domenica, Giugno 20

Massacro di Bisesero: giustizia negata per ragioni di Stato Tutti i responsabili del genocidio di Bisesero sono liberi, grazie alla magistratura francese. Nessun colpevole, è la fine della guerra fredda tra Francia e Rwanda

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Il 31 ottobre 2017 verrà ricordato come il giorno in cui la giustizia della democrazia occidentale è stata negata dinnanzi all’evidenza per ragioni di Stato. Il 31 ottobre il Presidente della Camera Istruttoria della Corte d’Appello di Parigi ha rifiutato di condannare gli alti ufficiali che diedero il nefasto e orrendo ordine di espugnare la collina di Bisesero per ripulirla dagliscarafaggi’, i Tutsi, nel disperato e vano tentativo di difendere le milizie e il Governo genocidario.  

Il Capitano di Fregata Marin Gillier, il Colonnello Jacques Rosier, il Luogotenente Colonello Jean-Rèmy Duval soprannominato Diego, l’Ammiraglio Jacques Lanxade e il Generale Raymond Germanos, responsabili del massacro di 48.000 tutsi sulla collina di Bisesero avvenuto tra il 27 e il 30 giugno 1994, sono stati esentati dalla giustizia francese dal rispondere di crimini contro l’umanità da loro stessi commessi a mente lucida e a sangue freddo.

Una decisione in linea con l’assurda protezione che tutti i Governi francesi hanno assicurato ai Presidenti, Ministri e alti ufficiali d’Esercito francese che hanno premeditato e attuato il genocidio ruandese assieme al regime razial-nazista di Juvenal Habyarimana, supportato anche dalla Chiesa Cattolica. Un milione di morti in cento giorni: 10.000 civili trucidati al giorno. Il peggior Olocausto del Ventesimo secolo dopo la Soah Ebrea e il Genocidio perpetuato dai Kmer Rossi in Cambogia.

La versione ufficiale incrimina pesantemente l’Esercito francese. Il 28 giugno 1994 una unità di soldati francesi delle forze speciali incaricati di rendere sicura la zona di Bisesero, danno assistenza a qualche decina di fuggitivi tutsi dalla collina di Bisesero che testimoniano un genocidio in atto da parte delle Forze Armate Ruandesi (FAR) e delle milizie Intaramwe, chiedendo l’immediato intervento dei soldati francesi. Richiesta negata dagli alti ufficiali che lasciarono le milizie genocidarie trucidare indisturbate 48.000 civili tutsi. Solo 2.000 di essi riuscirono a scappare e furono successivamente protetti dai soldati francesi dell’Operazione Turchese.

Ben altra la versione raccontata dai sopravvissuti. Dopo il primi tentativi di conquistare la collina di Bisesero fatti dalle forze genocidarie ruandesi tra il 27 e il 29 giugno 1994, il 30 giugno 600 soldati francesi partecipano all’assalto finale durante il quale 48.000 tutsi furono trucidati. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, vari soldati francesi avevano issato le teste tagliate delle vittime sulle baionette dei loro fucili. Altri si abbandonarono a stupri prima di uccidere le loro vittime. La partecipazione diretta al massacro di Bisesero, come tutti gli scontri avvenuti tra l’Esercito francese, i partigiani di Paul Kagame, l’Esercito ugandese e le forze speciali americane, sono sempre stati negati da Parigi. Ora tutti i responsabili del genocidio di Bisesero sono liberi. Nessun colpevole

«Il ruolo della Francia nel genocidio dei tutsi in Rwanda è da ventiquattro anni un tabù per i politici e i militari francesi. Ora è diventato un tabù anche per la magistratura francese», afferma il Vice Presidente della Associazione Survie, Fabrice Tarrit. Suvie, la Federazione Internazionale della Lega di Diritti Umani (FIDH) e la Lega dei Diritti dell’Uomo (LDH) hanno considerato oltraggiosa la decisione presa dalla magistratura di non procedere contro i noti responsabili francesi del genocidio avvenuto presso la collina di Bisesero.

Fonti attendibili hanno rivelato al settimanale June Afrique’ l’intrigo dietro la decisione presa dalla magistratura francese. Un intrigo che getta pesanti ombre e dubbi sul rispetto dei valori democratici, di giustizia e di difesa dei diritti umani in Francia. Il verdetto è stato pronunciato a favore dei responsabili nonostante i giudici abbiano avuto inconfutabili prove che il comando francese a Goma, Nord Kivu, Congo, e lo Stato Maggiore francese a Parigi, conoscessero dell’offensiva delle milizie genocidarie un giorno prima del suo inizio: il 27 giugno 1994. È stato sottoposto alla loro attenzione anche l’ordine diramato di non intervenire e di facilitare le milizie in caso di estrema necessità.
Queste prove, assieme a decine di testimonianze di testimoni giurati, erano state eclissate dalla magistratura francese nel 2005 e nel 2015. Nel 2017 le associazioni francesi in difesa dei diritti umani costringono nuovamente la magistratura a prendere in esame prove e testimonianze. Il Giudice Alexandre Baillon è l’autore dell’assoluzione assai artificiale dei criminali francesi.

Secondo l’avvocato dell’Associazione Survie, si assiste a un categorico rifiuto della giustizia francese di ricercare le responsabilità tra gli alti vertici della gerarchia militare, del Presidente Francois Mitterand, del Primo Ministro Edouard Balladur e di fin troppi ministri francesi che permisero, anzi facilitarono,  il genocidio di un milione di innocenti in Ruanda nel 1994.

Secondo fughe di notizie giunte aJeune Afrique’, il Comandante dell’Operazione Turchese, Jean-Claude Lafourcade e l’Ammiraglio Lanxade sarebbero stati aiutati dalla Cellula Africana dell’Eliseo e da elementi della destra reazionaria francese per insabbiare la responsabilità francese nel massacro di Bisesero e nel genocidio in Rwanda. Nelle migliori delle ipotesi i soldati francesi hanno lasciato massacrare 48.000 civili sulla collina di Bisesero. Nella peggiore hanno partecipato personalmente al massacro.

Secondo la parte civile le possibilità di insabbiare questo crimine contro l’umanità era prevedibili. «L’episodio avvenuto a Bisesero pone la questione della vera natura dell’Operazione Turchese camuffata in umanitaria, ma in realtà un disperato tentativo di salvare un regime genocidario. La decisione presa fa temere che la giustizia parigina abbia deliberatamente rifiutato di esaminare le responsabilità di un Governo democratico che decide di favorire e partecipare ad un genocidio», ha affermato l’analista politico Fabrice Tarrit.
I giudici parigini hanno accettato come vera la vergognosa testimonianza rilasciata in corso di udienza il 14 gennaio scorso dal Generale Jean-Claude Lafourcade meglio conosciuto come ‘lo sterminatore di Tutsi’: «L’Operazione Turchese ha conosciuto molte difficoltà in Rwanda, prima di tutte far comprendere alla FAR che non eravamo arrivati ad aiutarli. Non abbiamo fornito loro armi, munizioni, o supporto militare. Abbiamo solo cercato di proteggere i civili. Ci abbiamo messo del tempo per comprendere che era in atto un genocidio perché la realtà era molto complessa. Rifiuto comunque e in modo categorico le odiose calunnie che io, lo Stato Maggiore, il Presidente Mitterand e il Governo francese dell’epoca era cosciente del genocidio essendo il principale complice. Queste sono calunnie anti-patriottiche e non veritiere».

Il supporto finanziario e politico dato dalla Francia in collaborazione con il Vaticano al manifesto Bahutu del 1957, ai tentativi di genocidio contro i tutsi del 1959,1962 e 1973; al colpo di Stato del Generale Juvenal Habyarimana, appartenente agli intellettuali cattolici hutu del 5 luglio 1973; ai 21 anni di dittatura razial-nazista HutuPower; l’intervento militare francese del 1991 per fermare l’Esercito di liberazione di Paul Kagame, la partecipazione all’organizzazione del genocidio e all’assassinio del Presidente Habyarimana il 6 aprile 1994, oltre che all’operazione Turchese, alla difesa del regime genocidario, alla riorganizzazione delle milizie nello Zaire e alla creazione del gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda nel 2000, sono tutte prove inconfutabili delle menzogne dello Sterminatore di Tutsi, il Generale Lafourcade, che la Magistratura francese ha ricevuto l’ordine di ignorare nonostante la sua presunta indipendenza dai poteri forte e dalla Cellula Africana dell’Eliseo.

Il 31 ottobre 2017 in Francia, giustizia,  democrazia e gli ideali della Rivoluzione Francese sono stati definitivamente seppelliti da una Repubblica in profonda crisi economica e morale, dove il Presidente Emmanuel Macron sta perdendo consensi a favore di un losco futuro di estrema destra. Le vittime della collina di Bisesero sono state tradite anche dalla realpolitik del Presidente Paul Kagame, che ha barattato la giustizia su cui si basa il Nuovo Rwanda con la presidenza alla Organizzazione Internazionale della Francofonia del ex Ministro degli Esteri Louise Mushikiwabo con il piano politico di cambiare dall’interno la politica coloniale della Francia e rendere ancora più potente a livello internazionale il Rwanda.

La fine della guerra fredda tra i due Paesi e le strategie internazionali di Kagame non possono giustificare la mancanza di giustizia reclamata a viva voce da 48.000 fantasmi che quotidianamente ricordano che: non ci può e non ci deve essere Pace senza Giustizia.
I 48mila fantasmi non sono stati dimenticati dalle associazioni per i diritti umani francesi e ruandesi. Nonostante la vergognosa sentenza della Magistratura parigina la parte civile reclama la riapertura del processo contro l’Esercito francese sia in Francia che in Rwanda. «Ci sono migliaia di prove, documenti, fotografie, telex intercettati che inchiodono lo Stato Maggiore francese per la sua partecipazione al genocidio del 1994», affermano gli avvocati Emmanuel Bidanda e Jacques Rosier.

«Le vittime di Bisesero sono i veri dimenticati di queto dossier giudiziario fin dal 1994 e si sentono abbandonate da tutti. Quello che incoraggia i sopravvissuti di Bisesero è che la giustizia non può essere contrastata all’infinito. Noi continueremo la nostra lotta per la giustizia fin quando i responsabili militari francesi non saranno condannati»,  assicura l’avvocato Karine Bourdiè.  Nonostante la fine della guerra fredda e della ritrovata amicizia di comodo, i governi di Parigi e Kigali devono fare i conti con la determinazione di questi giudici franco-ruandesi, di certo non disposti ad essere ridotti al silenzio.

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