lunedì, Maggio 17

Mastrapasqua e gli altri field_506ffb1d3dbe2

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CHIODI

 

Una domenica di pioggia, susseguente a una piccola alluvione metropolitana, non sollecita pensieri allegri o, almeno, ironici.

E’ più tempo da riflessioni amare, che la lettura dei giornali acuisce. Privato e collettivo s’intrecciano in questa giornata col Tevere in piena – Ponte Milvio non è lontano- e il magone ha la portata del Biondo in esondazione.

Dà poco sollievo che il boiardo miracolato di turno, Antonio Mastrapasqua, si sia dimesso, dopo il pressing governativo che gli ha fatto capire che non era aria di atteggiarsi ad ‘Ultimo dei Mohicani’. Né lui è un proselito di Hiro Onooda, ovvero quell’ultimo soldato dell’esercito imperiale giapponese, morto lo scorso 16 gennaio, che per decenni continuò a combattere nella giungla dell’isola filippina di Lubang, senza sapere che la guerra era finita ed il Giappone s’era arreso.

In virtù delle pulci che, improvvisamente sguinzagliati, i giornali hanno fatto all’ex presidente dell’INPS – e la mia sospettosità inveterata riterrebbe che è stato semplicemente creato il ‘mostro’ per salvarne altri (oppure crearne, a scelta)  –si è dimesso da questo incarico. E dagli altri millanta incarichi? E sua moglie? E’ stata rintracciata la data esatta della seconda volta in cui si è laureato, visto che la prima gli era stata annullata per essere stato pizzicato ad aver comprato gli esami e lui non ricorda il giorno specifico di questo suo bis?

Ora, un signore che ho fra gli amici di FB si piccherà di accusarmi di accanimento, ma mi sento la bandiera dei tanti che la laurea se la son sudata, hanno studiato con profitto e preso bei voti e si ritrovano senza neanche uno sgabellino; anzi, avendocelo, c’è chi glielo sfila di sotto col facile alibi che c’è la crisi e che la cultura è un lusso, un optional, servono ragazzotti e ragazzotte rozzi, beceri e ignoranti, ma di provata ‘fedeltà’ al sì buana.

Torniamo alle dimissioni di Mastrapasqua da ‘uno’ dei suoi incarichi, seppure il più ‘vistoso’.

Innanzitutto, un pensiero fulminante: continuerà a sanguisugarci, perché dovremo pure dargli la liquidazione. Gli spetta di diritto, non gliela possiamo negare.

Ma quanto ci piacerebbe dirgli: a te no, ci hai già presi per il naso abbastanza… e redistribuire l’equivalente fra i pensionati al minimo.

Ci guadagnerebbero dieci centesimi lordi ciascuno? Vabbé, ma volete mettere la soddisfazione?

Aspettiamo, però, anche le altre lettere di dimissioni dai suoi plurimi incarichi; gli lasceremmo giusto quello all’Ospedale Israelitico, giacché agli interessi di tale carica ha piegato le sue altre attribuzioni.

Così si liberano un po’ di posti di lavoro… anche se il timore è che continuino ad essere distribuiti fra gente che già colleziona poltrone di suo.

Sì, son proprio malmostosa in questa domenica piovosa.

Intrattabile, indisponente… nei miei standard. Leggo che il ‘maestro’ Aldo Grasso, su ‘Il Corriere della Sera‘, si è anche lui cimentato sui sexygate abruzzesi. Non è la prima volta che trattiamo gli stessi argomenti, ma, d’altronde, non rivendico alcuna originalità nelle mie scelte, visto che anch’io, come tutti i commentatori di costume o politici, m’ispiro ai fatti che emergono e ai loro protagonisti.

E, a proposito dei mandingo post-dannunziani prestati alla politica nelle terre della transumanza (che non è, vi assicuro, una nuova figura del Kamasutra, anche se lo spostamento nelle fujtine erotiche di costoro in altri lidi, Roma in primis, può interpretarsi come l’eco lontana di antenati pastori…) mi è sembrata un po’ semplicistica la ricostruzione causa-effetto ipotizzata da ‘Il Fatto Quotidiano nell’affaire de lit Chiodi/Marinelli.

Sostiene l’articolista, infatti, che alla notte bollente del marzo 2011 (poco dopo l’8 marzo, se questo vuol dir qualcosa) fra il Presidente col viso da chierichetto e la seduttiva pari opportunista (non è un errore di stampa), sia seguita, nel maggio successivo, l’investitura di lei a Consigliera di Parità regionale, ratificatale poi dal Ministero del Lavoro.

Oggi, poi, esce un altro particolare che annullerebbe l’obiezione della ‘dame blanche chiodesca’, ovvero che lui, in qualità di Commissario alla ricostruzione, avrebbe affidato a lei, per il suo ruolo istituzionale, la progettazione di un centro polivalente contro la violenza alle donne, dal costo preventivato di 1,5 milioni di euro.

Che poi, fra stanziamento preventivo e effettivo, ci sarebbero state certamente delle varianti che ne aggiornavano le risorse necessarie e chissà a quanto sarebbe arrivato il soufflé!

Successivamente, l’operazione fu bloccata dalla Corte dei Conti regionale; ma viene un groppo in gola al pensiero che un obiettivo nobile come l’accoglienza delle donne stuprate e maltrattate abbia un che di contiguo con certe pratiche che rendono opache anche le iniziative più sacrosante.

Certo, l’adulterio non è più reato – ma per la religione cattolica che lui professa, almeno peccato, sì – (ma allora perché lui frignava sui danni alla famiglia? Se è amore vero, volta pagina e vai con la donna che ami, no? Molto meglio lei, con quel piglio da Pentasilea!), però, permettetemi un’osservazione: se due amanti intrecciano sesso e affari… poco chiari, allora è tutto un altro discorso!

Conversavo a cuore aperto con la Senatrice Elena Marinucci, paladina vera delle Pari Opportunità e ideatrice sia della Commissione Nazionale (e delle regionali), organismi meravigliosi finché i politici – maschi o femmine mascolinizzate nel modus agendi – non ne hanno stuprato la funzione, sia pure della creazione del ruolo istituzionale della Consigliera di Parità nazionale (e regionali), una sorta di ombudswoman delle Pari Opportunità nei luoghi di lavoro. La Senatrice Marinucci, in più, è un’abruzzese pugnace e illuminata.

‘Sono fatti inquietanti’, commentava. E ancora non era emersa tutta la vicenda del centro polifunzionale… Iniziative profetiche di donne che hanno voluto aiutare le altre donne a emanciparsi vengono immiserite dai risvolti fangosi di relazioni sottobanco… la cartina di tornasole di come siamo capaci di rovinare anche ciò che c’è di buono e positivo.

Non sono, però, d’accordo con l’articolista de’  ‘Il Fatto Quotidiano‘, che collega la nomina all’unica notte in cui i due sono stati ‘beccati’, per quel maledetto rimborso (il che dimostra quanto siano micragnosi certi uomini: lui è ricco di suo, c’era bisogno – a meno che non ci fosse qualcuno in famiglia a fare le pulci alle sue spese personali -, se voleva un incontro extraconiugale, di pagarlo con i soldi della Regione, alias dei cittadini, facendoci pure meno di 20 euro di cresta?).

Un giornalista d’inchiesta (ma ormai la specie è in via d’estinzione) avrebbe appurato se fosse stata l’unica volta o la storia era già nata e fosse continuata.

Insomma avrebbe persino dato una certa dignità di relazione all’incontro, piuttosto che farlo sembrare uno squallidissimo copione da ‘una botta e via’. Ma io sono l’ultima romantica… non fateci caso.

 

 

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