domenica, Ottobre 17

Matrimonio: i mastini (disumani) del vincolo

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Aveva una cinquantina d’anni, sacerdote davvero santo, morto troppo presto per un problema congenito e con una dignità che avrebbe fatto intimidire i curiali di mezzo mondo. Malgrado conoscesse le mie posizioni laiche, mi aveva chiesto di occuparmi dei corsi prematrimoniali della sua diocesi. Ogni mese, per dieci anni, si svolgeva un corso completo, con un centinaio di coppie, a me toccavano un paio di interventi per ogni sessione. In quei cento mesi avrei conosciuto migliaia di candidati al matrimonio, immergendomi con loro in lunghi dibattiti, talvolta le chiacchierate proseguivano nel cortile esterno fino a notte.

Coppie che sceglievano, ovviamente, il matrimonio religioso. I ragazzi che vivevano la castità prematrimoniale erano eccezioni, come emergeva durante la discussione, presente il sacerdote (che da persona intelligente non faceva una piega). Tutti, indistintamente, erano certi che se fosse andata male avrebbero fatto ricorso alla separazione (anche di questo il sacerdote era testimone). Certo, nessuno partiva con l’intendimento di lasciarsi, ma sapere che il cancello in uscita era aperto, nullità o meno, faceva parte integrante della loro scelta. Chissà quale sottile sadismo nasconde la volontà di punire per la seconda volta gli sposi che si accingono a fronteggiare il duro percorso della separazione, gravati da un senso di fallimento che li accompagnerà forse per tutta la vita.

Iniziavo i miei interventi ricordando ai presenti che nel giro di pochi anni almeno metà di loro si sarebbero separati, illustravo le sofferenze e gli effetti collaterali (vedi disagio dei figli), quindi li invitavo a pensarci bene prima di fare il grande passo, svolgendo con calma le necessarie verifiche. La conclusione era che sposarsi può migliorare la vita e fare evolvere la personalità (mi soffermavo molto sulle ragioni di quest’affermazione), ma che bisogna conoscere le condizioni del mare in cui è chiamata a navigare una coppia. Raccontare a dei ragazzi inesperti, che sarà una bella traversata perché la Grazia li tiene per mano, è un inganno i cui effetti si vedranno alle prime tempeste.

Molti di quei giovani convivevano, quindi tecnicamente erano inpeccato‘, alcuni avevano già dei figli. Difficile dire quanti di loro sapessero esattamente cosa fosse un matrimonio cattolico, nel confronto emergeva che nella maggior parte dei casi quella scelta era legata al bisogno di aderire ad una tradizione, magari per fare contenti i genitori. Tuttavia sapevano che il sacramento non era un amuleto che li avrebbe salvati dalla caducità del legame, alle cui difficoltà coloro che si sposano in chiesa contribuisco almeno quanto gli altri. Sarebbe oltremodo onesto dire che non c’è nessuna grazia di stato, perché un rapporto di coppia funziona solo se due persone si amano, se possiedono strutture interiori solide, se la loro capacità di considerare l’interesse dell’altro e dei figli rimane una costante priorità.

Proprio in forza di questa lunga premessa trovo surreale, come spesso accade quando sento i consacrati parlare di matrimonio, il dibattito in corso all’interno della Chiesa sulle posizioni liberali di papa Francesco, che cominciano a diventare ‘pericolose’ per molti di loro, costretti a giocare senza divisa, gagliardetti e segni di potere, ponendosi in balia della nuda ‘realtà’.

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