venerdì, Luglio 30

Mattarella ragiona di spazio italiano, ma Cristoforetti se ne va Il Presidente Mattarella ha ripetutamente parlato di spazio negli auguri per il nuovo anno, Samantha Cristoforetti, per la quale era stata decisa una nuova missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, sta per lasciare l’Arma Azzurra

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Mostrando una splendida immagine della Penisola ripresa da 400 km. di quota, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo quinto saluto di fine anno, diramato per la prima volta dalla Palazzina Gregoriana, ha detto, nelle prime battute del discorso: «Mi è stata donata poco tempo fa una foto dell’Italia vista dallo spazio».

La ripresa è di Julie Payette, che fece un’istantanea del nostro Paese nel luglio 2009 durante una missione a bordo dell’Endeavour. Per Mattarella è stato uno spunto per un discorso istituzionale, che ha concluso con un altro passaggio sullo spazio: nel saluto alle donne e agli uomini delle Forze Armate, ha ricordato Luca Parmitano: «Il primo astronauta italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale, impegnato nella frontiera avanzata della ricerca nello spazio, in cui l’Italia è tra i principali protagonisti». E poi, citando una frase del colonnello italiano in prestito all’Agenzia Spaziale Europea, il Capo dello Stato ha aggiunto: «Un messaggio che faccio mio: la speranza consiste nella possibilità di avere sempre qualcosa da raggiungere».

Non ci serve oggi commentare un messaggio del Presidente. Molti uomini politici hanno interpretato le sue parole come meglio hanno creduto, secondo un rituale ormai liso di un’istituzione che non si decide a modificare le sue battute. Addirittura una frangia di persone indefinibili -politici compresi- fomenta un boicottaggio indiscusso a un rito che è prassi in tutte le Nazioni civili in cui capi di Stato si rivolgono al proprio popolo, fornendo un consuntivo dei traguardi politici, sociali ed economici raggiunti nell’anno solare, terminando in genere coi propositi per l’anno successivo.

Da queste colonne de ‘L’Indro’, nel voler promuovere noi stessi l’augurio del nuovo anno, restiamo sicuramente affascinati dall’attenzione del Primo Cittadino d’Italia nella metafora spaziale per poter descrivere un Paese che, nonostante le troppe parole spese nel dileggio da parte, lo diciamo noi, di una classe politica non idonea a sostenerne le criticità, svolge comunque un ruolo importante sui principali scacchieri internazionali e ad osservarli dall’alto -quasi ci fosse un nuovo sensore radar appena lanciato proprio dal Bel Paese- i contorni mostrano tutte le potenzialità se finalmente pensa a un programma serio e condiviso senza lasciarsi incantare da false promesse e da ciarlatani minimalisti e inconcludenti.

Lo stato dell’Italia non è facile. Per questo, le parole di Mattarella valgono ben più di ogni altra considerazione: «Il lavoro che manca per tanti, anzitutto». E poi ancora: «Alcune gravi crisi aziendali…». Parole ponderate che esprimono quanto sia importante pensare una volta per tutte al benessere della Nazione e non all’accalappiamento di posizioni per raggiungere ipieni poteri’.

Cosa c’entra lo spazio in tutto questo? Ci rifiutiamo, ancora una volta di elencare la tabellina delle opportunità offerte dal quarto elemento, quel territorio definito ‘res communes omnium’ nel diritto dello spazio cosmico, sancito nel lontano 1967 dal Trattato delle Nazioni Unite, può veramente rappresentare l’inizio di una nuova civiltà. È comprensibile che il Presidente abbia voluto ricordare che l’Italia è in una posizione importante in campo spaziale, quale elemento di grande avanzamento tecnologico e di dimostrazione di forte spinta innovativa. Non ha detto -e sicuramente non sono gli auguri dell’ultimo dell’anno la sede opportuna- che sono stati stanziati molti soldi per i programmi che verranno in questo decennio e che tutti noi, esperti del settore, appassionati, cittadini contribuenti, ci aspettiamo che le spese saranno amministrate con oculatezza senza rinunziare sia all’identità dei progetti che alla loro manifattura in luce di risparmi dissennati che qualcuno si può inventare all’ultimo momento. Investire significa creare posti di lavoro, ma anche mantenerne le funzioni e generare ricchezza.

Il comandante Parmitano, in orbita sulla SSI, sta sicuramente dando prova di capacità e di impegno consapevole che su di lui sono stati investite somme importanti. Sappiamo anche che nell’ultima Ministeriale, quella svolta a Siviglia per definire la politica spaziale europea dei prossimi anni -Space19+-, e in cui l’Italia ha mantenuto la sua terza posizione contributiva, è stata decretata una nuova missione per Samantha Cristoforetti a bordo della Stazione Spaziale. La notizia è stata data al termine della riunione dall’Agenzia Spaziale Italiana, confermando accordi raggiunti con l’ESA e l’impegno dell’Italia nella parte dei progetti che riguardano l’esplorazione spaziale. Ora apprendiamo, però, che il capitano Cristoforetti, in forza al 51° Stormo dell’Aeronautica Militare, con sede presso l’aeroporto di Treviso Istrana, sta per lasciare l’Arma Azzurra. Il tutto, secondo il ‘Corriere della Sera’, che per primo ha dato la notizia, all’insaputa del presidente dell’Agenzia italiana.

Ora, non è nostro interesse dopo tutto conoscere quali siano le ragioni perché la Cristoforetti torni alla vita civile dopo 19 anni di servizio. Sembra che a breve si incontrerà con il comandante della base, il colonnello Massimiliano Pasqua, e può darsi che in quell’occasione si conosceranno i motivi della decisione. Ci sembrano strani i contorni, se è vero che il mondo spaziale che ha dato notorietà a un ufficiale in servizio effettivo, non sia stato a conoscenza dell’operazione.

Ha sicuramente ragione il Presidente Mattarella quando dal Quirinale afferma che «per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni». Così come è vero che «La democrazia si rafforza se le istituzioni tengono viva una ragionevole speranza». In questo dedalo così ingarbugliato sarebbe opportuno leggere alcuni messaggi con trasparenza, senza la quale, la credibilità resta una chimera nebulosa.

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