venerdì, Maggio 7

Matrimoni e divorzi in Australia field_506ffb1d3dbe2

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Ciò che è importante sottolineare, ad ogni modo, è che sia i matrimoni che i divorzi sono in calo rispetto al passato. Un report del centro ricerche McCrindle mostra che il numero di matrimoni è in lieve calo rispetto a 10 anni fa, quando erano poco oltre i 123.000 l’anno a fronte dei 118.962 dell’anno scorso. Nel leggere questi dati – è bene ricordarlo – bisogna tenere in considerazione che in questo lasso di tempo la popolazione australiana ha continuato ad aumentare. Il report conferma, inoltre, il dato positivo riportato dall’ABS, ovvero il numero decrescente di divorzi, attestatisi a circa 48.000 durante lo scorso anno.

Altri dati rivelano che circa il 20% delle coppie si è risposato almeno un’altra volta e che 4 coppie su 5 hanno convissuto prima di convolare a nozze, mentre un dato che riflette in pieno la multiculturalità australiana è quello che riguarda i Paesi di provenienza degli sposi: solo il 55% delle coppie sposate ha entrambi i partner nati in Australia, laddove il rimanente 45% ha almeno uno dei due coniugi nato all’estero. A livello territoriale, invece, il New South Wales è lo Stato con il maggior numero di matrimoni, seguito dal Queensland, mentre, come in molti altri Paesi del mondo, l’inverno è la stagione meno scelta e la primavera quella preferita.

Quello che i dati non riescono a raccontare, tuttavia, è il dibattito politico presente dietro alle unione ed alle separazioni legali. Come è noto, infatti, l’Australia – che ha adottato le unioni civili già nel 2009 – discute quotidianamente all’interno d’un dibattito congelato dagli esiti delle ultime votazione federali del 2013, quelle che hanno portato al potere il Governo conservatore di coalizione guidato da Tony Abbott. Quest’ultimo vinse le elezioni cavalcando le preoccupazioni circa l’aumento del debito pubblico, i timori sul fatto che l’economia del Paese non potesse crescere per sempre e, infine, facendo propria la crescente frustrazione riguardante i massicci flussi migratori irregolari diretti verso l’Australia. Tutte argomentazioni che, nelle mani di Abbott, sono state affrontate seguendo le teorie classiche dei Liberali australiani nei rispettivi ambiti, un approccio che, inevitabilmente, è poi stato utilizzato anche in tema di matrimoni gay. Nonostante, inoltre, Abbott abbia una sorella omosessuale che milita all’interno del suo stesso partito, rimane fermo sulle proprie posizioni.

Tutto questo a dispetto dell’approccio generalmente positivo a tale dibattito da parte degli Australiani. Un sondaggio effettuato lo scorso anno da Crosby-Textor ha evidenziato che il 72% degli Australiani supporta il matrimonio gay e che, anche andando nelle zone più rurali del Paese, storicamente associate ad una forte contrarietà rispetto a questo tema, si scopre che il 65% degli intervistati è favorevole. Considerando questi dati – assieme al fatto che circa la metà della popolazione vota per il Partito Laburista o per i Greens, storicamente favorevoli al matrimonio gay – e considerando le tendenze riformiste sia dei Paesi anglosassoni che della regione di cui l’Australia fa parte, dunque, non si può non comprendere che è solo questione di tempo prima che il diritto a tale tipo di unione venga esteso a tutti anche in Australia.

Un secondo aspetto prettamente politico legato a matrimoni e divorzi australiani è rappresentato dalla recente proposta dell’esecutivo di introdurre una divorce tax, ovvero una tassa sul divorzio. Come accade nella gran parte del mondo occidentale, è già necessario un pagamento per aprire la pratica, ma il Premier Abbott ha proposto di aggiungerne una seconda, con il duplice scopo di dissuadere – seppur in maniera minima – le coppie dalla scelta del divorzio e, inoltre, di dare maggiore respiro all’erario. Un calcolo riportato dal quotidiano The Australian si attesta su un possibile guadagno di 65 milioni di dollari l’anno per le casse statali e federali. Il Deputato laburista Graham Perrett, uno dei principali oppositori di tale misura, ha dichiarato in proposito: «Questa è una tassa ideata per sfruttare le persone durante i loro momenti più difficili. E’ una vera disgrazia che il Governo Abbott stia obbligando famiglie in difficoltà a soffrire ancora di più. Questi non sono ambiti che possono essere usati per consolidare il budget federale». La Corte Federale Australiana ha già bocciato un primo ricorso, ma si troverà costretta ad esaminarne un secondo entro poche settimane.

Una situazione complessa, dunque, che mostra come siano in calo i matrimoni ma anche i divorzi ma, nonostante tutto, il governo conservatore di Abbott si rifiuta di seguire gli esempi dei Paesi amici o anche solo la propria opinione pubblica per estendere il diritto di sposarsi anche alle coppie omosessuali. Quanto alla nuova tassa sul divorzio, poi, il dibattito è ancora aperto, considerando la forte intenzione di entrambe le parti di combattere a colpi di ricorsi legali.

 

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