mercoledì, Maggio 25

Mattarella bis o anatomia del suicidio della politica Una farsa finita nella tragedia dell’implosione interna tra le formazioni politiche e dei conti interni. Poi si passerà alla resa dei conti tra coalizioni. Che ad ora non esistono più… Una vicenda disonorevole per i protagonisti, pericolosa per il Paese e la società

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Se serve ci sono, anche se avevo altri piani’. L’affermazione del 29 gennaio dell’anno di grazia 2022 dell’ex/neo Presidente Mattarella, futuro nuovo ‘usato sicuro’ costituisce la pietra tombale su una politica ormai inutile. Sergio Mattarella ha visto rieleggere il suo clone Mattarella Sergio con 759 (secondo nella Storia dopo Sandro Pertini con 832) all’8° scrutinio certificazione di una politica che ha agito puntando sulla propria incapacità, ignoranza cialtronaggine. Vincendo, purtroppo.

Quell’affermazione si accompagna ad uno scampato pericolo, ad un disastro sfiorato. Ovvero che gli italiani con l’arrivo di Sanremo, il luogo dell’immaginario del nulla o quasi, avessero questo fastidio quirinalizio tra i piedi con il solito Amadeus, perfetto mentore del tempo fermo insieme al sopravvalutato Fiorello. E con gli ‘onorevoli’ di rango basso che potranno andarsene finalmente a casa rassicurati dall’agognata pensione che scatterà a settembre per poi arrivare con la propria lauta pensione dei soldi nostri fino alla fine, che sarà agitata e travagliata, di questa legislatura. Pronti ad essere legittimati l’anno prossimo alla elezioni politiche che da oggi cambiano il quadro politico nazionale. Che mandano un messaggio tremendo alle strutture elitarie interne protese più a riprodurre propri schemi che ad allargare un dibattito interno nelle rispettive file.

Un disastro della politica questo richiamo a Mattarella che aveva tutto il diritto di finalmente riposarsi dopo aver blindato il governo chiamando Draghi. Politica che senza capirlo plaude alla sua inconsistenza, come già un decennio fa con Napolitano rieletto. Leggo diversi commenti con un tonotra un entusiastico ‘meno male che ri-torna’ il vecchio’ Mat (di quasi tutti, anche di quelli che mai lo avrebbero voluto, se è vero che in un’ennesima finta riunione a destra nessuno lo voleva). O qualche rattristato ‘ancora Lui, di sinistra (!)’ della destrorsa destra e qualche frattaglia finto centrista, quasi sempre post democristiana. Con una Costituzione nuovamente sottoposta ad una torsione quasi da Stato di ‘eccezione’nel senso ampio, nel riprodursi di unincapacità sciatteria ed ignoranza politica che torna indietro non essendo capace di andare avanti. Pesco dal mazzo di nefandezze, azzardi, scommesse, ripicche, allusioni, illusioni, delusioni, elusioni emerse in questi sette giorni che dovevano cambiare il mondo e lo hanno riprodotto non più tal quale. Su cui mi soffermerò ancora.

Siamo passati dal gattopardesco ‘tutto cambi perché nulla cambi’ al più agitato ‘nulla cambi e molto non sarà più lo stesso’. Passo in rapida sintesi alcuni tratti del Paesaggio politico italiano di tromboni, trombette e qualche politico. Per i tromboni mi limito al solit ‘Santone e Profeta’ Paolo Mieli che due giorni prima da Formigli da ‘bocca della Verità’ pontificava che, basta parlarne, Draghi ‘è’ il nuovo inquilino del Quirinale. Infatti sarà nuovamente Mattarella, con il tecnocrate ammaccato ed imbolsito Draghi lì a governare il Monopoli di denaro europeo che purtroppo arriverà copioso. Voto a Mieli: no comment. Oltre a dover pensare rapidamente per avere quelle risorse ad una criticata legge sulla giustizia, alla fondamentale riforma fiscale che nulla o poco cambierà dello scandalo nazionale dell’evasione fiscale di massa, al caro energia con imprese e privati che saltano. Per non dire dello scacchiere internazionale in forte turbolenza.

Questo autodafé della politica neanche politicante, proprio mediocre, ha scatenato subito gli entusiasti che pensa che il Parlamento con questa decisione più facile e utile pensa che le necessarie ‘Unità’ e ‘Stabilità’ del paese siano garantite. Su cui si possono nutrire molti dubbi, oltre la barra dritta di Mattarella. Addirittura leggo che il parlamento sarebbe in... festa perché i cosiddetti peones, deputati invisibili e mal-trattati dagli stessi loro verticihanno ripudiato i loro leaders per decidere contro le indicazioni di partito. Serio problema, in un tempo in cui la tribuna politica dell’oggi è Twitter da cui apprendono la linea. Fantastica l’ammissione del deputato che chiede al cronista: ‘Secondo lei si va su Mattarella? È lei il grande elettore, scusi’. E lui: ne sa più di me, creda. Che è agghiacciante nella sua limpida verità di un’epoca che a mio avviso risente della tanto bistrattata linea ideologica ma che almeno veniva dettata dagli organismi di partito dopo lunghe discussioni ed a cui attenersi. Non come l’oggi in cui si plaude ad una subcultura televisiva con nomination che ormai dall’estetica delle televisioni ha tracimato nell’etica (ma dove?) della politica, con gli stilemi di un reality.

Questa elezione pare rincuorare per l’apparente felice decisione la cui utilità è inutile per il Paese, al netto dei commenti dell’Europa e di Biden. Utile, ma del tutto conservativa in un mondo che richiederebbe al contrario scelte e decisioni come si dice con enfasi all’altezza delle sfide in atto. Così si certifica in realtà una facilità che ammutolisce un Parlamento già da anni reso inutile da continui voti di fiducia con cui ormai si governa e da un progressivo svuotamento delle prerogative parlamentari per virare verso più o meno ambigui rafforzamenti dell’Esecutivo. Che è tema che già Craxi negli anni ’90 poneva con forza e su cui non ci si è voluti mai confrontare. Insomma il disegno magari ancora abbozzato vira verso un governo della società in cui i partiti si mettano da parte, riuscendoci così bene già loro da soli.

Pericoloso precedente, ricordate il Bonomi confindustriale che nell’esaltare (anche lui, come quasi tutti!) Draghi guardava ai partiti con un senso di fastidio? Senza rallentamenti dei corpi intermedi della società (ricordate il Renzi con la sua orrida rottamazione, altro esempio di anti politica populista in atto?). Sindacati che di loro pure ci mettono tanto tra conservatorismi ed incapacità mostrata nel difendere un lavoro cambiato negli anni non rappresentabile più con il solo schema della difesa del lavoro dipendente. Ma poi l’associazionismo, il Terzo Settore, il mercato del lavoro sempre più precario, i diritti compressi. Dinanzi a tutto ciò, a costo di essere inseguito da tanti, anche il Draghi si era compromesso per unumanissima quanto improvvida autocandidatura nella conferenza del 23 dicembre scorso. Ah la Vanitas Un non politico, scelto da Matterella, dunque non schiacciato su compromessi di partito o coalizione, ma proprio per questo debolissimo. Con un suo modo di fare distaccato e spocchioso con quei tizi, i politici, che pretendevano il possibile e non, da Lui. Attento alla difesa di antichi interessi e privilegi, valga su tutte la riforma delle aliquote fiscali con premio a quelli messi meglio. Privo però di quell’arte politica che serve, inutile fare gli ingenui, di mediazione e savoir faire che ha mostrato di non avere. Ciò che lo ha inviso a molti. Pandemia a parte, gestita forse al meglio, ma sempre con supremo distacco. Un’autocandidatura che ha da lì ha cominciato a terremotare la situazione. Gesto che per i mediocri è suonato come una sfida. E difatti lo hanno azzoppato nella sua vanitosa corsa al Colle mentre proprio adesso serviva continuare con forza, tra implementazione dei molti dossier sul Pnrr, la pandemia ed i suoi effetti. Poiché era uno dei papabili non avrebbe dovuto auto promuoversi, ma se invece si pretende di lasciare un lavoro appeso, ecco che si diventa deboli e ricattabili anche dallultimoparlamentare. Se non chiedi forse verranno da te, se chiedi e spintoni, ti inimichi molti, soprattutto se sei intelligente e di spessore. È quasi una legge della vita. Anche gli incontri di questi giorni passati non sono stati edificanti, telefonata al pregiudicato di Arcore compresa ed incontri con diversi responsabili dei partiti. Quasi a pretendere una nuova collocazione.

Dunque Draghi, da tutti osannato, compie un gesto illudendosi che tutti lo avrebbero incoronato, per essere alla fine incornato. Questo il primo grave errore di questa vicenda poco edificante. E qui occorre riportare le lancette del tempo a qualche giorno prima. Intorno alla 19,00 del 22 gennaio scorso, il vecchio ed imbolsito pregiudicato di Arcore con problemi fisici dichiara che (come da suo volgare stile), che pur “avendo i voti necessari mi ritiro dalla competizione quirinalizia” (che volevo a tutti i costi essendo l’unico politico di vaglia del paese!). Ora, se hai i numeri non te ne vai, vai a Roma e ti fai eleggere. Un’altra menzogna del solito bugiardo. Il quale, questo è un punto poco detto ovviamente, ha tenuto in ostaggio per oltre due mesi l’intero paese con la sceneggiata degli incontri, summit, riunioni, e tutti dietro a non crederci ma come si fa con gli anziani un poco picchiatelli, tutti a dire sbracciarsi alludere sulle reali possibilità del Berluscone Captain Italia. Grottesco, ma intanto tutti sono stati fermi dandogli spago facendo finta che quella fosse la realtà mentre era un enorme finzione ad usum del Capo. Una seria politica gli avrebbe tolto subito il giocattolo di mano. Non i suoi tanti voluti od imposti servitori politici, minuscoli yes men al riparo delle proprie poltrone. Di modo che il risultato è che tolta di mezzo la finzione di Arcore, senza che alcuno abbia provato a farlo seriamente (quasi fantascienza dato il tipo) riflettere sull’incongruità e la non connessione con la realtà, i partiti hanno affannosamente da sabato sera e notte del 22 cominciato a cercare un candidato da… bruciare. Infatti subito dopo si è ritirato in ospedale dove l’inserviente Tajani ci ha comunicato con la solerzia del dipendente che ogni giorno lo sentiva almeno dieci volte al giorno. E dunque il Mattarella bis lo dobbiamo anche a lui (un altro, ma quanti sono stati in realtà?).

Una seria politica avrebbe mesi fa cominciato nei modi e forme opportune, ovvero non con Twitter, a riflettere per individuare prima che le nomination, che sono state sputtanate peggio di quelle televisive, su un metodo con regole confini e perimetro entro il quale cominciare a confrontarsi. Ma questo è il tempo della velocità dell’sms, del ‘like’, dell’etereo istante bruciato un attimo dopo. E dunque il 24 gennaio è cominciata la farsa finita nella tragedia dell’implosione interna tra le formazioni politiche e dei conti interni. Poi si passerà alla resa dei conti tra coalizioni. Che ad ora non esistono più… questo è il prosieguo della vicenda. Disonorevole per i protagonisti, pericolosa per il Paese e la società, lasciate ad arrangiarsi.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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