venerdì, Maggio 7

Maternità e arte contemporanea field_506ffb1d3dbe2

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Gli artisti di tutti i tempi hanno elaborato opere d’arte per riflettere sul tema sulla bellezza e la complessità della maternità. Da Piero della Francesca, che ha creato, intorno al 1459, l’affresco ‘Madonna del Parto’ destinato alla cappella laterale della chiesa di Santa Maria di Momentana, ai piedi della collina di Monterchi  -per secoli immagine di riferimento per tutte le partorienti della zona-,   al Pino Pascali che nel 1964 ha realizzato la scultura ‘Maternità‘.

Al MAXXI b.a.s.e., all’interno del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, legata al tema della maternità e all’idea che il parto non è dissimile da qualsiasi creazione artistica, si svolge l’iniziativa Partorire con l’arte, ovvero l’arte di partorire’, nata da un’idea di Antonio Martino, ostetrico ginecologo da 25 anni presso l’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma -terzo ospedale d’Italia per numero di parti (4400 nati l’anno)-, con la collaborazione di Miriam Mirolla, docente di Psicologia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma: un ciclo di sei incontri pomeridiani a cadenza settimanale, iniziati venerdì 5 settembre che si chiuderanno il 9 ottobre prossimo, dedicati alle donne in gravidanza, alle neo-mamme, alle coppie e aperti a tutti coloro che vogliono approfondire il tema della creatività che si accomuna, come diceva già Platone nel ‘Simposio’, al generare la vita attraverso il corpo umano. 

Antonio Martino e Miriam Mirolla  ci guidano in questo percorso tra arte e maternità.

 

Andiamo alle origini di questa idea di ‘Partorire con l’arte, ovvero l’arte di partorire

Antonio Martino – Grazie al mio lavoro ho assistito al parto di migliaia di donne e 28 anni fa sono stato affascinato, come passione, dall’arte contemporanea e ho approfondito molto, continuando a lavorare sodo in ospedale, questo settore della cultura, che sono le arti visive, rendendomi conto ad un certo punto che l’arte contemporanea poteva aiutare anche la donna in gravidanza. Il progetto del MAXXI b.a.s.e., nato da una mia idea sviluppata con Miriam Mirolla, è una vera rivoluzione culturale e sociale, anche perché noi prendiamo l’arte contemporanea e ne facciamo un uso pratico, togliendola dai musei, dalle gallerie e dalle collezioni private, mettendola a disposizione nel quotidiano della donna in gravidanza e quindi della vita. L’iniziativa si rivolge soprattutto alle donne in gravidanza ma non solo, anche a quelle che hanno già partorito ed a chiunque voglia approfondire il mistero e la bellezza della nascita. Questa iniziativa nasce in un momento socio-culturale difficile nel quale è penalizzata la famiglia, la donna, i figli e tragici sono gli episodi che la cronaca ci propone quasi tutti i giorni. Con questa manifestazione si aiuta la cultura e si sensibilizzano nuove figure all’arte contemporanea, la quale in questi ultimi anni ha preso una piega non molto culturale, ma superficiale e commerciale, identificandosi solo nel business e nelle speculazioni. Quest’arte è diventata solo un bene di consumo per cui l’umanità rischia di non usufruirne più per quello che dovrebbe essere ed è stato nei secoli il suo valore reale e la sua funzione, pure di essere a disposizione dell’umanità, dandoci indicazioni sul futuro. Questa è un’operazione a 360 gradi che porterà dei benefici sensibilizzando alla cultura, e facendo entrare l’arte negli ospedali, e gli ospedali nei musei, che sono i due luoghi germinali della vita e della creatività. Nello specifico della gravidanza, il progetto con queste caratteristiche non era mai stato creato al mondo, tanto che ne sono stati protetti i diritti.

Miriam Mirolla – L’idea nasce dal convincimento che mai come oggi sia necessaria un’unione interdisciplinare di arte e scienza; quindi, abbiamo semplicemente fatto confluire le mie ricerche sul femminile nell’arte, in particolare i miei studi sull’iconografia di Psiche, con le competenze medico-scientifiche del dott. Antonio Martino, ginecologo dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma che però io conoscevo da tempo per la sua spiccata passione per l’arte contemporanea, in veste di collezionista. Ecco che le due grandi strade, quella dell’arte e quella della scienza, sono state fuse all’insegna di un denominatore comune, la donna incinta, ma anche le adolescenti, la coppia, la famiglia e tutti coloro che desiderano approfondire il tema dell’origine, della nascita e della maternità.

 

In che modo la creazione di un’opera da parte di un’artista appare simile alla creazione della vita?

Antonio Martino – Il tema è trattato specificatamente nell’ultimo dei sei incontri che ha per titolo ‘La madre e l’artista. Genesi di un’opera d’arte’. Il meccanismo è che la mamma, costruisce la più importante e la più bella opera che possa esistere e sia stata e sarà mai realizzata al mondo, che è il proprio figlio, così come l’artista è impegnato nel meccanismo di costruire la sua creatura che è l’opera d’arte. Io, come ginecologo, aiuto la donna a farla diventare mamma e quindi l’artista ha delle similitudini con questo processo creativo. Alcuni artisti importanti, come per esempio Kounellis ed Ontani, sono stati coinvolti in merito a questo tema proprio perché esiste una somiglianza tra donna e artista per una sorta di gestazione anche nell’opera dell’artista stesso. Il 5 settembre, abbiamo avuto Donato Piccolo che ci ha parlato nel suo intervento proprio del tema ‘l’ uovo e l’ artista’, una rappresentazione iconografica dell’uovo partendo dalla similitudine con l’ Inizio della nascita. L’uovo è quindi l’origine della vita ed ha interessato molto la storia dell’arte da Piero della Francesca, a Fontana, a Manzoni, a Jeff Koons, ad Anish Kapoor. La tematica dell’inizio della vita, con la similitudine tra gestazione umana e opera d’arte, è sentita moltissimo dall’artista.

Miriam Mirolla – C’è una analogia profonda e, almeno in parte, evidente tra la gestazione, ossia la messa al mondo di un bambino, e la nascita di un’opera d’arte. Entrambi hanno a che vedere con il desiderio, con la previsione fantastica, con la cura e le aspettative rispetto a qualcosa che ancora non esiste. Gli artisti contemporanei, nostri compagni di viaggio, hanno accettato immediatamente la nostra sollecitazione entrando con noi con grande gioia in questa emozionante avventura intellettuale e umana. Artisti come Jannis Kounellis, Luigi Ontani, o più giovani come Donato Piccolo o Eva Marisaldi, hanno risposto positivamente al nostro invito proprio perché la metafora è evidente e, direi, estremamente potente.

 

Quanto la bellezza dell’arte e della musica aiutano ad affrontare la maternità e questa relazione è provata scientificamente?

Antonio Martino – Questa relazione è provata scientificamente e dal punto di vista neurofisiologico si è sviluppato tutto un discorso imperniato sulle endorfine e sul benessere e la sua funzione anti stress ed ansia, che agisce anche sulla prevenzione della depressione post partum. Creare un interesse in gravidanza vuol dire togliere la donna da un isolamento che non può che essere un feedback positivo nel far aumentare l’ansia. Lo sdrammatizzare la medicalizzazione del parto con la bellezza dell’arte e far vivere con questa iniziativa per sei settimane la futura mamma in questa completa immersione nella bellezza non può che avere effetti positivi pure sulla percezione del cambiamento che sta avvenendo nella sua vita.

Miriam Mirolla – I processi creativi sono sempre alla base di ogni cambiamento e veri e propri motori mobili per l’evoluzione della specie; in tal senso la condizione della maternità, così delicata e così complessa, rappresenta una situazione d’emergenza, una fase altamente creativa per la donna, che deve continuamente prendere decisioni, fare scelte, risolvere problemi, districarsi in modi sempre soggettivi e irripetibili. E la soluzione di un problema, grande o piccolo che sia, è sempre un beneficio per l’individuo, una forma di benessere. Questa iniziativa, che nasce per la prima volta al MAXXI, ha un punto di novità fondamentale: la volontà di portare la donna incinta fuori dall’ospedale in un luogo creativo, di riflessione  e di ricerca quale il Museo d’Arte Contemporanea (il MAXXI in questo è un vero exemplum per l’Italia e per il mondo). Gli effetti positivi di questo progetto li potremo verificare alla fine dei nostri sei incontri perché durante questi appuntamenti ci sarà un dialogo diretto con il pubblico, in particolare con le donne in gravidanza, fornendo loro dei semplici questionari che ci permetteranno di accompagnare la donna per tutto il percorso della gestazione.

 

Quanto la maternità viene eccessivamente medicalizzata al giorno d’oggi e quanto un’iniziativa del genere può contribuire a ridurre questa tendenza, portando la preparazione a questo evento anche fuori dall’ambiente dell’ospedale stesso?

Antonio Martino – Voglio lanciare un messaggio a favore di noi ginecologi perché purtroppo oggi non lavoriamo con la serenità che richiederebbe la difficoltà del nostro lavoro, per l’incombente rischio non sano di richiesta di risarcimenti, per cui siamo costretti a praticare una medicina difensiva. Per quanto riguarda questa nostra iniziativa è la prima volta al mondo che viene organizzato con le nostre specifiche caratteristiche un corso di accompagnamento al parto, e la location atipica e distensiva già crea benessere alla futura mamma, diminuendo l’ansia eccessiva e sdrammatizzando il rapporto con l’ospedale. Noi abbiamo intenzione di continuare su questa strada, istituzionalizzando questo nostro inedito quanto originale progetto, anche perché abbiamo avuto contatti anche con l’estero e con altre città d’Italia, per cui lo renderemo itinerante e modificabile di volta in volta, perché questa è una rivoluzione importante in un momento in cui la società e la politica sono in crisi. L’iniziativa nasce da singoli privati cittadini e professionisti, che da soli e senza nessun apporto da parte delle istituzioni, che anzi ci hanno completamente ignorato (in verità giovedì 4 settembre ho ricevuto con piacere una telefonata a nome del ministro della Cultura onorevole Dario Franceschini da parte della sua segretaria che si scusava perché il Ministro oberato di altri appuntamenti non avrebbe potuto partecipare a nessuno dei sei incontri, devo riconoscere che questo beau geste mi ha dato un po’ di speranza), hanno creato questo progetto con grosso sacrificio ed impegno fisico ed intellettuale che sta riscuotendo molto successo, impegnandosi per iniziare e partecipare ad una vera rivoluzione culturale da cui possa trarre positività’ la società intera. Un grande ed importante riscontro ha avuto invece il nostro progetto presso tutti i mass media.Ora dopo 25 anni di esperienza ospedaliera, il tirocinio precedente con due specializzazioni alle spalle, ed una esperienza da Ufficiale Medico, riporto la mia passione nel mio lavoro a favore delle donne incinte. Mi si è accesa questa lampadina di unire le due cose e questa idea non poteva che portare beneficio oltre che a me, innamorato di arte contemporanea da molti anni e che vivo con serietà questa passione, mentre continuo a fare partorire, anche alle donne incinte, a cui ho dedicato la mia vita, ed allo stesso ambiente ospedaliero in cui esercito la mia professione. L’arte e la cultura dovrebbero quindi far parte del bagaglioculturale di ogni individuo. La culla della civiltà è in Italia e l’arte è il nostro plusvalore, e  anche se ora viviamo un momento negativo, è ancora più giusto valorizzare questi valori importanti nella nostra società, formata da tanta gente sana e per bene.

Miriam Mirolla – La medicalizzazione eccessiva è un rischio evidente in alcune situazioni, ma oggi le persone sono anche in grado di valutare attentamente e sono desiderose di capire a fondo ciò che la scienza sta rivelando con sempre maggiore chiarezza e profondità. Certamente ci sono casi in cui la medicalizzazione è necessaria, quindi noi non siamo contro questa idea in generale. È anche importante però dedicare attenzione ai propri pensieri più intimi, ai sogni e alle intuizioni, alle emozioni che sono spesso conflittuali e ambivalenti. Mai come in gravidanza, la donna diventa un universo straordinario, mutevole e dai confini illimitati.

 

Quanto l’arte  -e il museo, luogo di creatività e relazione-, può aiutare nei rapporti sociali con gli altri di una partoriente o di una coppia o contrastare la depressione post partum che spesso tende a isolare la donna stessa?

Antonio Martino – Creare un interesse culturale vuol dire vedere la vita in maniera diversa. Penso che da questo punto di vista aiuti senz’altro. Ci vuole certo una predisposizione, una volontà di capire e una sensibilità, per acquisire i benefici da questo contatto con l’arte contemporanea, ma penso che sia molto positivo, e che possa cambiare totalmente la vita di ognuno di noi, dandoci con la bellezza, forza, determinazione, entusiasmo, antidoti necessari per affrontare le difficoltà e durezze che la vita di tutti i giorni ci riserva…. altro che droghe, fumo, alcool….. una droga sanissima che consiglio a tutti i giovani e non solo… apprezzare la bellezza e goderne dei benefici. Un grande arricchimento personale che si trasferisce bene sulle donne in gravidanza che a maggior ragione vivono un momento particolare della loro vita in cui tutto è accentuato: l’ansia, la tendenza alla depressione, l’indecisione personale, l’insicurezza per il futuro…la donna appare un po’ più debole dal punto di vista psicologico e meno disponibile. Un grande interesse culturale e vedere e scoprire la bellezza tramite l’arte, sia antica, che moderna o contemporanea, penso sia a tutto vantaggio della donna, della coppia e della famiglia.

Miriam Mirolla – In questo momento mi trovo all’esterno del MAXXI, accanto ad alcune istallazioni di arte contemporanea ed è pieno di mamme e papà con bambini e persone che sono qui a leggere il giornale e a chiacchierare. Il MAXXI in questo senso è interprete della tendenza contemporanea di rendere il museo un luogo molto simile alla casa: un posto aperto, nel quale si entra e si esce, nel quale si vive tutto il giorno e il luogo per eccellenza della socializzazione, dove si viene per incontrarsi, per scambiarsi le idee, per vedere le opere dell’arte internazionale e per capire quale è il senso profondo dell’epoca che stiamo vivendo. La nostra iniziativa è perfettamente in linea con questa idea dell’interdisciplinarità e transdisciplinarietà: psicologia dell’arte, ostericia, genetica, medicina estetica e tutte le altre discipline che fanno sì che la figura femminile si senta al centro di un’attenzione sociale e non viva quella condizione di isolamento che spesso nella nostra cultura le donne si trovano invece a vivere. La condizione della donna che si trasforma, quella il cui corpo cresce in modo così stupefacente fa sì che ella si chiuda e si ritiri in una sorta di eremo. Questa tendenza non è certamente positiva, perciò con i nostri incontri cerchiamo di eliminare questo isolamento e favorire la socializzazione anche delle donne incinte, mantenendo una viva relazione fra questa e il resto della società.

 

In cosa consiste la psicologia dell’arte?

Miriam Mirolla – La psicologia dell’arte è una materia straordinaria, frutto di tutta la filosofia antica che riflette sull’essere e sullo stare al mondo. Essa nasce a cavallo tra Ottocento e Novecento dalla riflessione freudiana sulla creatività e sui processi fantastici. Freud per primo capisce che l’opera d’arte è un potente aggregatore di senso e di significati. Per capire le problematiche  umane spesso l’opera d’arte si offre come un grimaldello speciale nella personalità del paziente. La psicologia dell’arte, che ormai ha alle spalle un’attività scientifica di diverse decadi, svolge quindi questa funzione, cioè cerca di leggere l’opera d’arte nelle sue parti costruttive più profonde. Il costruttore dell’immagine, cioè l’artista, ma anche l’osservatore che completa l’opera con la sua percezione, fanno dunque parte di questo sistema complesso a tre, che è oggetto della psicologia dell’arte. Vi è sempre un’interazione profonda tra lo stimolo estetico, cioè l’opera d’arte, e l’osservatore, cioè il fruitore. La psicologia dell’arte si occupa di capire e sviluppare questa relazione.

 

Quanto l’arte è funzionale a sdrammatizzare il momento del parto, vissuto spesso con ansia dalla donna e dal suo partner?

Antonio Martino – Serve tantissimo e lo andremo a tastare e testare. Per quanto riguarda la mia esperienza professionale, ho fatto partorire molte mogli di artisti o donne artiste e devo dire che l’arte, condivisa con la donna o la coppia stessa, ha reso tutto molto più facile, anche la stessa gestione del travaglio e del parto.

Miriam Mirolla – Siamo osservatori intelligenti che riescono a vedere le opere d’arte proprio in relazione ai nostri bisogni più impellenti. Bisogni esistenziali, di comprensione della realtà, ipotesi sul futuro. In questa iniziativa alcuni capolavori del dell’arte ci aiuteranno a chiarire queste urgenze legate al corpo, all’identità femminile, alla maternità e alla cura del bambino o della bambina che verrà alla luce.

 

Cosa si dovrebbe attuare, a livello nazionale, per far conoscere meglio il tema della maternità e la conoscenza di analisi di routine per la tutela della nuova creatura?

Antonio Martino – Innanzitutto come prima cosa andrebbe sdrammatizzato il problema medico legale dal punto di vista giuridico, cioè cambiando la giurisprudenza su questo tema, proteggendo la classe medica che con serietà svolge il suo lavoro senza imperizia, imprudenza o negligenza. Oggi è importante capire che per fortuna il ruolo della donna nella società è cambiato rispetto a quello delle nostre mamme e nonne, e che la qualità della vita, la dieta e l’alimentazione, per molti versi sono cambiati in meglio, per altri in peggio. D’altronde anche la parte scientifica, e quindi le conoscenze, e la parte tecnologica per fortuna hanno fatto dei passi in avanti da gigante, per cui la diagnostica pre-natale ci aiuta moltissimo per mettere la donna in condizioni ottimali per affrontare il parto. La rivoluzione è cominciata con l’avvento dell’ecografia ostetrica, oggi 3 d e 4 d ,ed è continuata con l’amniocentesi, la villocentesi fino alla diagnostica pre-natale non invasiva. Lo stato dovrebbe adattarsi a delle linee guida un po’ più aggiornate, valutando pure l’incombente rischio medico legale a cui possono essere sottoposti ingiustamente medici che lavorano con scienza e coscienza, proteggendoli, e riportando il parto e la gravidanza ad eventi fisiologici e non patologici, e pure gli imprevisti ad essi connessi, che ci saranno sempre. Si risparmierebbero tanti soldi pure legali, investendoli a favore dei nascituri. Viva la gravidanza e Viva l’arte.

 

 

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