mercoledì, Ottobre 27

Il Presidente Mattarella in visita a Mosca

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Sul nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ricade la pesante responsabilità di incontrare il suo ‘collega’ russo Vladimir Putin proprio pochi giorni dopo l’attacco Americano alla base aerea siriana di Shayrat, che ha seriamente messo alla prova i già difficili rapporti tra il Cremlino e l’Occidente.

La visita a Mosca durerà 3 giorni, dal 10 al 13 aprile. Il Capo dello Stato visiterà l’Ambasciata italiana, e sarà ricevuto dal Primo Ministro russo Dmitrij Medvedev. Seguono i colloqui con Vladimir Putin, una conferenza stampa, e la visita al Cremlino, al Palazzo dell’Armeria, e alla Cattedrale della Dormizione.

La giornata seguente vedrà il Presidente presenziare alla firma di un accordo tra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Joint Institute for Nuclear Research, e incontrare il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill. Il Presidente lascerà la Russia il Giovedì mattina.

L’Italia sarà dunque il primo Paese europeo a dialogare con Mosca dopo l’’incidente’ di venerdì. Sul tavolo ci saranno il tema delle sanzioni imposte alla Russia dal 2014, la lotta al terrorismo e, soprattutto, la questione libica. Nel Paese africano, infatti, il ruolo di Italia e Russia nella stabilizzazione del territorio è determinante: grazie a un lungo lavoro di contrattazione il Ministro dell’interno Marco Minniti il nostro Paese rappresenta la principale Potenza occidentale di riferimento per il Governo di Al Fayez al-Sarraj – l’unico ufficialmente riconosciuto dalla Comunità internazionale.

La Russia, al contrario, sembrerebbe supportare le istanze del Generale Haftar. Nonostante non disdegni l’uso della componente militare per ottenere influenza geopolitica, nel caso libico Mosca ha compreso l’importanza di una diplomazia alternativa rispetto a quella tradizionale. Non potendo intervenire in maniera diretta nel Paese nordafricano, il Presidente Putin ha bisogno di un’‘espediente‘ che gli permetta di collegarsi con la Libia senza essere riconducibile ad esso.

L’unico modo per creare questo portale che permette agli interessi russi di giungere fino in Libia senza metterci fisicamente piede è puntare sugli interessi petroliferi e strategici che possono essere perseguiti anche con strumenti diversi da quelli tradizionali. La ragione del diverso approccio, è che la Russia è ancora membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, organismo internazionale che attualmente supporta il Presidente Al Fayez al-Serraj riconosciuto come unico interlocutore per gli affari libici.

Il Presidente Serraj viene non solo sostenuto dall’Onu, ma aiutato e supportato nelle manovre militare in chiave anti IS dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, Italia compresa. Per questo motivo la discussione sul nord-africa è di primaria importanza per la diplomazia italiana e russa. Stando a fonti russe, nonostante il difficile rapporto tra Mosca e Unione Europea nel complesso, la specifica relazione tra il Cremlino e Roma non è malvagia: la visita di Mattarella è un ulteriore tassello nel mosaico dei rapporti tra i due Paesi su cui le diplomazie continuano a lavorare: ci si aspetta anche una visita in Russia del Premier Gentiloni nelle prossime settimane.

L’incontro con il Primo Ministro Medvedev sarà incentrato su questioni economiche: nonostante le sanzioni di Bruxelles, a Gennaio le esportazioni italiane verso la Russia sono aumentate del 30% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La questione delle sanzioni, volute dall’Occidente in seguito alla crisi ucraina che ha portato all’annessione russa della Crimea e alla formazione di piccole repubbliche filo-russe al confine con la Federazione in lotta con Kiev, è da ormai quasi 3 anni il dilemma che impedisce un serio dialogo tra Italia e Russia.

Oggi più che mai, la loro funzione e la loro utilità viene messa in discussione da un po’ tutte le Nazioni europee. Non sorprende perciò che a reclamarla, ad esempio in Italia, non siano rimasti soli, ancorchè rumorosamente tali, Matteo Salvini, i grillini e la Regione Veneto, ma si sia apertamente schierato l’attuale capo della Farnesina, Angelino Alfano, durante la sua recente visita a Mosca. Dove ha avuto cura, altresì, di precisare che nonostante qualche perdurante difficoltà la Russia resta un nostro partner affidabile, ‘come è sempre stata e sempre continuerà ad essere’.

Più avanti di noi si era già spinta la Francia, dove il titolare uscente dell’Eliseo, Francois Hollande, aveva caldeggiato prima di Trump un passo indietro nella penalizzazione della Russia. La populista-sovranista per antonomasia, Marine Le Pen, che potrebbe subentrargli tra breve, ha ribadito ad ogni buon conto che appena eventualmente eletta non esiterà a decretare la revoca. Ancora dietro l’Italia si colloca invece la Germania, che si muove con maggiore cautela a causa delle sue responsabilità di leader di fatto nella UE oltre che nei confronti dei Paesi dell’Est più timorosi della vera o presunta aggressività russa.

Anche in terra tedesca, tuttavia, la spinta revisionistica si fa ugualmente sentire, in periferia se non ancora a Berlino. Un paio di visite a Mosca al più alto livello segnalano che il Land della Bassa Sassonia si sta aggiungendo alla Baviera nel premere per un correzione di rotta, auspicata inoltre dalla vicina Austria. Sintomi di movimento nella stessa direzione si riscontrano infine persino in Gran Bretagna, sinora la più dura verso Mosca tra i Paesi maggiori. Una superpotenza economica come la British Petroleum, per dirne uno, ha appena annunciato che continuerà malgrado tutto ad investire in Russia.

Dal Nordeuropa, frattanto, si leva una voce inedita che aiuta a cogliere meglio tutti gli aspetti della questione, mentre non accennano a cessare gli allarmi regionali per il pericolo russo in particolare nella Svezia e nella Finlandia pur tradizionalmente neutrali. Proprio un ex segretario generale della NATO come il danese Anders Fogh Rasmussen avverte infatti che le sanzioni non solo non sono servite a piegare Mosca ma stanno avendo l’effetto indesiderato di rafforzare Putin. Era giusto imporle, egli afferma, in quanto unica alternativa concepibile alla guerra, sapendo inoltre che potevano comportare conseguenze negative per l’Occidente ma comunque di peso inferiore a quelle di un’astensione dal ricorrervi.

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