domenica, Settembre 26

Matrix Ci cambiano la costituzione sotto il naso

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Qui ridiamo e scherziamo, ma là fuori c’è un migliaio di uomini e donne che hanno occupato le due Camere del Parlamento italiano senza alcuna legittimità democratica e stanno cambiando la nostra Costituzione.

Com’è possibile?
Perché siamo immersi in matrix.

Ma puoi uscirne. E cambia tutto!
Infatti appena smetti di farti riempire tutti gli interstizi neuronali da Fazio, Floris, Santoro, Gruber, Formigli, Annunziata, Lerner, Paragone, appena smetti di farti di rassegne stampa mainstream col caffè la mattina presto e l’ammazza-caffè la sera tardi, appena smetti di chiederti perché Renzi ridacchia così mentre parla, perché Grillo sbava a quel modo, perché Brunetta sibila quella data cosa, perché Napolitano non va in pensione, perché la Boschi semplicemente esiste, appena smetti di farti mangiare i quarti d’ora e l’energia da chiacchiere e polemiche reali o virtuali coi tuoi sfortunati simili che di politico non hanno nulla ma sono, diciamo così, luogocomune-addicted (da mainstream, e da circo e media e mugugno), appena insomma smetti di guardare la vita del tuo Paese attraverso le goffe ombre cinesi riflesse sul fondo della caverna o irredimibilmente schiave intorno a te – e invece ti alzi ed esci fuori, e con un occhio guardi la vita vera e con l’altro studi le parole di chi conobbe e conosce la realtà – be’, allora è un attimo: la prima riflessione che fai è “era così facile!”, la seconda è “quanto tempo ho perso”, la terza è “ma c’è tanta gente qui fuori…”, la quarta e ultima: “ora possiamo fare qualcosa, insieme!”

E poi – dopo quell’attimo – cominci a farlo, lo fai – lo fate. Lo facciamo.

Appena fuori da matrix, appena nel luogo dove pensi con la tua testa – perché finalmente hai il tempo di farlo – vedi le cose diversamente da come te le hanno inoculate per anni direttamente nei lobi temporali.

Per esempio, tra le tante nuove scoperte, ti accorgi che il peccato originale della sinistra radicale italiana non fu l’ambizione, in sé, di comporre un partito di lotta e di governo, ma quello di averlo fatto – nel 2006, a sostegno del secondo governo Prodi (dopodiché la sinistra alternativa italiana prese la china delle sconfitte, dall’Arcobaleno a Rivoluzione Civile, e dell’autolesionismo e della depressione) – senza aver posto a condizione per parteciparvi la rimessa in discussione di un modello tutto-privatistico della gestione economico-finanziaria nazionale, così come si era andato configurando in Italia (dalle privatizzazioni degli anni ’90 targate Ulivo e DS), in Europa (dalla ‘terza via’ del New Labour di Blair e Giddens) e in generale in Occidente (dall’abolizione del Glass-Steagall Act di Roosevelt, firmata da Clinton nel ’99).

Concedo: all’epoca, nel 2006, i danni sistemici – e su scala di massa – di quel modello non si erano ancora palesati così drammaticamente come dalla crisi del 2007/2008 in avanti. Però mi piace pensare che i comunisti-e-dintorni siano sempre quelli che guardano più lontano e pensano più velocemente – e così non posso giustificarli del tutto, per la miopia politica di allora.
Ma ora, una sinistra conseguente che non ponesse questo superamento del modello – questa rivendicazione di una socialdemocrazia vera, tanto per cominciare – al centro dei propri programmi, sarebbe proprio imperdonabile.
Per fortuna, il progetto di Tsipras per la Grecia e per l’Europa – al quale aderiscono tante anime della buona sinistra italiana, organizzate o meno, politiche o civili – al centro del programma mette proprio questo.
Anche se matrix – il buon vecchio universo fittizio allestito per noi e quotidianamente riprodotto – farà di tutto per non farcelo sapere.

E in effetti, uscirne non è facile. Sul serio.
Esso è potente. Molto. E implacabile.

Ieri sera ho acceso il televisore, è apparso il canale 48 del digitale terrestre. Ho sentito notizie per tre minuti e ho letto i sottopancia scorrevoli. Prima di spegnere, sono passato sul canale 1 per alcuni secondi. Poi sul 2, poi sul 3, il 4, il 5. Fino al 20. Poi non ce l’ho fatta più. Perché provavo pietà – insostenibilmente. Come se avessi visto un unico documentario, ripreso da un aereo che vola su villaggi diversi e sgancia bombe.
E le bombe erano le loro menzogne e sciocchezze, e i villaggi le vostre teste e i vostri cuori.

E’ la prima volta che mi capita. Non devo più farlo – intenerirmi.

Almeno non fino a quando non sarò sicuro che la pietà verso i telespettatori italiani non smorza la mia energia nel combattere la loro deleteria massa inerziale, che si oppone al cambiamento dell’esistenza mia, di chi amo e di cosa ha valore per me.

Perché qui ridiamo e scherziamo. Ma quelli fanno atrocemente sul serio.

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