martedì, Settembre 21

Mascherine e fake news: la sicurezza in un codice Come sapere se la propria mascherina è a norma? Per la guida di Truffa.net prima di tutto bisogna far attenzione alla fonte

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Il termine fake news è diventato oggi di uso comune. Dietro un concetto apparentemente semplice, spesso abusato da media e politica, si nasconde tuttavia un mondo, popolato da bufale, notizie decontestualizzate, errori giornalistici, articoli acchiappa click, e molto altro.

La pandemia di Covid-19 ha creato l’habitat perfetto per la proliferazione delle notizie false o fuorvianti. In un clima di forte incertezza, il virus della disinformazione si è diffuso velocemente quanto la pandemia, e ha mietuto altrettante vittime.

Oltre ai vaccini, sempre al centro dell’attenzione, si parla molto in questi giorni delle mascherine FFP2. Quali sono a norma? E quali sono i codici da evitare? Una serie di suggerimenti utili per districarsi in una mole di informazioni sempre più ampia arriva dal portale Truffa.net.

La guida per riconoscere e difendersi dalle falsità punta in particolare sulla capacità di individuare le giuste fonti di informazione. Realizzata analizzando alcuni dei principali studi nazionali e internazionali sul tema, si propone di combattere il fenomeno stimolando la conoscenza.

A cosa prestare attenzione

Le mascherine FPP2, come le FFP3 o N95 (l’equivalente americano delle FFP2), sono dei veri e propri dispositivi di protezione individuale (DPI). Come indicato da Altroconsumo, per essere definiti tali, questi ultimi devono essere analizzati da un organismo terzo che ne certifichi l’aderenza ai requisiti della norma tecnica EN 149:2001. Solo dopo il produttore potrà apporviil marchio CE.

Al di là delle notizie pubblicate dai media, la verifica del nostro DPI dipende quindi da due informazioni fondamentali, oltre alla non contraffazione del marchio. Prima di tutto, il codice di 4 lettere che accompagna il marchio CE che identifica l’ente che ha effettuato la verifica di conformità alla norma tecnica. La seconda è il certificato che accompagna il nostro dispositivo di protezione.

Seguendo i consigli della guida predisposta da Truffa.net, procediamo quindi alla verifica della nostra mascherina andando alla fonte. Basterà cercare il codice della propria mascherina nel database Nando della Commissione Europea. A ciascun codice corrisponde un ente certificatore e i prodotti che può certificare. La stessa verifica è ancora più intuitiva inserendo il codice della mascherina nell’apposito tool online.

Lo strano caso della FFP2 CE 2163

Per essere ancora più certi, un’ulteriore verifica riguarda le informazioni contenute nel certificato di conformità che accompagna il nostro dispositivo di protezione individuale.

La procedura in questo caso comporta uno sforzo in più, in quanto si tratta di contattare direttamente l’ente certificatore via email, o quanto meno consultarne il sito. Se non si ha sufficiente pazienza, tempo, o risorse per svolgere queste verifiche, è possibile far riferimento a organizzazioni specializzate proprio nel controllo delle veridicità dei contenuti informativi.

Tra questi, il sito Bufale.net sta dedicando molto spazio al caso delle FFP2 CE 2163, accusate da più parti di non essere a norma. L’ultimo aggiornamento del sito di fact-checking parla oggi di un “allarmismo non supportato da studi comprovati”, sebbene sottolinei l’importanza del tema e la necessità di continuare a monitorare la situazione.

Sullo stesso sito sono riportati anche i prodotti sconsigliati al momento. Non sono a norma, poiché hanno usato per le mascherine il codice di un ente autorizzato a certificare altri prodotti:

ICR Polska (Polonia) CE 2703
CELAB (Italia) CE 2037
ECM (Italia) CE 1282
ISET (Italia) CE 0865
TSU Slovakia (Slovacchia) CE 1299
Le mascherine commercializzate in deroga

Non tutti sanno, inoltre, che il Decreto Cura Italia ha consentito la vendita in deroga di alcuni dispositivi di protezione individuale sprovvisti di marchio CE. L’iniziativa ha contraddistinto in particolare la prima fase della pandemia, caratterizzata da una carenza di dispositivi di protezione individuale anche in ambito sanitario.

Ed è proprio in ambito sanitario che è avvenuta la loro commercializzazione. Nonostante la procedura semplificata, il rispetto degli standard della norma EN 149:2001 rimane invariato. La validazione e la commercializzazione in deroga spetta all’Inail, che riporta in questa pagina l’elenco dei dispositivi autorizzati ad oggi.

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