mercoledì, ottobre 24

Marte, così lontano, così vicino Fin dall'inizio del mese, ha catturato l'attenzione degli studiosi per la spettacolare tempesta di sabbia che lo avvolge

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Marte, il nostro vicino di orbita, questo mese sta vantando il primato delle osservazioni: tra qualche giorno, il 31 luglio il pianeta rosso raggiungerà la distanza effettiva minima dalla Terra, pari a 57.590.630 km. Sarebbe stato il momento giusto per raggiungerlo ma così non è stato e occorre attendere ancora due anni per inviare sonde o oggetti per investigare la natura dei terreni che un giorno potranno forse essere conquistati dall’essere umano. Non staremo a fermarci su considerazioni già fatte su quanto può essere utile l’esplorazione spaziale: in questo tempo in cui ognuno si sente in grado di esprimere giudizi definitivi sulla validità del progresso tecnologico, sarebbe rischioso barricarsi dietro riflessioni insignificanti. Del resto ci sono popoli che investono per il miglioramento delle proprie potenzialità tecnologiche e sviluppano segmenti scientifici in grado di attirare intelligenze e capacità industriali. Altri –e non staremo a far nomi- che li respingono dietro l’onda di continue polemiche faziose e prive di qualità. Un vero peccato, imperdonabile perché così si portano le generazioni future verso una deriva incontenibile che, senza argine trascinerà alla desertificazione. E allora sì che si ritornerà al ruolo di emigranti, esattamente come sta accadendo oggi per i nostri vicini africani!

Ma al momento restiamo pure alla finestra ad osservare Marte. C’è chi parla di una maratona estiva, forse più efficace di quei mondiali appena terminati in cui il nostro Paese non è stato protagonista nonostante il giro di denaro profuso nello sport nazionale. Il fatto è che fin dall’inizio del mese Marte ha catturato l’attenzione degli studiosi per la spettacolare tempesta di sabbia che lo avvolge in una sacca opaca fino almeno al 27 luglio, quando sulla volta celeste si troverà nella posizione opposta rispetto al Sole. È una tormenta dalle proporzioni bibliche che ha colpito quasi un quarto del pianeta e che al momento ha creato dei grossi problemi alle strumentazioni scientifiche deposte sulle croste marziane: i pannelli di Opportunity sono stati oscurati e potrebbero passare settimane, molte settimane, prima che il rover della Nasa possa rivedere la luce e ricaricare le proprie batterie tramite i sensori solari. Queste condizioni metereologiche dovrebbero ridimensionare le ambizioni di Mr. Elon Musk che pretenderebbe di portare in tempi brevi degli astronauti su Marte. Lassù la vita per l’uomo della Terra è ancora impossibile. Forse lo sarà per sempre, forse no. Le opportunità si determinano dalla ricerca scientifica e dalle applicazioni tecnologiche: per adesso meglio eseguire le osservazioni con strumentazioni automatiche, senza mettere a rischio la vita umana. Utilizzando le macchine si possono ottenere risultati assai utili e forse anche il recupero di alcune sostanze impiegabili sulla Terra.

Lo scorso 13 giugno l’ente americano ha dedicato una conferenza stampa spiegando che la tempesta di polvere –una delle più intense mai osservate su Marte- ha coperto un’area grande quanto Russia e Nord America. Una grande opportunità, secondo secondo Jim Watzin, direttore del programma di esplorazione che vede l’effetto con un ottimismo tipico degli scienziati. «Abbiamo diversi veicoli spaziali che operano sul pianeta e ognuno di questi offre uno sguardo unico su come si formano e si comportano le tempeste di polvere: conoscenze che saranno essenziali per le future missioni, sia robotiche sia umane». Per adesso, però il rover Opportunity, che si trova su Marte dal gennaio 2004, non colloquia più con base Terra dalla Perseverance Valley e là tutto sembra notte. L’ipotesi è che la carica delle batterie di Opportunity sia scesa sotto i 24 volt e il capo programma John Callas, dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena ha detto: «Non sappiamo quanto durerà la tempesta e inoltre è difficile prevedere come sarà l’ambiente una volta che rischiarerà».

Situazioni complesse che pretendono grandi attenzioni e che comunque ci regaleranno uno spettacolo unico con la Luna che si tingerà di rosso nell’eclissi totale più lunga del secolo. La lunga notte comincerà alle 21:30 italiane del 27 luglio, durerà 103 minuti e sarà visibile in Italia, nel resto d’Europa e poi in Asia, Australia, Antartide, Africa, Medio Oriente, America del Sud, nell’Oceano Pacifico e nell’Atlantico.

‘Eclissi’, lo ricordiamo a noi stessi narratori, è un termine che viene dal latino e dal greco, associato all’abbandono ovvero al venir meno. Un fenomeno che se è stato oggetto di culto e di timori per molti popoli, ma che ha rappresentato anche uno strumento di sottomissione. E per tutti valga un aneddoto che farà comprendere quanto sia valida la conoscenza: il 29 febbraio 1504, durante il suo quarto viaggio nel Nuovo Continente, Cristoforo Colombo si arenò nella baia di Santa Gloria, lungo le coste della Giamaica. L’ammiraglio aveva le navi a pezzi ed era senza cibo. Ma le popolazioni che sarebbero state sottomesse dall’Europa ingorda rifiutarono qualsiasi aiuto fino a che l’italiano al soldo dei re spagnoli non convocò i capi tribù asserendo la grande offesa della Divinità per il dinniego all’uomo bianco. Era in procinto di verificarsi un eclissi lunare; Colombo lo sapeva bene perché aveva letto un trattato di Johannes Müller, un astronomo della Bassa Franconia che sapeva molto di previsioni lunari. E così, quando il disco del nostro satellite si oscurò per una volontà squisitamente naturale, la promessa di intercessione di Colombo assicurò al suo equipaggio cibo e manodopera gratis. Una truffa dell’altro mondo!

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