sabato, Giugno 19

Mass Media & Libertà In Grecia si sciopera contro la fusione delle case editrici mentre in Italia …

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L’Unità‘, fondata da Antonio Gramsci nel 1924, dal primo agosto di quest’anno ha sospeso le proprie pubblicazioni, ‘Il Manifesto‘ da anni, dal 2006 in modo più grave, rischia la chiusura, e decine di altre testate hanno già cessato di esistere, senza neppure destare clamori o proteste. Sono morte nella totale indifferenza.

Oggi, mercoledì 6 agosto, in Grecia è in atto uno sciopero di tutte le testate giornalistiche, sia della carta stampata che di quella radio-televisiva sia delle agenzie stampa che dei giornali Web, per protestare contro una nuova legge ellenica che consentirà la fusione pianificata delle grandi case editrici.

In Italia, nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia della fusione tra ‘La Stampa‘ e il ‘Secolo XIX‘, che ha portato alla nascita di Italiana Editrice. Nell’ambiente, dopo la notizia che il Direttore de ‘Il Corriere della Sera‘, Ferruccio De Bortoli lascerà la guida del quotidiano di via Solferino la prossima primavera, si è diffusa la voce che anche la storica testata milanese, della quale il gruppo Fiat detiene la maggioranza azionaria, potrebbe essere fusa nella nuova Italiana Editrice, sotto la guida di Mario Calabresi.

Il Direttore Responsabile è il garante di quanto viene scritto nel giornale, e quindi anche della linea politica, ma se c’è un unico Direttore per svariate testate significa che la linea politica è la stessa e quindi non c’è più un coro, ma un’unica voce che risponde a un solo Direttore, collocato in quella posizione da un unico potere economico (Editore).

Andando brutalmente a un confronto, potremmo dire che mentre in Grecia si incrociano le braccia contro la possibilità di creare monopoli nella comunicazione, in Italia si brinda alla loro nascita.

 

La storia dei giornali italiani ci porta indietro nel tempo, a quando neppure esisteva uno Stato italiano, a quando a Roma e Venezia (siamo nel trapasso dal XVI al XVII secolo) per le strade compariva una manciata di fogli, denominati Avvisi, pubblicati in forma anonima, i primi

Da Wikipedia apprendiamo che: «[… ] In tutte le città italiane gli Avvisi si diffusero con grande velocità. I fogli, quasi tutti a periodicità settimanale, si spedivano di sabato, giorno in cui i corrieri postali partivano da Roma, Venezia, Genova e Milano. Venivano spesso allegati ai dispacci diplomatici o ai carteggi privati. Le vendite consentirono ai novellieri di realizzare buoni guadagni. Nella Repubblica di Venezia i fogli avvisi erano venduti a 2 soldi. Dal momento che la moneta veneta da due soldi si chiamava gaxeta, i fogli avvisi assunsero il nome di tale moneta, italianizzato poi in gazzetta. Le prime gazzette avevano il formato dei libri – la misura più diffusa fu 15 x 23 cm – e uscivano a due o a quattro pagine. La periodicità era mensile».

Nel XVII secolo assistiamo alle prime autorizzazioni per la stampa da parte degli Stati e Regni nei quali era suddiviso il suolo della Penisola, ma lo sviluppo grandioso dei quotidiani e la loro diffusione è successiva e coincide con la Rivoluzione industriale del XIX secolo.

Ed era proprio nell’Ottocento che il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel definiva la lettura del giornale che «al mattino è una specie di preghiera realistica [… ] si orienta la propria azione nel mondo o in ciò che è il mondo».

Con l’arrivo del XXI secolo abbiamo avuto l’avvento di Internet e dell’informazione veicolata tramite Web, e nel corso di questi anni abbiamo assistito al conclamarsi della crisi della carta stampata. Molti hanno attribuito la colpa alla stessa Internet, mentre altri, come ad esempio il ‘New York Times‘, hanno iniziato ad innovare il loro approccio, utilizzando l’online come mezzo di comunicazione e pubblicazione privilegiato, e poi come unico.

Siamo nel tempo di Blog e Webzine, ma nel nostro Paese, anche a causa di una scarsa alfabetizzazione informatica, molti strati della popolazione ancora affidano il proprio aggiornamento a giornali cartacei e telegiornali.
Stante questa situazione, è corretto festeggiare la nascita di un polo come Italiana Editrice, giustificando la fusione come un mezzo per salvare dalla chiusura due storiche testate?
Come mai in questo nostro ‘Bel Paese‘ il tema del finanziamento pubblico per stampa e mezzi di comunicazione non viene mai rottamato?
Chi muove oggi le leve del ‘Quarto Potere‘?

 

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