martedì, Aprile 13

Matrimoni indissolubili…forse 40

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Il matrimonio è uno e indissolubile, o così dovrebbe essere. Negli ultimi anni la Chiesa è nell’occhio del ciclone per l’affare annullamenti, l’Istituzione è stata infatti accusata da più parti, sia interne che esterne, di concedere con troppa facilità l’annullamento, o per essere più precisi la nullità di matrimonio. Addirittura alcuni negli anni hanno usato la nullità dichiarata dai tribunali ecclesiastici per tentare di non pagare l’assegno di mantenimento al proprio partner. A ribaltare questa prassi è stata la Corte di Cassazione accogliendo in aprile il ricorso di una ex moglie che si opponeva alla sentenza di delibazione di una causa religiosa da parte della Corte d’Appello di Venezia. La sentenza è stata un precedente importante e ha sancito il principio che gli effetti, anche economici, del matrimonio non possono essere cancellati per sempre da un coniuge che vuole evitare un divorzio. «La convivenza va interpretata» secondo quanto sentenziato dalla Cassazione “agli effetti della Costituzione e della Carte dei diritti europea“. Non sono ammesse cancellazioni. Quindi il coniuge ha il dovere di pagare l’assegno di mantenimento in ogni caso.
Altro punto che ha fatto molto dibattere è stata l’economicità di questa procedura rispetto alle cause di divorzio. La Conferenza episcopale italiana ha stabilito delle norme, anche economiche, per questo tipo di cause e le spese si aggirano per il coniuge che introduce la causa intorno ai 525 euro per avere la sentenza di primo grado, a cui vanno sommati i 100 euro della sentenza in secondo grado e ovviamente anche le spese per l’avvocato che arrivano possono andare, secondo l’onorario fissato dalla CEI tra i 1.575 euro ai 2.992 euro. Non solo, per coloro che non possono permettersi questo esborso c’è a disposizione un patrono stabile, l’equivalente di un avvocato d’ufficio.

Ogni anno, secondo le statistiche, le richieste che giungono fino alla Sacra Rota romana, una sorta di Corte di Cassazione dei tribunali ecclesiastici, sono 2.500. Molte di più però sono le cause in corso di dibattimento presso i vari tribunali ecclesiastici regionali. Secondo alcuni questa impennata di concessioni di annullamento è il sintomo di un lassismo da parte delle istituzioni cattoliche, ma c’è anche chi sostiene che siano invece le giovani coppie ad affrontare il matrimonio con troppa superficialità e senza comprendere fino in fondo le responsabilità che il rito religioso porta con sé.
Il matrimonio concordatario, quindi con rito religioso ma valore anche civile, è infatti a tutti gli effetti un sacramento. Per capire quanto ci sia di vero nelle accuse di presunto lassismo mosse alla Chiesa rispetto alla concessione delle nullità di matrimonio abbiamo posto alcune domande ad Ornella Attisano, avvocato canonista ed ecclesiasticista. L’avvocato innanzitutto puntualizza che spesso sono stati i civilisti a fare ricorso all’espediente della delibazione per eludere l’assegno di mantenimento spettante al coniuge più debole.
Per quanto riguarda i motivi che hanno portato in questi anni ad un aumento così vistoso dei casi di annullamento accordati dalla Santa Sede c’è alla base l’immaturità psicologica della sfera affettiva e relazionale. «Si è visto che negli ultimi decenni le coppie giovani arrivano al matrimonio concordatario con molta leggerezza e superficialità. Non è che non lo vogliano, ma non vi arrivano avendo le giuste condizioni. E troppo spesso si giunge a compiere questo passo senza conoscere il sacramento che si va a celebrare. Il matrimonio per la Chiesa assurge a dignità di sacramento. E siccome il sacramento è qualcosa di sacro in quanto coinvolge la persona di Gesù, perché per la Chiesa è il Signore, è l’amore rappresentato da Gesù ad essere il trait d’union della coppia. Ed è per questo che il matrimonio è indissolubile».
In particolare viene messo in discussione uno dei tre principi agostiniani che stanno alla base del patto (foedus) della concezione cattolica del matrimonio: il bene tra coniugi, gli altri due sono la reciproca fedeltà e il bene della prole. Nel caso del bonum coniugum, il bene reciproco tra i coniugi, se viene meno questo elemento per la Chiesa, i nubenti non hanno raggiunto quel patto e quindi il matrimonio celebrato è nullo, o meglio è come se non fosse mai stato celebrato perché non si è mai venuto a creare quel rapporto spirituale, quel fedus. Questa è la motivazione più comune ma ce ne sono molte altre. Come l’impotenza di una delle due parti.
Ad esempio un’altra ragione che spesso viene utilizzata in queste richieste è quella di annullamento per infedeltà. Poi ci sono i casi in cui si è contratto il matrimonio in condizioni di forte condizionamento della famiglia o delle tradizioni o della società in cui si vive e si è quindi contratto il matrimonio con un impedimento di base. La fragilità delle persone è un altro elemento che può portare verso la nullità; oppure l’esclusione della prole, quindi se una delle due parti non vuole avere figli ma l’altro ne viene a conoscenza a nozze avvenute; e ancora la mancanza di autonomia o economica o personale; i matrimoni condizionati da una promessa, magari di carriera, di un trasferimento in un’altra città.
Altra ragione è se una delle parti si è sposata con riserva mentale. Meno comuni ai giorni nostri, ma spesso usato in passato l’errore di valutazione di una qualità dell’altra persona, se ci si è sposati convinti che l’uomo, o la donna, con cui si contrae quel vincolo fosse generoso, per dirne una, ed invece si rivela diverso.
Infine alcuni delle ragioni che sono raramente utilizzate sono quelle per simulazione totale, una parte non voleva il matrimonio, o relativa, non crede in un aspetto specifico che è collegato al matrimonio. Oppure matrimoni contratti con dolo, cioè se una persona si sposa ingannando l’altra. Ci sono poi quelle unioni che nascono già con un impedimento di fondo: se uno dei due coniugi non era battezzato, se una delle parti era già coniugato, ma questi sono dei motivi che dovrebbero impedire in principio l’unione.
In ogni caso sempre più spesso i matrimoni durano meno di un anno. Un cambiamento rispetto al passato è indiscutibile che sia esso legato all’immaturità delle coppie che intraprendono questo percorso di vita comune o che sia diventato solo più semplice o economico accedere a queste procedure non è semplice stabilirlo. Come spesso accade la verità starà nel mezzo tra questi estremi.

 

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