mercoledì, Maggio 12

Mattarella alla NASA con la preoccupazione per la ricerca

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha effettuato l’ultima tappa della sua missione negli Stati Uniti a Houston; la città del Texas ‘spazialmente’ nota per il Johnson Space Center, il punto in cui ha sede il Mission Control Center che dirige i voli spaziali della NASA. Mattarella è stato accolto da Susan Anderson, capo del protocollo dell’ente spaziale, che lo ha introdotto al simbolo del progresso scientifico e tecnologico mondiale ma poi nella sua visita istituzionale il Presidente è stato accompagnato dagli astronauti Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti, Roberto Vittori, Paolo Nespoli e Walter Villadei (solo quest’ultimo non ha partecipato a missioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale). E con loro, una rappresentanza del Sonny Carter Training Facility, del Neutral Buoyancy Laboratory, dello Space Vehicle Mockup Facility e del Christopher C. Kraft, Jr. Mission Control Center.

«È una vista emozionante e affascinante ed è motivo di orgoglio per l’Italia, che ha una lunga storia», ha detto Sergio Mattarella al termine del tour al centro spaziale. Il capo dello Stato ha ricordato come l’Italia partecipi nella costruzione di molte componenti delle navicelle e come sia attiva la collaborazione con la NASA. «C’è la suggestione di sentirsi ai confini della conoscenza e c’è anche l’orgoglio», ha aggiunto Mattarella. Parole che ricordano quelle di Lyndon B. Johnson, che quando divenne il 37° Presidente degli Stati Uniti d’America, durante il primo discorso sullo Stato dell’Unione, volle enfatizzare l’importanza del lancio del San Marco 1, messo completamente a punto da personale italiano nella base americana di Wallops Island il 14 dicembre 1964, dicendo che il progetto sviluppato dall’università di Roma La Sapienza «aveva permesso all’Italia di realizzare e lanciare un suo satellite, divenendo così la terza potenza dopo USA e URSS». Ad andare nello spazio, naturalmente.

Parliamo di un tempo assai lontano in cui il nostro Paese stava risalendo la china assai difficile del passaggio da economia rurale a Nazione industrializzata con tanti problemi irrisolti ma anche con una gran voglia di progresso. Oggi l‘Italia ha già un potenziale dell’industria aerospaziale che copre l’intera catena del valore e ha l’obiettivo di usare al meglio le risorse per valorizzare quello che che è stato realizzato fin dalle prime ricerche. Ma per dare un reale valore allo spazio e a quanto si investe, occorre senza dubbio utilizzare le competenze per trarne benefici. Sull’argomento Roberto Battiston, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana ha ricordato che «ogni euro speso in questo settore produce un ritorno da due a sei volte e quindi investire porta guadagno. L’Italia ha saputo farlo e continua a farlo. Noi abbiamo un’attività spaziale di altissimo livello e naturalmente, oltre al settore privato, serve il sostegno del governo». Si tratta di affermazioni di grande peso che sicuramente possono confortare le future scelte che farà il Governo in campo industriale, le cui ambizioni potrebbero rappresentare il discrimine tra la permanenza in quel gruppo di Paesi costretti ad acquistare tecnologie e il più alto livello di chi determina le direzioni della supremazia tecnologica.

Sarebbe superficiale considerare pura curiosità o semplice formalismo di protocollo la visita di Mattarella a Houston: se il centro texano è considerato un tempio del progresso mondiale, va sottolineata l’importanza che la collaborazione comporta nello sviluppo di un Paese che pur con grandi capacità, è penalizzato da risorse modeste e da una posizione pericolosamente periferica in un’Europa in cui le Nazioni più grandi cercano di sfruttare le regole del vantaggio piuttosto che applicare i più sani principi della cooperazione.

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