giovedì, Settembre 23

Marò, una sentenza che vale miliardi

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Nelle prossime settimane il Tribunale Internazionale Arbitrale costituitosi a L’Aja sarà chiamato a decidere sulla sorte del fuciliere di Marina Salvatore Girone. La corte infatti, attraverso una sua sentenza vincolante potrà disporre o meno il rientro in Italia del militare in attesa che lo stesso Tribunale decida a chi spetti, fra Italia e India, la giurisdizione sul caso Marò. Girone è ormai in libertà vigilata nell’ambasciata italiana di New Delhi da più di quattro anni senza che sia stato tuttora formulato un capo d’accusa ufficiale. Il Governo italiano, considerando che si sia ormai da tempo arrecato un pregiudizio irreversibile ai diritti individuali di Girone e prevedendo che il processo arbitrale potrebbe ragionevolmente durare anni, ha inoltrato lo scorso dicembre alla Corte Permanente dell’Aja la richiesta ufficiale per un suo rientro. Roma si è appellata infatti all’articolo 290 della Convezione sul Diritto del Mare che prevede l’attivazione di cosiddette ‘misure cautelari’ in attesa di un giudizio definitivo sulla controversia che ormai da anni inquina le relazioni fra Italia e India. Il ‘caso Marò’, inizialmente di stampo puramente diplomatico si sta lentamente declinando in una meno avvincente ‘legal story’ di diritto internazionale che, nelle migliori delle ipotesi, si protrarrà almeno fino al 2018. Al di là quindi dell’interesse legittimo sulle sorti di Girone e Salvatore Latorre e di un’analisi puramente tecnica a livello legale, la questione è interessante dal punto di vista delle prospettive sulle relazioni fra Italia e India, relazioni connotate da fortissimi interessi economici. Quanto accaduto durante la recente visita del presidente indiano Narendra Modi a Bruxelles per incontrare i vertici dell’UE sul futuro delle relazioni fra il Subcontinente e l’Europa è molto indicativo su quanto la controversia legale fra Roma e Delhi possa pesare sui futuri, reciproci investimenti economici. Al fine di evitare domande scomode da parte dei giornalisti, è stata annullata l’usuale conferenza stampa a fine vertice e, come se non bastasse, secondo alti funzionari europei il caso Marò, uno dei temi al centro del vertice UE – India, è stato il tema più complesso durante la preparazione del summit. Il tutto diventa ancora più interessante alla luce dell’imminente pronunciamento del Tribunale Arbitrale che potrebbe, a seconda della sentenza, contribuire a dare una svolta in senso positivo o negativo alla futura cooperazione economica fra il nostro Paese, l’Europa e l’India.

Prima di capire quali potrebbero essere le conseguenze per i futuri rapporti economici fra i due Paesi è bene ricapitolare brevemente tutto il caso attorno ai due Marò e capire come e perché si è arrivati alla costituzione di un Tribunale Arbitrale Internazionale.

Il 15 febbraio 2012 Latorre e Girone si trovavano sulla petroliera italiana Enrica Lexie, al largo delle coste del Kerala, come corpo di protezione della nave ai sensi di una legge italiana del 2011. A circa 20 miglia marittime dalla costa, la Enrica Lexie incrociò la rotta del peschereccio indiano St. Antony: I due fucilieri aprirono il fuoco verso il peschereccio uccidendo due pescatori indiani di 44 e 20 anni. Sulla vicenda esistono ovviamente due opposte versioni: secondo quella italiana, il fuoco sarebbe stato aperto dopo alcuni colpi d’avvertimento a causa delle manovre sospette del peschereccio scambiato per una nave pirata. Al contrario, gli indiani sostengono la mancanza dei colpi d’avvertimento e la natura totalmente pacifica delle manovre del St. Antony. La reazione dei militari italiani, quindi, sarebbe stata esagerata e non aderente alla prassi del diritto marittimo. I due fucilieri sono stati arrestati, ma il processo a loro carico, come già accennato, non è mai iniziato. La questione ancora da risolvere è di quale reato debbano essere accusati, se terrorismo o omicidio e quale Paese abbia giurisdizione sul caso. Nel frattempo, nel 2013, l’India aveva emesso delle restrizioni nei confronti dell’ambasciatore italiano in India in seguito alla decisione dell’allora Ministro degli Esteri Giulio Terzi di non riconsegnare Latorre e Girone, in Italia per le vacanze natalizie. In generale, l’India ha contrastato con forza la posizione del Governo italiano, sostenendo che i due fucilieri dovessero essere giudicati da un tribunale indiano e rifiutando il tentativo di mediazione italiana di affidare la vicenda a un arbitrato. Dopo mesi di trattative si è arrivati alla decisione concorde di appellarsi al Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare, con sede ad Amburgo, grazie al quale si è arrivati a due risultati: la costituzione di un Tribunale d’arbitrato a L’Aja, presso la CPA (Corte Permanente d’Arbitrato) che dovrà decidere a chi spetterà giudicare Latorre e Girone e, nel frattempo, la sospensione di ogni procedimento giudiziario a carico dei fucilieri. Si arriva così all’attesa sentenza sul rientro cautelare di Girone in Italia.

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