sabato, Ottobre 16

Marte: svolta pacifica per il progresso mondiale

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Giovanni Schiaparelli è stato un accademico dei Lincei. Il suo nome è conosciuto per gli studi e gli importanti contributi che le sue ricerche hanno dato alla conoscenza di Marte. A distanza di oltre un secolo, il ‘secolo breve’, un altro membro dell’Accademia dei Lincei rappresenta la frontiera della conoscenza spaziale internazionale con una serie importante di pubblicazioni sul Pianeta Rosso e i modi per raggiungerlo. E non solo.

Giovanni Bignami è uno degli astrofisici più famosi: è stato Presidente della Agenzia Spaziale Italiana, del Comitato per la ricerca spaziale (COSPAR) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. In questa intervista rilasciata in esclusiva per L’Indro ne condivideremo qualche riflessione.

 

Professor Bignami, nel suo ultimo libro scritto con Andrea Sommariva, lei parla di astronauti che un giorno abiteranno in una base permanente per cucinare grossi asparagi. Abbiamo letto con interesse ‘Oro dagli asteroidi e asparagi da Marte‘ e ci siamo documentati sulla famiglia delle Liliaceae, quel tanto almeno da chiederle come mai ha pensato proprio a un germoglio di origine dell’antica Persia per rendere Marte un campo da coltivare. A dire il vero, nel libro ‘Gli asparagi e l’immortalità dell’anima‘ del 1974, lo scrittore Achille Campanile disquisisce con molta ironia sulle possibili correlazioni tra gli asparagi e la vita oltre la vita giungendo alla conclusione che da qualunque parte si esamini la questione non c’è nulla di comune fra i due argomenti. Ma a parte questo, ritiene veramente sia possibile uno sviluppo così esotico per un ortaggio tanto popolare?

E’ da molto tempo che pensiamo di andare su Marte. Più o meno abbiamo idea di come arrivarci ma sopravvivere diventerà un altro discorso perché i tempi di permanenza sul pianeta prima di far ritorno saranno assai lunghi a causa delle opposizioni con la Terra. Ebbene, quando un equipaggio umano si recherà su Marte, sarà necessario costruire un piano di approvvigionamenti che permetta il sostentamento e la sopravvivenza degli astronauti con cibi freschi. E dunque è necessario pensare allo sfruttamento delle risorse in loco. Per adesso sappiamo che sono pochissime e in ogni caso sarà necessario che vi sia una vena acquifera che consenta l’irrigazione del suolo

Dunque, dando per scontato che su Marte vi sia acqua e energia sfruttabile, si potrebbero piantare gli asparagi.

Sì, utilizzando le serre che riportino delle condizioni compatibili a quelle che abbiamo sul nostro pianeta si potrebbe immaginare di impiantare delle coltivazioni naturali.

Ma quale potrebbe essere l’alternativa alle serre?

Beh, data la composizione dell’atmosfera come noi la immaginiamo, direi che questa potrebbe essere l’unica strada percorribile. Un’altra sarebbe il terraforming, quel processo immaginato da tanti scienziati per ridurre l’ambiente di un pianeta extra-terrestre alle nostre condizioni vitali. Ma il procedimento è molto costoso e per la sua riuscita occorre almeno un milione di anni. Mentre la coltura in ambienti coperti può realizzarsi molto più rapidamente. E visto che Marte dovrebbe essere composto principalmente di sabbie e terreni assai ricchi di ferro si è pensato che uno dei migliori prodotti da coltivare è proprio l’asparago. La Nasa lo considera tra i cibi futuri per i probabili coloni del nostro vicino di orbita.

E’ una soluzione verosimile?

Sicuramente si tratta di una interpretazione semplicistica e anche un tantino provocatoria. E’ poi ovvio che il piano prevede solo l’impianto di coltivazioni da consumare in loco. Portarle a Terra sarebbe un tantino pretenzioso anche se serviti nel più costoso ristorante del pianeta!

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