domenica, Giugno 13

Matteo Renzi, troppe promesse

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Matteo Renzi adotta un nuovo linguaggio nella comunicazione perché a lui piace incontrare il favore delle persone, mediante slogan e proposte di progetti di cambiamento del Paese. La sua stagione politica è caratterizzata dalla costante ricerca della persuasione. Poco importa se ciò che afferma nelle piazze e nelle città non si traduce nella soluzione dei problemi dei cittadini. E’ sufficiente avere il consenso. Che può finire in un attimo, nel momento stesso in cui svaniscono le promesse.

Giuseppe Civati realizza un progetto come il Patto Repubblicano, presentato di recente a Bologna, mentre Matteo Renzi non propone soluzioni concrete. Ma i problemi dell’Italia restano ancora sul tappeto senza una soluzione.

Matteo Renzi“, commenta Roberto Race, esperto di comunicazione e ghost writer di molti imprenditori, politici e diplomatici, “è un grande comunicatore. Riesce ad arrivare in maniera efficace direttamente agli italiani, saltando spesso l’intermediazione dei media. Il rischio da evitare è di sopravvalutare i vantaggi, pur innegabili, di una buona comunicazione. Non basta bucare lo schermo perché è necessario avere il prodotto. Oggi vediamo ancora pochi risultati concreti per il rilancio economico del Paese. Di tempo per ottenerli ce n’è poco, ma non al punto da ritenere l’impresa impossibile. Matteo Renzi, a volte, ha prospettato scadenze eccessivamente ravvicinate per la soluzione di problemi decennali, ma l’opinione pubblica è sufficientemente saggia da concedergli qualche proroga. Ci sono, anzi, ancora grandi aspettative, che contribuisce ad alimentare uno stile di comunicazione assertivo, che non lascia spazio a cedimenti su obiettivi e programmi, che riconosce l’importanza del confronto democratico, ma reclama perentoriamente sintesi conclusive, pretendendo giustamente che a trarle sia chi governa. Il premier, a volte, sembra dare per scontato che le cose siano state realizzate, mentre la realtà purtroppo è un po’ diversa. Ma qui la responsabilità non è solo sua o del Governo. L’Italia è un malato cronico“, continua Roberto Race, “che va curato con una terapia d’urto, ma ci sono strutture sociali, come i sindacati o alcune sigle minori delle associazioni datoriali, che non mostrano una consapevolezza adeguata della gravità e dell’urgenza delle questioni, finendo col remare contro, in nome di una tutela corporativa dei propri iscritti, spesso nemmeno tutti ma soltanto una parte di loro. E’ comunque evidente che, con Matteo Renzi, la politica italiana ha svoltato. Non solo nei contenuti, nella scelta degli alleati, nel decisionismo mai gradito alla sinistra storica ex Pci, ancora alle prese con dialettiche da centralismo democratico in cui la ricerca degli equilibri prevaleva sulla concretezza delle azioni. Con l’attuale premier è cambiata anche la comunicazione. C’è un linguaggio metaverbale, fatto di fisicità, di giovinezza under 40 alle leve del potere, di strette di mano poderose e passo spedito, segno di energia nuova e di riscoperta della leadership personale, pur se aperta a un dialogo che parte dai valori del partito, ma scevro di zavorre ideologiche. Che dire? Matteo Renzi può farcela ma, alla lunga, la condizione resta solo una: è condannato a vincere“.

La spinta propulsiva all’economia non può arrivare dalle parole ma deve giungere semplicemente dai fatti concreti che solo un buon premier può mettere in pratica, adottando scelte giuste per il Paese. Comunicare con i cittadini per cercare di intercettare gli umori è un fattore di rilevanza fondamentale, al fine di avere un giusto colloquio con la popolazione, ma non può essere un modo alternativo di fare politica. E’ soltanto un vecchio metodo, già ben collaudato, sapientemente utilizzato nella comunicazione adottata da Silvio Berlusconi.

Gli strumenti agili e veloci della tecnologia facilitano il contatto con il cittadino, aprendo la strada a una maggiore condivisione fra le persone. I fatti, però, sono alla base dell’azione di un Governo e Matteo Renzi delude la popolazione italiana. A cominciare dalla mancata risoluzione dei problemi italiani, fino a concludere alla scarsa affermazione incassata in Europa dove l’Italia non ottiene nulla. O quasi.

Il vento del cambiamento della comunicazione politica soffia prepotente sulla società, è bene agevolare questa rivoluzione a vantaggio della trasparenza e della chiarezza nei confronti dei cittadini, analizzando attentamente i nuovi modelli, sempre più veloci, sempre più innovativi, sempre più vicini alla gente. La politica, però, deve tornare a fare il suo mestiere: risolvere i problemi economici e sociali di un Paese.

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