mercoledì, Settembre 22

Maternità: quando la gravidanza finisce troppo presto Intervista a Erika Zerbini, penta mamma e autrice del libro dove racconta delle sue gravidanze finite

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Dove hai trovato la forza per riprendere in mano la tua vita?

In me. Io volevo stare bene, volevo che le mie maternità non fossero legate al dolore, volevo tenermi il profondo godimento d’essere stata la loro madre. E volevo essere madre ancora…

 

Il sistema sanitario come supporta una donna che vive certi traumi?

Nella mia esperienza, il sistema sanitario non supporta. Non è preparato, non è sensibilizzato. Esso stesso ancora nega la portata di queste esperienze e le sminuisce. Spesso evita addirittura di dare informazioni essenziali come il diritto alla sepoltura, impiega mesi prima di consegnare i referti autoptici. Questo in generale, tuttavia è possibile incontrare singoli medici, ostetriche e psicologi che hanno una particolare attenzione e hanno una loro sensibilità verso il dolore legato a questi traumi. La presenza di professionisti attenti fa un’enorme differenza per le famiglie. Riconoscersi legittimati in quanto genitori e in quanto genitori in lutto è una grossa fetta dell’elaborazione. Riscontrare la legittimazione del proprio figlio negli altri, in prima battuta in chi quel figlio ci ha aiutato a metterlo al mondo, è molto importante per concedersi di essere i suoi genitori. Proprio perché non c’è cultura della morte in attesa, noi genitori che ci troviamo a viverla, non sappiamo cosa fare, non abbiamo parole con cui descrivere ciò che sentiamo, non capiamo ciò che sentiamo. Ci occorre qualcuno che faccia luce su ciò che ci sta accadendo, non che lo neghi o che ci inviti a guardare avanti senza dargli peso. Sulla sepoltura vorrei spendere due parole… è consueto pensare che lasciare all’ospedale il compito di occuparsi del bambino sia meno penoso, sempre perché ne veniamo da una cultura che ci ha insegnato ad evitare di affrontare ciò che ci arreca sofferenza. Eppure non si soffre di meno. Un figlio è morto, che noi lo seppelliamo oppure no. Tuttavia, scegliere di occuparsi della sepoltura offre l’occasione (l’unica in effetti) di svolgere nella pratica il nostro ruolo genitoriale. Non li possiamo crescere, ma possiamo occuparci di dare loro un luogo. Possiamo compiere delle scelte e accompagnarli dove sappiamo di poterli ritrovare. Se i riti esistono a qualcosa servono… questo rito ci è stato utilissimo per avere certezza di essere i loro genitori, certezza della loro esistenza, certezza della loro morte e certezza del loro posto in famiglia. Privare i genitori di una tale informazione o offrirla senza un adeguato accompagnamento, è non solo privarli del loro diritto di scegliere, ma anche privarli di un importantissimo pezzo nel percorso di elaborazione.

 

E la coppia?

La coppia… le nostre figlie nate vive sono nate con parti cesarei, le figlie morte sono nate con parto naturale. Noi le abbiamo ‘fatte’ insieme. Dal principio alla fine. Eravamo abbracciati quando le abbiamo concepite, poi partorite e infine seppellite. Noi ci siamo guardati negli occhi durante i mesi di quello strazio. Ci siamo tenuti stretti. La nostra più profonda intimità viene da lì. Ci siamo affidati l’uno all’altro nel momento di maggiore esposizione e abbiamo saputo prenderci cura l’uno dell’altro. Con rispetto dei punti di vista diversi, dei tempi e delle diverse tappe nell’elaborazione del lutto. Per la coppia è un momento difficilissimo: si è diventati famiglia, ma non come ci si aspettava. Occorre trovare un nuovo equilibrio senza perdersi.

 

Un consiglio per chi ha vissuto la tua stessa esperienza?

Non abbiate paura di chiedere aiuto. Un sostegno psicologico può davvero fare la differenza. Un sostegno psicologico dovrebbe essere offerto a tutti per prassi. Non abbiate paura delle emozioni, se ne possono presentare tante, sulle prime possono essere difficili da affrontare, ma solo ascoltandole e affrontandole ci si permette di elaborare il lutto. Abbiate fiducia nelle vostre capacità di farcela: abbiamo molte più risorse di quanto immaginiamo, loro sono là pronte ad emergere se le lasciamo emergere! Non abbiate paura di lasciare andare il dolore: quando la morte non farà più male, sarà possibile essere felici d’essere stati genitori di tutti i figli che sono arrivati.

 

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