giovedì, Maggio 19

Maroussia, una storia dell’indipendenza ucraina del XIX secolo Maroussia di Marko Vovchok non racconta ai suoi lettori ucraini e russi la stessa storia di quella di Stahl ai suoi lettori francesi, prima adulti, poi bambini. Il commento di Virginie Tellier, CY Cergy Paris Université

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“Vi racconterò cosa è successo tanto tempo fa in Ucraina, in un angolo sconosciuto, ma fresco e affascinante di questo Paese. » Si apre così il primo episodio di Maroussia di P.-J., che ha riscosso un successo duraturo in Francia e oggi assume particolare importanza.

Stahl adotta la forma del racconto, che rimanda la storia a un lontano passato. Tuttavia, poche righe dopo, l’autore situa i fatti che riporta in modo abbastanza preciso, anche se non li data. La storia, dice, si svolge dopo la morte di Bogdan Khmelnitsky (quindi dopo il 1657), in un’Ucraina in parte soggetta alla Russia, in parte alla Polonia.

Un giorno, un cosacco si presenta a casa di un contadino e rivela di avere una missione da compiere: deve recarsi dai due capi ucraini per cercare di unirli affinché il popolo possa scacciare gli invasori stranieri e riconquistare la propria indipendenza. La piccola Maroussia, figlia del padrone di casa, si offre quindi di aiutare il cosacco ad attraversare l’Ucraina nascondendosi dai soldati russi. Accompagna il suo amico per più di un anno nella sua missione, prima di morire alla fine della storia, mentre gli ucraini indifesi si preparano a rinunciare ai combattimenti.

Come spiegare l’interesse del pubblico per la storia di una terra lontana e gli eventi precedenti di oltre 200 anni quando Stahl pubblica il racconto? Possiamo evocare l’emozione profonda e universale suscitata dall’avventura di questa bambina morta per difendere il suo Paese. Ma il successo della storia è senza dubbio dovuto anche al fatto che Stahl interroga, attraverso la piccola Maroussia, l’identità e i valori del suo lettore.

Ciò è implicitamente indicato nel capitolo XII, che offre una chiave di lettura della storia. Il cosacco, travestito da musicista itinerante, entra in un campo russo con Maroussia ed esegue davanti ai soldati una canzone la cui storia ricorda stranamente quella che il lettore sta leggendo. Inizia con queste parole: “Tanto, molto tempo fa, alcune brave persone avevano una patria”.

La canzone racconta poi come questo paese prospero, che non ha nome, sia stato improvvisamente invaso dai suoi potenti vicini. Terminato il brano, il narratore riprende: «Ascoltando la semplice denuncia dei fatti, di cui alcuni non hanno chiesto la domanda, altri l’hanno fatta. Per questi era chiaro. La canzone invita i personaggi della storia, i soldati russi, ad applicare le sue parole alla situazione che stanno vivendo, coloro che proprio nel XVII secolo stanno invadendo l’Ucraina.

Di conseguenza, l’autore offre anche al suo lettore, nel 1875, di applicare la storia di Maroussia alla sua situazione. Quale potrebbe essere allora il significato di questa storia per i suoi primi lettori? Se non riusciamo a determinarlo con certezza, possiamo comunque fare ipotesi che ci consentano di riflettere sul significato che può avere per noi ancora oggi.

Chi è Marko Vovchok?

L’autore di questa “leggenda” è un autore. Marko Vovchok è lo pseudonimo di Maria Vilinskaïa, moglie di Opanas Markovitch, un ex membro della Società Cirillo e Metodista sciolta dalla polizia zarista nel 1847, perché affermava l’uguaglianza delle nazioni slave. Per una donna prendere uno pseudonimo maschile non era raro nel 19° secolo, si pensi a George Sand, in Francia, per esempio. D’altra parte, abbreviando il nome di suo marito in “Marko”, Maria Vilinsaïa opta per un nome dal suono ucraino.

Maria Vilinskaïa, nata a Orel e cresciuta a Kharkiv, ha imparato l’ucraino e ha pubblicato una raccolta di racconti in questa lingua, che è stata tradotta in russo da Turgenev. Fu invece in russo che pubblicò a San Pietroburgo, nel 1872, Maroussia, “tradotto da Little Russian di Marko Vovchok”. Afferma che la storia, trasmessa oralmente da un vecchio narratore, si riferisce a eventi accaduti “molto tempo fa in Ucraina”.

L’autore, pur scrivendo in russo, fa numerose allusioni alla lingua ucraina, usa parole ucraine e riproduce canti popolari, che l’antico cosacco canta accompagnato dalla tradizionale bandoura, e che sono tradotti in russo in nota a piè di pagina. Il lirismo della sua penna rende omaggio alle bellezze della terra ucraina e al coraggio dei suoi abitanti. Dal primo capitolo, la storia è posta sotto la figura tutelare del cosacco Bogdan Khmelnitsky. La storia contribuisce così a creare una memoria specifica dell’Ucraina, che è viva ancora oggi.

Una ‘leggenda russa’?!

Tuttavia, Stahl, pseudonimo dell’editore Hetzel, sottotitola la sua storia “leggenda russa”. Ha incontrato Marko Vovchok a Parigi ed è stata lei a tradurre per lui la sua Maroussia in francese. Stahl, se riproduce abbastanza fedelmente il testo dell’autore, lo adatta anche a un pubblico che sa poco dell’Ucraina, secondo un suo progetto, e che non è proprio quello di Marko Vovchok.

Facendolo diventare una “leggenda russa”, Hetzel inscrive la storia in una tradizione molto francese, che corrisponde all’orizzonte delle aspettative dei suoi lettori. In effetti, molte storie popolari francesi, nel 19° secolo, raccontano storie russe. Una delle trame spesso utilizzate consiste nell’evidenziare l’eroismo di una bambina o di una ragazzina, che attraversa la steppa a rischio della sua vita.

Nel 1806 Sophie Cottin traspone in Elisabeth ou les exiles de Sibérie una notizia: tra il settembre 1799 e il febbraio 1801, Prascovia Loupalova aveva attraversato la Russia, da sola, per chiedere pietà per suo padre, un gentiluomo esiliato in Siberia. Questa figura, il primo avatar dello stereotipo che Charlotte Krauss chiama la “donna-martire”, e che ritroviamo in molti romanzi nel corso del secolo, si incarna anche nella Nadia Fédor di Jules Verne che, in Michel Strogoff (1876), viaggia attraverso La Russia da Riga a Irkutsk per ritrovare il padre, anche lui esiliato e, così facendo, assiste il famoso corriere dello Zar nella sua missione patriottica.

Marko Vovchok ha scelto di uccidere Maroussia con un proiettile tartaro, il che storicamente non è plausibile. Ma è certo che il tartaro di Maroussia, per il lettore francese, viene confuso con quelli affrontati da Michel Strogoff durante la sua lunga corsa siberiana.

Educare al patriottismo?

Ma se Hetzel sceglie di pubblicare il racconto ucraino di Marko Vovchok, è anche per mettere in luce “quelle terre di cui si parla poco”, come scrive all’inizio del suo racconto. Avverte anche il suo lettore: i cosacchi di cui parlerà non sono quelli del Don, i cosacchi russi che il pubblico francese conosce bene. Sono altri cosacchi, quelli di cui Voltaire disse nel 1731 di essere “troppo innamorati di un bene preferibile a tutto, la libertà”.

Se interessarono Hetzel nel 1875, fu perché, per lui, la storia dell’Ucraina valeva anche per quella dell’Alsazia, recentemente conquistata dalla Prussia. Nel 1878 il volume apparve nella Biblioteca dell’educazione e del tempo libero. Quindi cambia destinatario, poiché l’obiettivo ora sono i bambini.

Le trasformazioni subite dal testo ci informano sul modo in cui Hetzel vuole rivolgersi ai bambini, e in particolare alle bambine. Il libro è illustrato da Théophile Schuler e l’autore lo dedica “ad Alsa, figlia d’Alsazia, ad Alsa, figlia di Théophile Schuler”: Schuler, come Hetzel, sono di origine alsaziana, ed entrambi sono di forte repubblica.

Tale è infatti l’applicazione che Hetzel vuole dare alla sua leggenda, che non è solo russa o ucraina, ma anche tutta francese: dietro i contadini ucraini che combattono come valorosi per la loro “repubblica” e che sono animati dal motto “uguaglianza , fraternità, libertà”, dobbiamo vedere i contadini francesi del 1792, uniti per respingere gli eserciti europei. Così prende senso la morale che Hetzel aggiunge alla sua storia dopo aver a lungo paragonato Maroussia a Giovanna d’Arco, come ha dimostrato Ksenya Kiebuzinski: “Purtroppo c’è più di un’Ucraina al mondo; concedi a Dio che, in tutti i paesi che la forza ha assoggettato al giogo degli stranieri, nascano tanti Maroussia capaci di vivere e morire come la piccola Maroussia di cui abbiamo appena raccontato la storia! »

Rivolgendosi ai giovani francesi, Hetzel è pienamente in linea con il progetto educativo della Terza Repubblica, che mira a difendere la pace preparando i bambini alla possibilità di dover un giorno andare in guerra, come mostra Olivier Loubes, ed è così che il suo primo i lettori lo hanno capito. Così scriveva Charles Clément nel Journal des Débats dell’8 dicembre 1878: «Con commozione che pulsa in queste pagine toccanti, si direbbe che M. Stahl le scrisse sotto l’impressione delle recenti disgrazie del suo paese d’origine, e gli occhi fissata sull’Alsazia. Il soggetto sembra d’altri tempi […] eppure da tutto questo lavoro di struggente realtà e attualità emerge un insegnamento salutare, benefico, che si rivolge a tutti. »

Hetzel non ignora i problemi che può porre la ricezione infantile di un testo che sostiene la pace e insieme difende il patriottismo. Possiamo inviare un libro ai bambini che finisca con la morte di un bambino? Per preservare i suoi lettori, aggiunge in Nota Bene una seconda variante del finale, secondo cui la piccola Maroussia è sopravvissuta alle ferite riportate: diventata una giovane ragazza di straordinaria bellezza, veglia sull’Ucraina dal monastero in cui vive.

Dialoghi contemporanei

Maroussia di Marko Vovchok non racconta quindi ai suoi lettori ucraini e russi la stessa storia di quella di Stahl ai suoi lettori francesi, prima adulti, poi bambini. La lettura di Stahl della storia di Marko Vovchok non è un tradimento: partecipando alla costituzione della memoria delle rispettive comunità, i due autori si interrogano su cosa faccia una nazione.

Questo è il motivo per cui, senza dubbio, Maroussia continua a toccarci oggi: il racconto di fantasia ha questa particolarità, per quanto riguarda la stampa informativa, di non essere di attualità, poiché è ancorato a un immaginario condiviso dal suo autore e dai suoi lettori . D’altra parte, viene aggiornato da ciascuna delle sue letture, così come ogni messa in scena aggiorna un testo teatrale.

Ogni lettore legge con quello che è, la sua storia, le sue letture precedenti, i suoi valori, e tutto questo dà senso alla sua lettura. Ogni lettura è sempre situata qui e ora, anche quando è informata dalla conoscenza del passato.

Abbiamo quindi il diritto di rileggere Maroussia oggi: questo racconto non solo ci aiuta a capire come ucraini, russi e francesi definissero la loro nazione negli anni 1870. 150 anni dopo, la leggenda di Maroussia continua a farci domande, a cui tocca a ciascun lettore di rispondere, in un dialogo costantemente rinnovato con il testo letterario.

 

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