giovedì, Ottobre 21

Martin Luther King: cosa resta a cinquant’anni dalla morte? Con la Crisi dello Stato si sta arrivando al 'tutti contro tutti', ad un'epoca di folli identità malate

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Gli effetti della Crisi Economica del 2008, infatti, hanno colpito soprattutto quelle fasce di popolazione che già si trovavano ai margini. Secondo gli studi statistici effettuati dall’EruoStat, ad essere colpite dalla crisi sono state soprattutto le minoranze. A parità di impiego, infatti, gli appartenenti ad una minoranza percepiscono minore stipendio e, spesso, trovano maggiori difficoltà nell’accedere ai servizi. Il discorso, tra l’altro, non riguarda solo le minoranza: la disparità nel trattamento economico, infatti, colpisce molto le donne, a prescindere dal gruppo sociale di appartenenza.

Negli USA, invece, i dati del Bureau of Labor Statistics (BLS: Ufficio di Statistica del Lavoro) riportano che uno statunitense su otto è a rischio povertà e la distribuzione percentuale è tutt’altro che omogenea: a vivere in povertà, negli USA, sono principalmente Cittadini afroamericani o ispanici.

Come si è visto, negli USA, la risposta ai problemi derivanti dalla crisi economica è stata di natura protezionistica: la vittoria di Trump rappresenta la voglia del Cittadino statunitense medio di chiudersi nei propri confini e guardare unicamente al proprio orto. Questa tendenza alla chiusura verso l’esterno ben si manifesta nelle politiche dell’attuale Amministrazione: il tanto celebrato muro ai confini con il Messico, il bando dei migranti dai Paesi arabi e la generale stretta sui visti, la minacciata (e in parte già attuata) guerra doganale contro UE e Cina. A queste politiche, è corrisposta una generale crescita di visibilità dei gruppi di estrema Destra che, facilitati anche dall’utilizzo dei social network, hanno trovato nell’Amministrazione Trump una sponda piuttosto prevedibile: tra i collaboratori del Presidente, infatti, vi sono diversi personaggi legati alla galassia estremista (uno tra tutti, il recentemente silurato Steve Bannon).

Per l’Unione Europea, la crisi economica è coincisa con l’avvio di una crisi migratoria particolarmente dura. La coincidenza dell’incapacità dei piccoli Stati europei di fronteggiare la crisi economica e difendere il benessere dei propri Cittadini con l’arrivo di un grande numero di migranti, è stata una manna dal cielo per i gruppi populisti che hanno trovato il capro espiatorio ideale. Parallelamente alla crescita ed i successi elettorali dei gruppi populisti in molti Paesi UE, infatti, si assiste ad un proliferare di fenomeni di intolleranza sempre meno striscianti e più manifesti.

Una spiegazione, seppur parziale, potrebbe arrivare dalla Crisi dello Stato che, a partire dagli anni ’80 del ‘900, ha colpito i Paesi più sviluppati. Con il venire meno del riconoscimento del ruolo della Stato, ovvero di un sistema di leggi che garantiscano un trattamento equo a tutti i Cittadini, risorgono una serie di identità, ognuna delle quali ambisce ad essere quella legittimata a rappresentare la Nazione o il Popolo. In quest’ottica, da un lato si hanno i figli dei vecchi cittadini che, non riconoscendosi più nelle Istituzioni laiche, guardano ad una qualche identità che possa essere razziale, etnica, religiosa o quant’altro; dall’altro ci sono i figli dei nuovi arrivati che, chiusi in dei ghetti anche a causa delle difficoltà economiche del momento, faticano a riconoscersi nei valori degli Stati ospitanti. Ecco un proliferare di identità impazzite (e spesso storicamente inconsistenti) in cui ogni motivo è valido per essere intolleranti: dalla religione al genere, dalla preferenza sessuale all’etnia.

In questo contesto sembra essere di fronte ad una società divisa in due: da un lato, c’è una parte benestante per cui le questioni razza, credo o genere non contano (o contano molto poco) e per cui non c’è problema ad avere un afroamericano alla Casa Bianca; dall’altra c’è una moltitudine frammentata ed impazzita, pronta a lasciarsi influenzare da chiunque sia in grado di vendere una pseudo-identità e, con questa, un nemico.

A cinquant’anni dall’assassinio di Martin Luther King, sembra che la strada da fare sia ancora molta.

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