mercoledì, novembre 21

Marocco e Algeria, pronti al dialogo diretto e franco? «Il Marocco è aperto a eventuali proposte ed iniziative dell'Algeria per disinnescare il blocco nel quale si trovano le relazioni tra i due paesi vicini fratelli»

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In occasione del 43emo anniversario del Marcia Verde che portò alla liberazione del Sahara dal colonialismo spagnolo nel 1975, il Re Mohammed VI ha dichiarato, martedì, la disposizione del Regno Marocchino «al dialogo diretto e franco» con l’Algeria e ha proposto la creazione di un meccanismo politico congiunto di dialogo e di consultazione per superare «le vertenze congiunturali» che ostacolano lo sviluppo delle relazioni bilaterali.

Il Sovrano ha ricordato che dal suo accesso al Trono, ha sempre chiamato «con sincerità e buona fede» all’apertura delle frontiere tra i due paesi ed alla normalizzazione delle relazioni marocco-algerine, precisando che «il livello di rappresentazione nell’ambito di questa struttura, il suo formato, la sua natura sono da stabilire di comune accordo» e che «il Marocco è aperto a eventuali proposte ed iniziative dell’Algeria per disinnescare il blocco nel quale si trovano le relazioni tra i due paesi vicini fratelli».

Il meccanismo politico proposto dal Re Mohammed VI «dovrà impegnarsi ad esaminare tutte le questioni bilaterali, con franchezza, obiettività, sincerità e buona fede, senza condizioni né eccezioni, secondo un ordine del giorno aperto», e potrà costruire «il quadro pratico di una cooperazione, centrata sulle diverse questioni bilaterali», in particolare quella che riguarda la valorizzazione delle opportunità e dei potenziali di sviluppo della regione del Magreb. Il ruolo di questo meccanismo sarà anche di contribuire «al rafforzamento della concertazione e del coordinamento bilaterali per permettere di rilevare efficacemente le sfide regionali ed internazionali», precisamente quelle «legate alla lotta antiterrorista ed alla problematica migratoria». A questo punto il Sovrano ha ribadito il suo impegno ad operare insieme con gli algerini, «in un totale rispetto delle istituzioni nazionali del loro paese».

D’altra parte, il Sovrano ha deplorato «lo stato di divisione e di discordia che imperversa attualmente in seno dello spazio magrebino», opposto in modo flagrante ed insensato con ciò che unisce i popoli della regione: legami di fraternità, l’identità di religione, la lingua e la Storia ed il destino comune. Tale stato è in contrasto con l’ambizione di concretizzare l’ideale unitario magrebino, che animava la generazione della liberazione ed l’indipendenza, ambizione che si è incarnata nel 1958 con la Conferenza di Tangeri (nascita dell’Unione del Maghreb Arabo). In questo contesto, il Sovrano ha ricordato che l’appoggio apportato dal Regno alla Rivoluzione algerina aveva contribuito a rafforzare le relazioni tra il Trono marocchino e la Resistenza algerina ed era anche «un elemento fondatore della coscienza e dell’azione politica maghrebina comune».

«Per lunghi anni, durante e fino al ristabilimento dell’indipendenza, fianco a fianco, ci siamo sollevati contro il colonizzatore in un combattimento comune; e ci conosciamo perfettamente. D’altra parte, numerose sono le famiglie marocchine ed algerine che condividono legami di sangue e di parentela» e che l’interesse dei due popoli risiede «nella loro unità, la loro complementarità, la loro integrazione; e niente bisogno che una parte terza gioca, tra noi, intercessori o mediatori». «Tuttavia, dobbiamo dare prova di realismo e convenire che le relazioni tra i nostri due Paesi sfuggono alla normalità creando, di fatto, una situazione inaccettabile».

Nello stesso discorso il Re ribadisce l’attaccamento del Marocco da difendere la sua integrità territoriale con la stessa chiarezza e lo stesso senso dell’impegno responsabile, sia sul livello dell’ONU che a livello interno. «Questa chiarezza di cui ci prevaliamo è illustrata con i principi ed i referenziali immutabili che costituiscono la base della posizione marocchina, ciò che abbiamo definito nel discorso che abbiamo pronunciato in occasione del quarantaduesimo anniversario del Marcia Verde. Sono questi stessi fondamentali che hanno costantemente guidato la nostra azione fino ad oggi»:

Nessun regolamento della questione di Sahara è possibile al di fuori della sovranità piena ed intera del Marocco sul suo Sahara, ed al di fuori all’iniziativa d’autonomia, per la quale cui comunità internazionale ne ha riconosciuto la serietà e la credibilità;

Le esperienze passate dovrebbero permettere di meditare su un’evidenza: il problema non è tanto trovare una soluzione a questa questione, ma piuttosto di arrivare a definire il processo a seguire per giungerla. Spetta dunque alle parti che sono origine di questo conflitto l’assunzione della responsabilità nella ricerca di un regolamento definitivo;

Il pieno rispetto dei principi e fondamenti approvati dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il trattamento di questo conflitto regionale; essendo l’organo dell’ONU la sola istanza internazionale incaricata di supervisionare il processo di regolamento;

Il rifiuto categorico di ogni superamento o tentativo di portare danno ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi.

Questa chiarezza si manifesta anche con la fermezza ed il rigore estremi contro ogni abuso che potrebbe pregiudicare i diritti legittimi del Marocco o corrompere il processo di regolamento, dei termini di riferimento fissati. «Quanto all’ambizione che ci anima in materia», si trova rispecchiata nella collaborazione sincera del Marocco con il Segretario generale delle Nazioni Unite, come pure nel sostegno apportato agli sforzi del suo Inviato personale per mettere le basi di un processo politico serio e credibile.

Si manifesta anche attraverso le iniziative costruttive del Marocco e la sua palpabile attenzione agli appelli internazionali lanciati per trovare una soluzione politica duratura, realistica, di spirito di compromesso e che si iscrive nel quadro dell’iniziativa d’autonomia del Sahara marocchino proposta per risolvere il conflitto regionale del Sahara. Il Re Mohammed VI rileva in questo senso che il Marocco «è fermamente persuaso della necessità che, dai loro sforzi instancabili per consolidare la nuova dinamica, le Nazioni Unite traggano lezioni ed esperienze del passato ed evitino in particolare i blocchi e le insufficienze che hanno macchiato il processo di Manhasset‘».

Sul livello interno, il Sovrano sottolinea che il Marocco continuerà ad operare «per mettere fine alla politica di concessione di redditizio e di privilegi, per rifiutare ogni forma d’estorsione prendendo pretesto dell’integrità territoriale del Regno e per respingere la sua strumentalizzazione». «Inoltre, noi non risparmiamo alcuno sforzo per garantire lo sviluppo delle nostre province del Sud, nel quadro del nuovo modello di sviluppo, poiché vogliamo che il Sahara Marocchino si ricollega alla sua vocazione millenaria: essere trait d’union tra Marocco e la sua profondità africana, geografica e storica».

Parallelamente, prosegue il Sovrano, «l’attuazione operativa della regionalizzazione avanzata contribuisce a fare emergere una vera elite politica, che garantisce una rappresentazione democratica effettiva degli abitanti di Sahara e che, in un clima di libertà e di stabilità, li mette in capacità di esercitare il loro diritto ad una gestione autonoma dei loro affari locali e ad uno sviluppo integrato della loro regione».

D’altra parte, il Re Mohammed VI ha sottolineato che l’avvio della Marcia Verde «ha segnato una svolta decisiva nella lotta continua per il completamento dell’integrità territoriale del Paese», notando che «questo percorso militante s’è caratterizzato da una simbiosi perfetta tra il Trono ed il popolo e per la sua natura pacifica che ha condotta al recupero progressivo delle nostre province del Sud», Tarfaya (1958), Sidi Ifni (1969), Oued Eddahab (1979).

Quanto al ritorno del Marocco all’Unione africana, il Re Mohammed VI ha affermato che oltre alla volontà di marcare l’orgoglio d’appartenenza all’Africa, la decisione di reintegrare la sua famiglia istituzionale africana è stata motivata dall’adesione alla dinamica di sviluppo a favore nel Continente e affrontare le sue sfide multiple, senza rinunciare ai diritti legittimi del Marocco ed ai suoi interessi superiori, notando che la decisione non era motivata unicamente dalla Causa di Sahara marocchino, perché la stragrande maggioranza degli Stati africani condividono la posizione del Marocco.

Nello stesso discorso, il Sovrano si è rallegrato delle risoluzioni dell’ultimo vertice dei Capi di Stato e di governo dell’Unione africana, tenutasi a Nouakchott sulla questione del Sahara, «poiché sono in accordo con le posizioni ed i principi internazionali pertinenti». «Questa posizione costruttiva, improntata di saggezza» e di lungimiranza, ha fatto fine con le numerose manovre che, nell’Unione africana, facevano perdere all’Africa ed ai suoi popoli un tempo prezioso, quello che avrebbe dovuto essere impiegato deliberatamente per promuovere lo sviluppo dei paesi africani e favorire la loro integrazione.

Il Sovrano ha ribadito che  il Marocco si impegnerà di sviluppare partenariati economici efficienti, generatori di ricchezza, con vari paesi e diversi raggruppamenti economici, compresa l’Unione europea. Però, ha precisato che «non ne accetteremo nessuno che potrebbe minacciare la nostra integrità territoriale». Ci importa soprattutto che questi partenariati siano espressamente benefici, in primo luogo, alla popolazione di Sahara marocchino con un impatto positivo sulle loro condizioni di vita e permettendo loro di usufruire, all’interno della loro patria, di un clima di libertà e di dignità, ha concluso il Re.

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