venerdì, Maggio 7

Matteo Salvini, un politico modesto Ce lo raccontano le gesta di questi giorni sul nome di Marcello Foa. Possibile che non avesse un po’ più di moderazione?

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Matteo Salvini ha meccanismi molto primitivi in merito al consenso. Il suo modello è Putin, riconosciuto da tutti come l’uomo forte, quell’uomo che vorrebbe essere anche lui, Salvini. Lo vuole essere perché l’Italia, ciclicamente, invoca l’uomo forte e a farlo è la parte più violenta e culturalmente bassa del Paese. Si va dalla casalinga ubriaca di televisione ai rambo nostrani, gente fallita che per avere qualche euro al mese – 400 per la precisione – va a sparare in giro, gente che, pur di sparare, si arruola nell’esercito irregolare Russo per sostenere le battaglie di Putin e lo fa non in nome di un’appartenenza ideologica, ma solo per poter sfogare la propria bestiale vocazione di morte, visto che sparano, da fascisti per conto di Putin che fascista non è. Ma che si serve di tutti quelli che gli tornano utili, Salvini compreso, il quale crede di essere furbo, ma Putin di più.

Che Salvini sia un modesto personaggio e ancora di più un modesto politico, lo raccontano le gesta di questi giorni: propone un nome, come lui modesto (chi è modesto non chiamerà mai uno migliore, perché teme di essere fatto fuori) quale Marcello Foa, convinto che tutti lo voteranno, tutti quelli della sua parte, Forza Italia compresa, la quale, con Silvio Berlusconi, gli dà il benservito. Possibile che non avesse un po’ più di vmoderazione, quel Salvini? No, la moderazione non è la sua caratteristica. Sta spingendo come un matto sui temi caldi e cari alla destra ignorante e stupida perché sa che è il suo momento. Lo sa perché intorno non c’è nessuno che possa, in questo momento, togliergli il consenso, neppure i 5 Stelle che governano con lui ma in realtà per lui, visto che sono uno più prono dell’altro al modesto Salvini. Insomma, se uno è modesto e trova altri che gli vanno dietro, siamo davvero nella m…., soprattutto quando chi dovrebbe controbilanciarlo ha più voti di Salvini. Ma i Di Maio and co, sono uomini senza storia, che non gli par vero di trovarsi a governare con la loro esperienza, ossia zero assoluto.

La stagione di Salvini ricorda quella di Matteo Renzi, imparentati già dal nome. Il toscano si riteneva invincibile solo perché il PD arrivò al 40% alle Europee di 2014 ma sulla base del 53% dei votanti. E qualcuno avrebbe dovuto dirgli che, con le percentuali normali delle politiche, ossia circa l’80%, quel 40% valeva in realtà 31,5%, e lui riuscì a portarlo al 18%. Ebbe sì il 40%, ma solo perché aveva trovato la marchetta degli 80 euro e perché a quel tempo Grillo e il suo movimento facevano dichiarazioni talmente stupide ed estremiste che invogliarono gli elettori a dargli contro. Ora le fanno solo stupide.

Salvini è come Renzi sia per il bisogno patologico del potere preceduto da quell’ego smisurato che porta solo disgrazie; come Renzi, anche Salvini sfrutta l’assenza di una vera opposizione. Quando poi l’opposizione si organizza, ecco la fine: Renzi uscì di scena col suo PD e Salvini lo seguirà. Perché le percentuali che vanta ora Salvini nelle proiezioni sondaggistiche, sono drogate da almeno due fattori: il consueto consenso da “luna di miele” e l’assenza, appunto, di opposizione. Che Salvini, come prima l’altro Matteo, sta preparando a sua insaputa, poiché il suo estremismo sta già creando malumori a molti elettori del centro destra e la sua politica sociale ed economica darà il colpo finale a quelli che lo hanno votato per qualche speranza in più che vedranno disattesa, soprattutto sul potere d’acquisto del loro stipendio, sempre più basso.

Poi c’è un’ allarme generale, e qui Lega e 5 Stelle sono fuori gioco: cosa ha portato gli italiani alle attuali desolanti situazioni? Un Paese che non fa figli, un Paese che è diviso in due e quello che potrebbe risollevare l’altro pensa solo a trattenere per sé quanti più soldi possibili, un Paese che perde annualmente pezzi pregiati di industria, un Paese che viene comprato da capitali esteri i quali non investono, comprano, appunto; un Paese, ancora, il cui PIL lo pone tra gli ultimi Pesi europei. L’allarme non va girato alla Lega e ai 5 Stelle, che cavalcano il disastro in atto. L’allarme va trasformato in appello a tutti quelli che possiedono ricchezza, ma non la investono in Italia; possiedono imprese, ma le svendono o vendono a capitali esteri, vedono il declino e incamerano profitti dove altri vanno in miseria. Tutti questi non sono i responsabili maggiori del declino italiano?

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