venerdì, Settembre 17

Marocco: una genuina voglia d’Africa?

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Il Governo di Rabat ha annunciato, a fine febbraio, il ritiro unilaterale dell’Esercito stazionato in difesa della contesa area di Guerguerat al confine con la Mauritania che demarca la linea di frontiera tra il Marocco e il Sahara Occidentale sotto il controllo del Fronte Polisario.  Una decisione che ha colto di sorpresa la comunità internazionale in quanto ha evitato la ripresa dei combattimenti tra i due Paesi legati alla questione della indipendenza del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola fino al 1975 che detiene le principali riserve di fosfato al momento conosciute nel Continente.
Nel 1976 il Marocco rivendicò la competenza territoriale sulla ex colonia spagnola, iniziando una interminabile guerra contro il movimento indipendentista Fronte Polisario che aveva appena creato una Repubblica autonoma. Grazie alle pressioni internazionali e alla mediazione di Unione Africana e Nazioni Unite i due rivali giunsero, nel 1991, ad un accordo di cessate il fuoco.

Guerguerat era stata trasformata in una buffer zone (zona cuscinetto) monitorata da osservatori militari delle Nazioni Unite. Il progetto di costruire una autostrada nella zona aveva provocato la ripresa delle ostilità. L’autostrada doveva entrare nei territori del Sahara Occidentale rivendicati dal Fronte Polisario. L’obiettivo di Rabat era quello di facilitare il trasporto del solfato estratto e destinato alle esportazioni. Il Fronte Polisario ha sempre rivendicato la proprietà delle miniere e denunciato come illegali le attività del Governo marocchino di estrazione e vendita.  

A partire dallo scorso gennaio il Fronte Polisario ha lanciato una serie di attacchi sulle postazioni tenute dall’Esercito marocchino nella zona di Guerguerat mettendo in serio rischio il cessate il fuoco. La maggioranza degli osservatori ONU, agli inizi di febbraio, aveva lanciato l’allarme di una probabile ripresa del conflitto, definendo le tensioni di confine una situazione critica e pericolosa.

Il ritiro unilaterale delle truppe marocchine, deciso dal Re Mohammed VI, è stato attuato dopo intensi colloqui diretti con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Re Mohammed VI aveva chiesto misure urgenti per bloccare la tensione nella buffer zone, denunciando il Fronte Polisario di voler provocare la ripresa del conflitto. Non si conoscono i dettagli delle 4 conversazioni avvenute tra i due leader che hanno portato al ritiro unilaterale delle forze armate che compromette seriamente il progetto dell’autostrada.
La decisione è probabilmente legata al
ritorno del Marocco come Stato membro dell’Unione Africa dopo 33 anni di assenza legata al riconoscimento AU della indipendenza del Sahara Occidentale. La posizione della Unione Africana sul Sahara Occidentale rimane inalterata ma viene ‘addolcita’ da un tacito compromesso non ufficializzato: l’indipendenza del Sahara Occidentale non è oggetto di discussione, ma da parte del Marocco non sarà necessario il riconoscimento di questo Paese che conta 500.000 abitanti. Un compromesso duramente criticato dal Fronte Polisario che ha chiesto alla UA l’imposizione di sanzioni al Marocco qualora continuasse a non riconoscere la regione come una Nazione autonoma.
Identica richiesta è stata avanzata al Consiglio di Sicurezza ONU dal rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, Ahmed Boukhari. Una chiara offensiva diplomatica per controbilanciare le mosse di Rabat tese a riavvicinarsi alla vita politica ed economica del continente. «
Le manovre diplomatiche del Marocco non sono altro che dei giochi. Se il Marocco vuole essere considerato membro a tutti gli effetti della Unione Africana deve riconoscere l’indipendenza del Sahara Occidentale, già sancita dalla UA o sostenere il peso di sanzioni economiche», ha dichiarato ai media africani Boukhari lo scorso venerdì. La risposta giunge dal Ambasciatore marocchino a Mosca, Abdelkader Lecheheb: «Il Marocco non riconoscerà mai l’indipendenza del Sahara Occidentale».

 Il Sahara Occidentale rimane la spina nel fianco del tentativo del Re Mohammed VI di integrarsi nella vita politica, sociale ed economica dell’Africa. Una scelta che rappresenta una netta rottura con il passato, quando il Marocco nutriva aspirazioni europee. Dal 1996 Rabat ha aumentato i suoi scambi commerciali con l’Unione Europea nella speranza di poter entrare come Stato membro. Una speranza condivisa da altri Paesi del Nord Africa e dalla Turchia. Purtroppo ileader‘ della Unione Europea (Gran Bretagna, Francia e Germania) non seppero o non vollero cogliere l’opportunità, inglobando nell’Unione gli Stati africani del Mediterraneo. Una mossa che avrebbe contribuito a rendere più sicura la regione, limitato la radicalizzazione islamica, diminuito i flussi clandestini degli immigrati e impedito la nascita di regimi autoritari (nel caso della Turchia). La Francia si oppose per mantenere il suo ‘pseudo’ controllo sulle ex colonie in Nord Africa. La Germania era terrorizzata dalla naturalizzazione della potente diaspora turca tedesca, forte di 4 milioni di persone. L’attenzione della Gran Bretagna era rivolta altrove.
Dinnanzi al rifiuto europeo di allargare la UE ai Paesi del Mediterraneo ogni Nazione ha trovato proprie alternative. Ad esclusione della Libia (distrutta dalle logiche geo-politiche franco-americane), l’Algeria si è rinchiusa su se stessa, la Turchia ha subito un processo di autentica involuzione democratica e si è avvicinata alla Russia, mentre il Marocco ha deciso di rivolgersi al continente africano. L’ambizione è di diventare un Paese leader della Unione Africana grazie al suo potenziale industriale e tecnologico. Dopo una lunga serie di importanti accordi economici e di collaborazione scientifica stipulati dal Re Mohammed VI durante le sue recenti visite ufficiali in Nigeria, Ghana, Kenya, Rwanda e dopo il ritorno all’Unione Africana, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione ha annunciato la volontà del Regno del Marocco di diventare membro della ECOWAS, la Comunità Economica dell’Africa Occidentale.  

La miopia europea di non voler allargare l’Unione al Mediterraneo sta creando le basi per un distacco dei Paesi del Nord Africa verso un partner ora considerato non sincero. Un partner interessato più allo sfruttamento delle risorse naturali e al contenimento dell’immigrazione (anche a scapito dei diritti umani) che a equi rapporti bilaterali. Dopo gli avvenimenti libici, l’Europa è considerata potenzialmente ostile. La crisi politica della UE e il Brexit hanno reso l’Europa una soluzione poco attraente. Pur mantenendo inalterati gli scambi commerciali con il Vecchio Continente, Re Mohammed VI intende orientarsi verso l’Unione Africana, adottando una politica opportunista e di mera convenienza verso i partner europei. Una politica evidenziata dal utilizzo strumentale della pressione migratoria sull’Europa per ottenere migliori condizioni di accordi economici e per interrompere il sostegno della UE al Sahara Occidentale. «L’intera politica estera del Marocco è influenzata dal problema del Sahara Occidentale. Di conseguenza sta letteralmente minacciando l’Unione Europea di lasciar passare centinaia di migliaia di immigranti clandestini che tentano di raggiungere le coste europee in caso che l’appoggio al Fronte Polisario dovesse continuare», afferma Khadija Mohsen-Finan, docente esperto del Nord Africa presso l’Università della Sorbonne a Parigi.
Il Marocco ha accettato di creare campi di accoglienza finanziati dalla UE presso la regione di Ceuta, prossima alla frontiera con la Spagna, quindi divenuta uno dei principali hub logistici per la mafia europea e africana intenta a lucrare sul traffico di esseri umani. Il Governo di Rabat sta tentando di impedire le attraversate del Mediterraneo e raggruppando gli aspiranti immigranti in questi campi di ‘accoglienza’. In realtà dei campi di concentramento all’interno dei quali si consumano vari abusi dei diritti umani e numerose violenze. Re Mohammed VI ha minacciato di smantellare i campi e di non interferire sui flussi migratori clandestini che vengono organizzati sul territorio del Marocco. L’Europa tenterá di offrire altri soldi…

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