 Stelle (a Roma ndr) se sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città», afferma stamane un po’ a sorpresa il leader in pectore di Sinistra Italiana Stefano Fassina. Gli risponde a stretto giro di posta il fallimentare (vedi i casi Ignazio Marino e Mafia Capitale) commissario del Pd romano Matteo Orfini secondo il quale «dopo il vibrante attacco a Fonzie, la cosiddetta sinistra italiana si dice pronta a sostenere a Roma la destra populista di Grillo».

 

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