sabato, Settembre 18

Marocco: Donald Trump riconosce la sovranità reale sul Sahara occidentale Come effetto immediato, il riconoscimento americano per portare il Marocco a normalizzare le relazioni con Israele, potrebbe far riprendere il conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario

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«Gli Stati Uniti affermano, il loro sostegno alla proposta di autonomia del Marocco come unica base per una soluzione giusta e duratura alla controversia sul territorio del Sahara occidentale. Pertanto, ad oggi, gli Stati Uniti riconoscono la sovranità marocchina sull’intero territorio del Sahara occidentale e ribadiscono il proprio sostegno alla proposta di autonomia seria, credibile e realistica del Marocco come unica base per una soluzione giusta e duratura alla controversia sul territorio del Sahara occidentale . Gli Stati Uniti ritengono che uno Stato saharawi indipendente non sia un’opzione realistica per risolvere il conflitto e che la vera autonomia sotto la sovranità marocchina sia l’unica soluzione fattibile.

Esortiamo le parti a impegnarsi senza indugio nelle discussioni, utilizzando il piano di autonomia del Marocco come unico quadro per negoziare una soluzione reciprocamente accettabile. Per facilitare il progresso verso questo obiettivo, gli Stati Uniti incoraggeranno lo sviluppo economico e sociale con il Marocco, anche nel territorio del Sahara occidentale, ea tal fine apriranno un consolato nel territorio del Sahara occidentale, a Dakhla, per promuovere opportunità economiche e commerciali per la Regione.

ORA, QUINDI, io, DONALD J. TRUMP, Presidente degli Stati Uniti d’America, in virtù dell’autorità conferitami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, dichiaro che, gli Stati Uniti riconoscono che l’intero Il territorio del Sahara occidentale fa parte del Regno del Marocco.

DONALD J. TRUMP»

Questo è lo statement ufficiale pubblicato sul sito della White House, lo scorso 10 dicembre. Uno statement che a sorpresa riconosce la rivendicazione del Marocco sul Sahara Occidentale. Una decisione che ha lasciato sbalordito le Nazioni Unite e l’Unione Europea così come l’entrante Amministrazione Biden. Uno stupore a cui potrebbe seguire la decisione ONU e UE di non aderire a questo riconoscimento territoriale fatto negli ultimi giorni del mandato presidenziale di Trump.

Le forze marocchine e il Fronte Polisario, un gruppo armato che chiede l’indipendenza del Sahara occidentale, si combattono da decenni sul territorio conteso – una vasta area al confine con Marocco, Mauritania e Algeria che prima era sotto il controllo spagnolo – da decenni. Nel 1991, le Nazioni Unite hanno mediato un cessate il fuoco, ma non si è mai tenuto un referendum programmato sull’indipendenza. Lo stato finale del territorio rimane tutt’ora irrisolto. La mossa di Trump rende gli Stati Uniti il primo Paese al mondo a riconoscere le pretese territoriali della Famiglia Reale del Marocco. Un enorme successo per gli sforzi diplomatici e lobbistici Muḥammad al-Sādis VI.

Netta la condanna del Fronte Polisario che in un comunicato stampa afferma che si tratta di una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle risoluzioni di legittimità internazionale che ostacola gli sforzi della comunità internazionale per trovare una soluzione al conflitto“. Il Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Río de Oro (abbreviato Fronte Polisario), è stato fondato il 10 maggio 1973   con l’intento di ottenere l’indipendenza del Sahara Occidentale dall’occupazione militare della Spagna, del Marocco e della Mauritania. Il Polisario è il successore del Movimento di Liberazione del Sahara, fondato nel 1967 e represso militarmente dal regime franchista. Uno dei fondatori del Polisario è El Ouali Mustapha Sayed, ex membro del Partito Comunista del Marocco.

Sin dalla fondazione, il Polisario organizza la guerriglia contro le forze di occupazione. Si tratta della prima strategia di guerriglia organizzata in un territorio desertico. A partire dal 1975 il Polisario si stabilisce a Tindouf, nell’Algeria occidentale. Nello stesso anno, l’ONU riconosce il Fronte e la Corte internazionale di giustizia dell’Aja riconosce il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi. Il 27 febbraio 1976 il Polisario proclama formalmente la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi. La Repubblica è stata riconosciuta da 76 Stati, principalmente africani e sudamericani, dall’Unione Africana, ma non dall’ONU. Alcuni Paesi non hanno riconosciuto la Repubblica, ma riconoscono il Fronte come rappresentante dei separatisti; altri, non riconoscono né il Fronte, né l’annessione unilaterale del Marocco dell’area. Nessuno Stato ha riconosciuto formalmente l’annessione del Sahara Occidentale da parte del Marocco. La Repubblica ha un presidente, che è il segretario del Fronte (dal 12 luglio 2016 Brahim Ghali, segretario dal 9 luglio precedente), e un governo in esilio, guidato da un Primo Ministro (dal 4 febbraio 2018 Mohamed Wali Akeik).

L’ultimo piano di pace dell’ONU, preparato dall’inviato nel Sahara Occidentale, James Baker III, prevede la soppressione della Repubblica Democratica Araba Sahraui e la sua sostituzione con l’Autorità per il Sahara Occidentale. L’Autorità dovrebbe avere il compito di assicurare l’autonomia del territorio sotto il governo marocchino durante un periodo di transizione di cinque anni al termine del quale è previsto un referendum per l’indipendenza del Sahara Occidentale. L’Autorità non si è ancora insediata e il referendum non si è ancora tenuto. Nel frattempo il tradizionale appoggio della Libia e dell’Algeria al Fronte Polisario è progressivamente venuto meno.

La decisione presa dal Presidente americano in uscita fa parte della mediazione americana sul Marocco affinché accetti di normalizzare le relazioni con Israele, rendendolo il quarto Paese arabo a fare la pace con Tel Aviv negli ultimi mesi. Tutti accordi che i palestinesi hanno denunciato come tradimenti della loro causa.

Nella sua proclamazione, l’amministrazione Trump ha affermato di sperare che il riconoscimento della rivendicazione del Marocco nei confronti del Sahara occidentale stimoli le discussioni per risolvere il conflitto in linea con quello che è noto come il piano di autonomia marocchino. Ma cosa significa esattamente? “Il Regno del Marocco concederà una larga autonomia locale per i saharawi ma la gestione amministrativa del territorio, lo sfruttamento delle risorse naturali e le questioni di difesa saranno esclusiva del Marocco.”, ci spiega un militante del Fronte Polisario.

Oltre ad un fattore nazionalista, il Fronte Polisario è consapevole che della gestione delle risorse naturali dei suoi territori non ne beneficerà la popolazione. Risorse naturali che sono di grande importanza economica per il Sahara Occidentale, il Marocco e l’Occidente. Il sito minerario di Boukraâ produce circa 1.860.000 tonnellate di fosfato, cosa che presenta il 2.32% della produzione nazionale. Il 45% della produzione di Boukraâ viene esportato agli Stati Uniti, il 20% verso i Paesi dell’Europa occidentale. Accanto al fosfato, anche il ferro è annoverato tra le ricchezze minerarie presenti nel Sahara marocchino. Le riserve di questo metallo sono stimate in 400 milioni di tonnellate

Anche delle saline sono presenti nelle province del Sud, tra le quali possiamo citare: Tazgha, Oum Debaâ, Tisslitine, Tissfourine. La salina di Tazgha è la più grande, si estende su una grande superficie. Le sue riserve sono stimate a 4.5 milioni di tonnellate. È sfruttata dal 1991 da Somasel, un’impresa che produce annualmente quasi 20.000 tonnellate di sale.

Come effetto immediato, il riconoscimento americano potrebbe far riprendere il conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario. Le tensioni e l’azione militare sono già aumentate nelle ultime settimane nel Sahara occidentale. Il mese scorso gli osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione dopo che le forze di sicurezza marocchine sono entrate in una zona controllata dalle Nazioni Unite nell’area in violazione del cessate il fuoco del 1991.Il Marocco ha giustificato l’atto in risposta ad una incursione del Fronte Polisario. La popolazione locale accusa le forze marocchine di aver sparato ai civili e il Fronte Polisario ha dichiarato la fine del cessate il fuoco, senza però ingaggiare battaglia.

Il 13 novembre il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato che l’ONU resta impegnata a sostenere l’accordo di cessate il fuoco. L’ONU al così ha detto questa settimana che la sua posizione sul territorio rimane invariata, nonostante l’annuncio dell’amministrazione Trump. L’imminente uscita di Trump dalla Casa Bianca riduce i tempi per portare avanti il suo piano di pace che potrebbe riscontrare opposizioni presso ONU e UE. In tutti i modi Trump ha già ottenuto un successo: la normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele.  Anche se il riconoscimento degli Stati Uniti della sovranità del Marocco non si traduce necessariamente in riconoscimento internazionale, rafforza la rivendicazione del Marocco, ora sostenuta anche da Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Giordania.

La decisione complica le relazioni tra Stati Uniti, Marocco e Algeria, che sostiene l’autodeterminazione del popolo saharawi e la loro rivendicazione di indipendenza del Sahara Occidentale. Il governo algerino ha pubblicamente affermato che la decisione presa da Trump è un diretto attacco alla sicurezza interna del Paese e a quella regionale. L’Algeria si sente vulnerabile anche per le precarie condizioni di salute del nuovo Presidente Abdelmadjid Tebboune, ricoverato dal 28 novembre presso un ospedale tedesco dopo aver contratto il Covid-19.

Non mancano dure critiche all’interno dell’establishment politico americano. La deputata democratica Betty McCollum ha criticato la mossa dell’amministrazione Trump, affermando che “il popolo saharawi ha un diritto riconosciuto a livello internazionale all’autodeterminazione che deve essere rispettato. Le azioni di Trump estendono pericolosamente la legittimità all’annessione illegale del territorio saharawi, che potrebbe prefigurare l’intenzione della sua amministrazione di riconoscere l’annessione israeliana della terra palestinese“.

Anche il senatore repubblicano Jim Inhofe ha denunciato quella che ha definito una decisione “scioccante e profondamente deludente“, indigandosi che i diritti del popolo del Sahara occidentale siano stati barattati a favore di Israele. Ci si attende che Biden revochi la decisione presa da Trump ma questa mossa incrinerà i rapporti con l’alleato strategico in Medio Oriente: Israele.

Dura la reazione del Sudafrica, membro dei BRICS e storico sostenitore della causa indipendentistica del Fronte Polisario. “Il riconoscimento da parte degli Stati Uniti dei diritti sovrani del Marocco sul Sahara occidentale non è né valido né esecutivo, poiché ciò equivarrebbe a riconoscere un’illegalità. Le risoluzioni delle Nazioni Unite hanno confermato che questa è un’occupazione, e solo perché gli Stati Uniti d’America stanno dichiarando qualcosa non cambia l’ambito legale delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Sosterremo sempre la causa del popolo del Sahara occidentale, continueremo a parlare a loro nome sulla scena internazionale e ad offrire loro qualsiasi forma di aiuto umanitario di cui avranno bisogno da noi.” Ha affermato Naledi Pandor, Ministro sudafricano degli Affari Esteri che si rammarica inoltre che l’annuncio americano assegni un duro colpo alla causa palestinese e rafforzi la politica di occupazione israeliana.

Sulla stessa linea del Sudafrica si schiera l’Italia. Tramite l’Ambasciatore ad Algeri, Giovanni Pugliese, il governo Conte ha voluto rassicurare tutti i partner del Nord Africa, Fronte Polisario compreso, affermando che “l’Italia ha sempre sostenuto e continuerà a sostenere il ruolo di mediazione delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale”.

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