martedì, Giugno 15

Marocco medievale: la grande esposizione al Louvre Oltre trecento opere di raro valore sono esposte nel celebre museo dal 17 ottobre scorso

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marocco medievale

ParigiDall’XI al XV secolo almeno tre dinastie – gli Almoravidi, gli Almohadi e i Merinidi – furono in grado di unificare uno spazio geopolitico il cui centro era l’attuale Marocco e di estenderlo verso il deserto del Sahara a Sud (fino al Nord dell’attuale Mauritania), la Libia ad Est e l’Andalusia a Nord. Per testimoniare la storia di questo periodo di splendore culturale e artistico oltre trecento opere di raro valore sono esposte dal 17 ottobre scorso al Louvre, opere che testimoniano le glorie di un impero capace di unire per la prima volta i confini di tutto l’Occidente islamico. La mostra, dal titolo «Marocco Medievale, un impero dall’Africa alla Spagna», spinge lo spettatore a rivistare questo periodo di apogeo dell’Occidente islamico sia dal punto di vista storico che artistico. Nell’imponente sala Napoleone del Louvre s’alternano le più belle realizzazioni architettoniche, i tessuti pregiati confezionati all’epoca, le sculture d’avorio o le calligrafie più eleganti ed elaborate di questo lungo periodo durato almeno quattro secoli. Un lungo viaggio attraverso uno spazio culturale, oggi marocchino ed andaluso, all’epoca unificato sotto le medesime dinastie, che segue un filo cronologico facendo tappa sui luoghi di potere, le capitali storiche, le città d’oro e di luce.

La mostra s’apre sul territorio del Maghreb al-Aqsa, il Maghreb Occidentale che coincide con l’attuale Marocco, all’indomani della conquista araba condotta da un discendente di Maometto, Idris I. Occupata l’antica colonia romana di Volubilis, Idris I fonderà sul luogo un vero e proprio regno autonomo che passerà poi alla storia come il Regno degli Idrisidi e che estenderà il suo dominio ininterrottamente dal 788 al 985 d.C. La progressiva urbanizzazione della regione si tradurrà nella fondazione della città di Fez, capitale spirituale e culturale e ‘città santa’ del Marocco. Dell’epoca sono state conservate diverse monete d’argento ed un minbar (pulpito da cui il khaīb recita per la alāt del mezzogiorno di venerdì la preghiera canonica) di una moschea andalusa.

Il declino della dinastia idriside alla metà del X secolo aprirà la strada all’ascesa degli Almoravidi un secolo dopo. Quest’ultimi, discendenti da una confederazione di tribù berbere provenienti dal Nord della Mauritania, porteranno l’idea di una riforma religiosa sunnita e malikita dell’Islam. Grazie ad una rapida espansione per mezzo delle armi, gli Almoravidi riusciranno in poco tempo a ridisegnare la cartografia dell’Occidente musulmano e a creare un impero che s’estende dal deserto del Sahara al Sud della penisola iberica. Gli almoravidi controllano tutte le piste carovaniere e ciò è riscontrabile nella presenza al Louvre di una stele proveniente da Almerìa (Spagna) e ritrovata a Gao (Mali) ma anche del tesoro di Tijikja (Mauritania). L’impero almoravide s’irradia a partire dalla nuova capitale Marrakech, fondata nel 1070. Di quel periodo, e della pietà almoravide, sono una testimonianza d’eccezione le decorazioni della Moschea al-Qarawiyyin di Fez ma anche autocromi (prime foto a colori messe a punto nel 1904 dai fratelli Lumière) della città di Marrakech. Le pregiate produzioni dei laboratori di artigianato spagnolo, soprattutto di Almerìa, circoleranno in tutto l’impero, anche nell’Occidente cristiano come dimostra l’esposizione della Tonaca di Sant Exuperio, proveniente dalla Basilica di Sant-Sernin a Tolosa, che mostra il pregio della tradizione del broccato andaluso.

Nella seconda metà del XII secolo il potere centrale degli Almoravidi s’indebolisce sotto la spinta di pressioni esterne ma anche interne. Le fronde interne sono guidate da capi spirituali desiderosi di riformare l’impero dal punto di vista religioso. Uno di questi capi, Ibn Tumart, si proclama nuova guida, Mahdi, di tutta la comunità di fedeli. In breve tempo riesce a federare tutte le tribù berbere del Sud del Marocco attorno ad un nuovo dogma religioso unitario. Gli Almohadi (dall’arabo al-muwaḥḥidūn, « gli Unitari ») partono dunque alla conquista dell’impero almoravide che poi estenderanno fino all’attuale Libia, imponendo a tutti i sudditi dei territori da loro sottomessi il dogma del Tawīd ovvero dell’unità e dell’unicità di Dio. Sfortunata vittima di questo periodo sarà il noto filosofo ebreo Maimonide, costretto all’esilio e di cui si può ammirare in un’apposita teca allestita nella mostra un manoscritto autografo. Il nuovo impero degli Almohadi s’articola su tre capitali : Marrakech, Siviglia e Rabat, quest’ultima fondata in memoria della vittoriosa jihad nella penisola iberica suggellata dalla vittoria degli Almohadi contro le armate cristiane di Castiglia ad Alarcos. L’economia dell’impero rifiorisce come dimostrano i prolifici carteggi tra la Repubblica di Pisa e Tunisi. L’ideologia almohade fonda la sua visione religiosa sulla propaganda e sull’utilizzo massiccio di una cultura visiva e di una complessa calligrafia che riutilizza simboli di forza e coraggio come il leone. Anche la lingua berbera diventa per la prima volta il centro di una politica d’affermazione identitaria.    

In Andalusia però le disfatte militari provocano nel XIII secolo l’indebolimento dell’impero degli Almohadi che si spezzetta progressivamente. Nel 1269 la tribù berbera dei Merinidi irrompe sulla scena e conquista la città di Marrakech mettendo fine all’impero almohade. Questa volta i Merinidi fanno proselitismo religioso tra i sudditi propagando dottrine proprie al sufismo ed un ritorno al sunnismo originario ed è per questo che Fez viene reinvestita simbolicamente in quanto città fondata dagli Idrisidi ma ugualmente come una sorta di cenacolo religioso e capitale spirituale. In quel periodo Fez sarà dotata di madrasse, collegi di scienze religiose ed altre istituzioni abbellite da sontuose e ricche decorazioni. Il sultanato merinide intrattiene inoltre importanti relazioni commerciali con i regni cristiani ma anche con il Sultanato di Grenada o con i Mammalucchi egiziani. Il regno merinide raggiungerà il suo apogeo nella seconda metà del XIV secolo. Con l’arrivo dell’epidemia di peste bubbonica e l’avanzata dei Cristiani da Nord il sultanato si spegnerà e con esso il lungo ed esteso dominio di tre dinastie che hanno regnato nel Marocco medievale. 

 

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