mercoledì, Aprile 21

Marzo cruciale per le armi chimiche siriane field_506ffb1d3dbe2

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Il mese di marzo sarà cruciale per quanto riguarda il processo di distruzione dell’arsenale chimico siriano. Un report di ‘Reuters’ riporta l’intervento di Sigrid Kaag, coordinatrice speciale per la missione, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC).

La valutazione di Kaag arriva dopo il briefing tenuto mercoledì fra Damasco ed il Consiglio di Sicurezza riguardo il rispetto delle scadenze fissate, che nei piani iniziali indicano il 30 giugno come termine della consegna.
«C’è stata un’accelerazione ed un’intensificazione» degli sforzi da parte di Damasco, ha riferito Kaag, ed al momento, circa un terzo della dotazione chimica siriana è passata sotto il controllo internazionale. Si prevede di superare il 40% nei prossimi giorni.

L’intensificazione dei lavori, mira a recuperare le consegne mancate il 31 dicembre ed il 5 febbraio, dovute, stando alle giustificazioni addotte dai portavoce governativi, ad un calo di sicurezza imputabile agli scontri lungo la rotta, ed alla mancanza di alcuni macchinari fondamentali alle operazioni.
Le autorità siriane hanno così presentato un nuovo calendario di consegna rivisto, per poter comunque rispettare le scadenze concordate.
«Dati i  ritardi delle due precedenti scadenze per la rimozione , sarà importante mantenere questo slancio» , ha dichiarato il direttore OPAC Ahmet Uzumcu ai delegati presenti all’ultima riunione.
Ma il mancato arrivo dei container schermati al porto di Latakia, nel nord del Paese, in cui la MV Cape Ray della marina statunitense è assegnata col compito di traghettare il carico chimico alle industrie di smaltimento  di Gran Bretagna e Germania, non è passato inosservato.
L’Ambasciatore Usa, Samanta Power, incalza così il Governo siriano attraverso il suo profilo twitter, accusandolo di rifiutare una seria negoziazione, determinando pericolosi ritardi.
«Il Governo siriano ha ribadito il suo impegno ad attuare le operazioni di rimozione in modo tempestivo», ha dichiarato Uzumcu a ‘Reuters’, aggiungendo che la Siria ha ora tutte le attrezzature necessarie per poter consegnare le rimanenti sostanze chimiche, tra cui armature per la protezione dei container .
Secondo l’analisi consegnata all’Opac dal Governo siriano, l’arsenale chimico consterebbe di circa 1.300 tonnellate di armamenti chimici di vario tipo.
Le industrie tedesche ed inglesi responsabili della distruzione rendono noto che, per ogni 500 tonnellate di materiale, sono necessari novanta giorni di trattamento.

Servirà, quindi, più di un anno di lavoro, per le sole industrie, per smantellare l’armamento, a cui si devono aggiungere i tempi di consegna e trasporto fino in Europa.
Nel frattempo il conflitto nel Paese medio orientale è entrato nel quarto anno di scontri, mietendo oltre 130 mila vittime.
Nonostante Bashar al-Asad abbia sempre rifiutato le accuse di responsabilità nell’attacco chimico avvenuto il 21 agosto a Ghouta che ha determinato la morte di oltre mille civili, non è mai riuscito a produrre prove convincenti a sostegno della sua teoria, cioè che le forze ribelli siano, in realtà, responsabili dell’attacco, orchestrato per indurre le forze occidentali ad intervenire militarmente nel Paese.

 

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