sabato, Ottobre 23

Marocchinate: ‘la Liberazione’ dell’esercito francese in Italia Vittime dimenticate dalla storia e dallo Stato

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Scomparse dalla memoria della Liberazione, le violenze di massa commesse nella primavera del 1944 dalle truppe francesi rimangono una ferita aperta nel cuore degli italiani del Lazio. Sette decenni dopo, la Francia non si è mai scusata e le vittime non hanno ancora dimenticato.

Ci sono volute le riprese di un film porno per rilanciare il dibattito sui crimini commessi dagli alleati durante la Liberazione d’Italia nel 1944. È Luciano Randazzo, un avvocato italiano a riportare il caso e a voler citare la Francia a giudizio dinnanzi a un tribunale militare italiano e al Tribunale penale internazionale.

Diretto da Mario Salieri, uno dei grandi nomi del porno italiano di oggi con sede in Romania per aggirare la censura e la crisi, il film al centro del caso è un remake di La Ciociara girato nel 1960 da Vittorio de Sica. La storia era quella di una donna, interpretata da Sofia Loren, vittima di una “marocchinata”. Le “marocchinate” sono gli stupri e gli omicidi commessi da i soldati detti Goumiers, del Cef (Corps expéditionnaire français en Italie) ovvero il corpo di spedizione francese in Italia composto da nord africani. 7 mila soldati marocchini, guerrieri berberi delle montagne dell’Atlante, capaci di muoversi con agilità nelle battaglie montane. Erano Organizzati in goums, dall’arabo “qum” (banda, squadrone), reparti di circa 200-300 uomini spesso legati fra loro da vincoli di parentela. In ogni reparto dei Goumiers un combattente su cinque era francese. Il loro comandante era il generale francese Augustin Guillaume, mentre a guidare l’intero Cef c’era il generale algerino Alphonse Juin. Portavano sandali invece di stivali, mantelli di lana con cappuccio (“bourms”) e turbante al posto della divisa; oltre a mitra e pistole, portavano tutti la “koumia”, il pugnale ricurvo col quale combattevano, decapitavano e mutilavano i nemici, collezionandone le orecchie.

Furono decisivi per la presa di Roma da parte degli alleati. Bloccati a Cassino, gli angloamericani decisero di appoggiare la proposta del generale Juin: aggirare la linea di difesa tedesca, la “Gustav”, passando per i monti Aurunci, sfruttando la destrezza e la ferocia in combattimento dei Goumiers. Ferocia nota ai tedeschi, i quali preferivano buttarsi dalle alture piuttosto che finire mutilati e massacrati dalle truppe marocchine.

Battuti i nazifascisti, i Goumiers ottennero in premio quello che nell’antico diritto internazionale di guerra era il “diritto di preda”: una licenza di stupro e saccheggio alle truppe che avevano vinto la battaglia. L’orrore come ricompensa.

Una pagina oscura della Liberazione che sia gli italiani che i francesi hanno seppellito nel fondo della loro memoria per la vergogna di entrambe le parti. Girare un film su un tema così terribile, e inoltre in una versione porno … ha scioccato molto e ha spinto diversi deputati a chiedere lo stop delle riprese. Una cosa tira l’altra, un avvocato italiano ha riaperto il caso e ha presentato una causa contro la Francia il 20 marzo.

Tutto iniziò nel luglio del 1943 quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia. Circa 832 soldati marocchini, assegnati dal generale De Gaulle al contingente statunitense, parteciparono all’operazione “Husky”. Questo è l’inizio dei massacri. Bambini, donne e uomini sono stuprati, villaggi saccheggiati. I Nazisti si ritirano e, in Ciociaria, un’area situata a cento chilometri a sud della capitale, diversi villaggi sono occupati da truppe franco-coloniali. Le testimonianze dei sopravvissuti sono terribili. Nel villaggio di Ausonia, dieci donne vengono stuprate e uccise mentre gli uomini che cercano di difenderle vengono sodomizzati e poi massacrati. Nella piccola città di Vallemaio, due donne vengono violentate da una squadra di 200 Goumiers. A Esperia, 700 donne su una popolazione di 2500 abitanti sono state violentate dai soldati nordafricani, ma anche da quelli francesi dal generale De Gaulle. Il prete che cercò di difenderle fu legato ad un albero e sodomizzato per un’intera notte.

Secondo diversi storici italiani, il generale Alphonse Juin, che era a capo del contingente nordafricano, promise ai suoi Goumiers di lasciargli campo libero di azione per 50 ore in caso di vittoria sulle truppe naziste che occupavano ancora parte dell’Italia. “Nessuno verrà processato” avrebbe assicurato il generale Juin aggiungendo che dietro le truppe naziste c’erano vino, oro e donne …. Per lo scrittore Massimo Lucioli, l’intero esercito francese e persino il generale Charles De Gaulle erano a conoscenza di questi crimini e non hanno fatto nulla per impedirli. “Qualche anno fa difendevo una povera donna vittima di una” marocchinata” e “la maggior parte delle donne, uomini e bambini violentati e uccisi erano gente povera”, dice l’avvocato Luciano Randazzo che cavalca l’onda dei reclami contro la Francia.

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