lunedì, Settembre 20

Marx: da profeta all’oblio 135 anni fa moriva Karl Marx: pensatore tra i più influenti dell'Età Contemporanea, oggi in disgrazia

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Con la contestazione della fine degli anni ’60, poi, il Marxismo fu oggetto di numerosi frazionamenti ideologici, un po’ seguendo una tendenza alla scissione tipica della Sinistra, un po’ rispecchiando sa situazione politica internazionale (in cui l’URSS non era più la sola Patria del Socialismo, ma vedeva sorgere concorrenti come la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), un po’, in fine, assecondando quel conflitto generazionale, tipico di quegli anni, che vedeva le nuove leve criticare in maniera assolutista le politiche portate avanti dai ‘padri’ (ovvero dai Partiti Comunisti ufficiali). In quegli anni, vi fu un proliferare di movimenti di ispirazione Marxista (leninisti, trotskisti, maoisti e chi più ne ha, più ne metta): la gran parte di questi piccoli movimenti era accomunata da una visione ‘religiosa’ del Marxismo. Negli anni ’70, per molti gruppi extraparlamentari, Marx era un profeta della rivoluzione; alcuni di questi gruppi, basandosi su analisi pseudo-marxiste, tentarono addirittura di farla quella rivoluzione: sullo sfondo della Guerra Fredda, movimenti di ispirazione Marxista, quasi sempre critici nei confronti della politica sovietica, si adoperavano per mettere in atto una improbabile rivoluzione finendo spesso per essere variamente manipolati dai Servizi Segreti di un paese o di un altro.

Il grande successo del pensiero di Marx, che, in maniera a volte più ragionata, a volte più ideologica, caratterizzò sin dall’inizio il XX secolo, cominciò a declinare negli anni ’80. Con l’Unione Sovietica sempre più in difficoltà, il modello statunitense che spopolava al cinema, nelle discoteche, e nell’abbigliamento (occidentale e non), il cosiddetto ‘Riflusso’ (ovvero al tendenza, da parte dei cittadini dei Paesi del blocco occidentale, ad abbandonare l’impegno politico per ripiegarsi nella propria sfera privata), il Marxismo divenne una teoria sempre meno attrattiva, perfino per gli stessi socialisti.

Le politiche di molti Stati del blocco occidentale, d’altronde, applicarono una politica volta a ‘borghesizzare’ i proletari tramite le suggestioni di un modello consumistico: una volta passati dalla condizione di proletari a quella di piccolo-borghesi, gli ex-marxisti cominciarono ad infervorarsi sempre meno per un pensiero che prevedeva, nella teoria, un superamento della proprietà privata. La crisi del blocco sovietico, con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la fine stessa dell’URSS nel 1991, diede un ulteriore colpo alla diffusione delle idee di Marx: furono gli stessi partiti di Sinistra che, a partire dagli anni ’80 e, in maniera più netta, dagli anni ’90, si allontanarono sempre di più dai simboli e dalle idee marxiste. In pratica, si è assistito ad un’eliminazione del Marxismo da Sinistra.

Dopo gli anni di declino inesorabile, se si escludono gli ambiti accademici, dove il pensiero di Marx è ancora studiato ed apprezzato, oggi il pensiero di Karl Marx sta subendo una sorta di Damnatio Memoriae: tutti i principali partiti di Sinistra hanno abbandonato il Marxismo che, attualmente, resta un retaggio di piccole formazioni fortemente ideologizzate, assolutamente non in grado di darne una lettura rinnovata né, tanto meno, di intercettare l’interesse di un elettorato che sempre più guarda a Destra.

Le teorie di Marx, ovviamente, sono figlie del proprio tempo e oggi appaiono per molti aspetti superate dalla Storia. Questo è anche dovuto al fatto che, come si è visto, il Marxismo è stato spesso trattato in maniera ideologica senza momenti di profonda riflessione sui concetti. Se si analizza la situazione politica ed economica attuale, però, si noterà che alcuni elementi sono analizzabili secondo categorie marxiste. I processi di globalizzazione, in parte anticipati dalle previsioni di Marx, hanno ampliato i confini di quella che era la lotta di classe e li hanno spostati su di uno scenario internazionale dove pochi Paesi che possiedono i mezzi di produzione vivono in un relativo agio, rispetto a Paesi che non possiedono quei mezzi; andando ancora più in là, si potrebbe dire che, oggi, gli Stati Nazione non sono più gli attori principali della politica e dell’economia globali, gestite invece da grandi gruppi sovranazionali (da qui l’inadeguatezza degli Stati a gestire le sfide contemporanee).

Senza andare così in là, però, è facile vedere come la Grande Crisi del 2008 abbia spinto quella piccola borghesia, creata negli anni ’80, verso la direzione di una nuova proletarizzazione, anzi, di una sotto-proletarizzazione, dato che nel frattempo è venuta a cadere quella coscienza di classe teorizzata da Marx. Con la delocalizzazione della produzione industriale, inoltre, si è venuto a creare un sistema per cui i Paesi sviluppati producono sempre meno (con la conseguente fine, o quanto meno forte riduzione, della classe operaia) e si occupano di gestire delle ricchezze prodotte altrove da manodopera pagata a prezzi molto più bassi (aumentando quindi il plusvalore). Nel momento in cui i Paesi in via di sviluppo acquistano nuovi diritti sindacali e il prezzo della manodopera indigena sale, il modello dei Paesi sviluppati diviene insostenibile e le ricchezze da gestire vengono meno (creando disoccupazione).

Le teorie di Karl Marx, dunque, sono meno obsolete di quanto non si pensi e sembrano non meritare l’oblio a cui sono state relegate: liberato da approcci ideologici e dalle rigidità ottocentesche, il pensiero di Marx potrebbe dare nuovi strumenti di analisi per tentare di capire il nostro mondo, seguendo l’esempio di un grande pensatore come Antonio Gramsci che, con il suo lavoro, ha fornito un brillante esempio dell’adattamento dei concetti marxisti alla realtà del proprio tempo.

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