domenica, Settembre 19

Marte: Mars Sample Return, USA e Europa insieme per la nuova frontiera delle conoscenze L’accordo tra Nasa e Esa rappresenta una svolta politica già collaudata ma di caratura eccezionale, che darà spazio a condivisioni di interessi e di conoscenze

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Marte: la sua scoperta si perde nella storia dei primi osservatori e degli avvistamenti di una stella rossa che si muove velocemente tra le altre. La sua vicinanza alla Terra ha attirato millenni di attenzioni ma il pianeta fu esplorato visivamente per la prima volta da Galileo Galilei nel 1610 con un cannocchiale dotato di lenti primordiali da appena 4 cm. di diametro. Dopo il grande fisico pisano, Marte è stato poi oggetto di osservazione e di discussione per molti scienziati, ma tra questi siamo ovviamente più legati a Giovanni Schiapparelli, che nel 1893 iniziò a pubblicare una serie di lavori che resero molto popolari le sue ricerche. Pieno di storia e di storie, come dicevamo, il Pianeta Rosso ha rappresentato il tema di divagazioni, di ambizioni, di osservazioni.

Marte è stato un capitolo importante delle missioni di esplorazione del sistema solare; degli Stati Uniti a partire dal 1964, dell’Unione Sovietica, dell’Europa e dell’India.
Sullo stato dell’arte, Elon Musk oggi sostiene che la sua azienda ha pianificato di costruirvi una metropoli entro il 2050, lanciando tre delle sue Starship al giorno, con un carico ogni volta di 100 tonnellate di materiale e 100 tra passeggeri e pionieri, al costo di due milioni di dollari a missione. Chi ha familiarità con il mondo dello spazio sa che la cifra è veramente minimale. Ma se queste idee possono apparire fantasiose -l’amministratore della Nasa, Jim Bridenstine, ha richiamato all’ordine l’imprenditore sudafricano e la sua azienda- dobbiamo pur sempre ammettere che la prosopopea dell’Europa spaziale ha dovuto capitolare verso i sogni di un visionario e se il Vecchio Continente è in affanno con i sistemi di lancio, ora è proprio perché non ha mai voluto accettare l’intraprendenza e lo spirito di iniziativa americano. Non ci interessa entrare in questa polemica. Meglio parlare di quello che accadrà nei prossimi anni con una sperimentazione più allineata ad un architrave scientifico e piena di aspettative.
Un grande progetto è Mars Sample Return, una delle missioni più complesse mai affrontante dalla scienza e dalla tecnica.

La spedizione è prevista per il 2024 e il 2026: ricordiamo che l’orbita del quarto pianeta del sistema solare è ellittica, e dunque la distanza dalla Terra non è costante nella sua rotazione. Accade quindi che Marte è in opposizione, ovvero alla minima distanza dalla Terra, tra 780 e 810 giorni. Approssimativamente dai due a tre anni in cui bisogna approfittare della vicinanza per impiegare minor energia nel viaggio. Ed è quello che faranno due tra le più importanti agenzie spaziali mondiali.
La Nasa e l’Agenzia Spaziale Europea hanno ufficializzato Mars Sample Return il 26 aprile 2018, durante il Berlin Air and Space Show, con un accordo d’intesa per studiare congiuntamente la possibilità di riportare a Terra dei campioni di roccia e di atmosfera tramite una missione robotica. È, come si intuisce, un piano ambizioso che modifica sostanzialmente la dinamica dell’esplorazione umana fin qui seguita dagli Stati Uniti per far posto a sistemi automatizzati, più vicini alle regole della ricerca europea. Questo non riduce, ci auguriamo, l’interesse dell’opinione pubblica, che, se non assisterà agli scambi di battute tra le navi spaziali e Houston, saprà apprezzare il grande salto tecnologico della razza terrestre nella scoperta delle ancora infinite incognite che ci circondano.
Ma per noi cittadini dell’Europa sarà più importante sottolineare che il primo viaggio di andata e ritorno verso Marte dunque vedrà impegnata l’industria e la scienza del Vecchio Continente, così come c’è un prestigioso precedente nella missione Cassini–Huygens che ha svelato tanti segreti di Saturno, arricchendo un mosaico importante della nostra esistenza.

La missione -in modo fin troppo esemplificativo- si riassume così: tre lanci da Terra e uno da Marte, una discesa all’interno del cratere Jezero, ubicato sul lato occidentale di Isidis Planitia, dove si trova un foro che ha un diametro di 47 km. e sarebbe stato generato da un impatto meteoritico. Posatosi su quel suolo, un veicolo dotato di braccio automatico individuerà e raccoglierà le bolle sigillate di reperti prelevati nel corso della missione Mars 2020 -che partirà in luglio di quest’anno dalla Cape Canaveral Air Force Station- per poi depositare il materiale selezionato nel Mars Ascent Vehicle, un piccolo vettore che ripartirà per immettersi in un’orbita in cui rilascerà la capsula dei campioni che verrà intercettata dal veicolo orbitante partito nel 2026 dal poligono europeo di Korou. Una volta ingabbiato il prezioso carico -non più di 500 grammi a quanto pare- la navicella si avvierà verso Terra con tutte le procedure del rientro atmosferico e del recupero della pietra da sottoporre ai grandi laboratori di analisi.
Sarà la prima missione di prelievo di materiale da altro corpo celeste, fatte salve le rocce lunari, ma quelle furono scelte e asportate da astronauti e non da macchine automatiche.

Fino ad ora da Marte si sono immaginate solo provenienze di meteoriti. Sul nostro pianeta sono stati scoperti 130 elementi rocciosi espulsi dal Pianeta Rosso in seguito all’impatto di asteroidi e che, dopo aver viaggiato nello spazio per migliaia di anni, sarebbero finiti sulla Terra: in Egitto, in Francia, in Marocco, nello Yemen, nel Sahara occidentale, nell’Antartide. Sono reperti importanti, ma sicuramente contaminati dal lungo viaggio, dall’impatto dell’atmosfera terrestre e dalla corruzione della vita quotidiana. Si tratta comunque di valutazioni scientifiche documentate da lavori di pregio, anche se l’unica certezza che si ha su queste teorie è che per determinare che un sasso sia un oggetto arrivato dal nostro vicino di orbita, è necessario un confronto tra la composizione chimica dei gas intrappolati nel minerale con quelli dell’atmosfera marziana, che già negli anni settanta venne analizzata dalle sonde Viking.

Come in ogni studio di alto livello, non sono mancate le contestazioni.
Si è già costituito l’International Committee Against Mars Sample Return, che chiede si imponga un periodo di quarantena al materiale riportato da Marte per evitare la diffusione di virus o batteri patogeni.
Argomento particolarmente attuale in questi giorni!
E così il Comitato esorta le comunità scientifiche e ambientali alla cautela. Da parte nostra non siamo d’accordo che per lo studio del suolo e delle rocce marziane siano sufficienti gli strumenti remoti, ma certamente saranno utili tutte le precauzioni.
L’astronomo Carl Sagan nel 1973 paventò il rischio di ‘peste marziana’. Niente di scientifico, ma il rischio è plausibile.
Dunque, un sistema così complesso potrà essere un’occasione per rafforzare gli studi di prevenzione da rischi sconosciuti ed essere scrupolosi nell’attuare i dovuti controlli. Ma queste tecniche saranno utili anche per garantire che un’ipotetica -e per adesso lontana- colonizzazione di Marte avvenga nella massima sicurezza della razza umana.

Da osservatori concludiamo che l’accordo tra Nasa e Esa rappresenta una svolta politica già collaudata ma di caratura eccezionale, che darà spazio a condivisioni di interessi e di conoscenze. Più tutto, però, riteniamo che il programma rappresenti l’avvio di attività professionali di altissimo livello.
Le Nazioni che sapranno capitalizzare queste opportunità, saranno quelle che cavalcheranno la tigre della competenza e del prestigio, sul piano internazionale, ma anche e soprattutto per la crescita nazionale.

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