giovedì, Maggio 13

Marò, guerra di parole Richiamato l’ambasciatore in India. L’ex ministro Frattini chiede l’intervento dell’Onu

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Apriamo con due casi giudiziari che sconfinano nello scontro politico: marò e No Tav. L’India non concede le ‘ferie natalizie’ ai due fucilieri di Marina e le istituzioni italiane provano ad alzare la voce. Richiamato l’ambasciatore a Delhi e chiesto l’intervento di Ue e Onu. Cade l’accusa di terrorismo contro i No Tav, M5S e Prc li difendono. Nel toto-quirinale spunta il nome di Pier Carlo Padoan. Matteo Renzi litiga con FI su legge elettorale e riforme: è stallo. Il premier ammette di essere stato informato in anticipo dell’uscita dal M5S di Tommaso Currò.

Ieri la Corte Suprema indiana ha espresso la sua decisione inappellabile: i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non potranno trascorrere le festività natalizie in Italia. La brutta notizia, per i due fucilieri di Marina e per le Istituzioni italiane, è riuscita a rompere quella cappa di silenzio che i nostri politici avevano lasciato calare sul caso, speranzosi in un atto di clemenza delle autorità di Delhi che, invece, non è arrivato. E allora, oggi è tutto un fioccare di dichiarazioni bellicose e di marce sul sentiero di guerra da parte di ministri e personalità di ogni genere. Il primo a muoversi è stato il nuovo titolare della Farnesina Paolo Gentiloni. Il finora impalpabile ministro, audito questa mattina dalle commissioni esteri e difesa congiunte di Camera e Senato, ha dichiarato che «il governo si riserva i passi necessari a partire dall’urgente richiamo per consultazioni dell’ambasciatore italiano a Nuova Delhi» Daniele Mancini, lo stesso che aveva rischiato di essere letteralmente sequestrato dagli indiani quando il governo Monti aveva rifiutato di rispedire dai propri ‘boia’ i due presunti assassini giunti in permesso in Italia. Gentiloni ha anche ribadito «l’irritazione del governo italiano».

Ricordiamo che tra Latorre e Girone c’è la differenza non trascurabile che il primo si trova in Italia da quattro mesi (dovrebbe ripartire a breve), dopo essere stato colpito da un ictus, mentre Girone è in libertà ben vigilata presso la nostra ambasciata in India. Per questo motivo, sempre di fronte alle commissioni riunite, il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha provato ad aggrapparsi alla speranza con le unghie dichiarando che «Massimiliano Latorre è in Italia sotto cure mediche, la sua salute e il recupero è una priorità per il governo. Nulla sarà fatto per mettere a rischio questa situazione». Un gesto disperato, che non ha trovato infatti sponde, quello di giocare la carta della malattia per impietosire le autorità di Delhi. Le accuse mosse dai due ministri italiani sono pesanti, ma per il momento non si è parlato di ‘invadere l’India’ utilizzando i fiammanti (nel senso letterale della parola) caccia F35, oppure le nuove navi da guerra appena ordinate dal nostro esile apparato militare.

A bocciare senza appello il duo ministeriale è il ‘camerata’ Maurizio Gasparri che  definisce i due «insufficienti e deludenti», ammette di aver evitato polemiche «anche per favorire, come ci era stato chiesto dal governo, un positivo esito di questo autentico sequestro di persona» e dà la colpa del «drammatico fallimento» della trattativa sui marò al governo Renzi e alla «modestissima Mogherini». Ma è tutto il centrodestra, da Elio Vito a Paolo Sisto passando per Daniela Santanché, a riesumare strumentalmente vecchie reminiscenze autarchiche stile Ventennio (non quello berlusconiano). L’immortale centrista Pier Ferdinando Casini propone una «cabina di regia con le opposizioni», ma la palma della dichiarazione più ad effetto spetta per il momento all’ex ministro degli Esteri Franco Frattini che si appella al Consiglio Ue perché chieda addirittura all’Onu di denunciare l’India. Originale anche Ignazio La Russa che chiede di «abbandonare tutte le missioni militari all’estero». Chiude il M5S che si rivolge direttamente ai marò: «Governo di impostori» che vi ha ingannato.

I No Tav non sono terroristi. Lo ha stabilito oggi la Corte d’Assise di Torino che ha condannato a 3 anni 6 mesi i quattro antagonisti arrestati per l’attacco al cantiere Tav di Chiomonte del 14 maggio 2013, ma ha rigettato l’infamante accusa di terrorismo formulata dalla procura sabauda. I No Tav per festeggiare hanno bloccato fino alle 15.00 l’autostrada Torino-Frejus. Silenzio dal senatore Pd Stefano Esposito, oppositore storico del movimento, mentre il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, ‘padrino’ dello Sblocca Italia, parla ancora di terrorismo. Sulla sponda opposta, il segretario del Prc Paolo Ferrero definisce «assurda» l’accusa poi caduta di terrorismo, ma considera comunque la condanna di oggi «enorme e puramente repressiva» perché «in Italia chi ruba molto, fa affari e corrompe, vive tranquillo, e chi lotta rischia la galera» (giustizia ingiusta come nel caso di Totò Cuffaro). I consiglieri regionali M5S del Piemonte, Francesca Frediani e Davide Bono, sottolineano la «vittoria del movimento No Tav» auspicando «una rapida liberazione degli attivisti ancora reclusi».

Intanto, sul fronte della politica ‘originale’, quella di Palazzo, si ritorna a parlare di toto-Quirinale dopo il discorso tenuto ieri da Giorgio Napolitano alle più alte cariche dello Stato. Il nome nuovo saltato fuori è quello del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (uomo che è pura espressione dei circoli elitari neo-liberisti di Bruxelles e Washington e, forse per questo, gradito al migliorista Giorgio). Oggi un lusingato titolare di via XX settembre si è lasciato intervistare dal ‘Messaggero’. Alla domanda su un suo possibile futuro al Colle, il numero uno del Mef ha risposto con un inequivocabile e presuntuoso sorriso. Sembra già dimenticato, dopo l’incontro di lunedì col premier, il nome di Romano Prodi.

Dalla trincea delle ‘riforme’ si apprende che Matteo Renzi ha chiesto al gruppo Pd alla Camera riunito in assemblea di portare a casa entro il 31 gennaio la legge elettorale e la prima lettura del ddl costituzionale sulla riforma del Senato. E cioè, subito prima dell’elezione del Capo dello Stato. Una scaletta sotto dettatura che non è piaciuta per niente all’opposizione ‘responsabile’ di FI che, al contrario, punta tutto sull’elezione dell’uomo nuovo al Colle (gradito a Silvio Berlusconi). Per le riforme c’è tempo. Un blocco totale, se si tiene conto che i dettagli dell’Italicum 2.0 sono ancora in alto mare e che sulle riforme incombono migliaia di emendamenti. Tempi da calende greche, altro che futurismo renziano. E meno male che il premier, proprio oggi, ha detto che servirebbe l’accordo di tutti i partiti della maggioranza e di Forza Italia. A peggiorare la situazione per il Pd ci si mette l’etereo capogruppo alla Camera Roberto Speranza che puntualizza su twitter: «Riforme e Presidenza della Repubblica sono su due piani da tenere ben distinti. Nessuno scambio e nessun ricatto può essere accettato». Una dichiarazione ‘da duro’ che invoglia i berlusconiani a fare proprio l’esatto contrario.

Chiusura dedicata alle ‘diversamente verità’ propagandate dal premier. Ieri, durante il suo discorso alla Camera, Renzi aveva cinicamente sfruttato i morti dell’attentato talebano in Pakistan per accusare falsamente i grillini (assecondato da tutti i tg delle tv generaliste) di aver gridato «pensa ai bambini italiani». Inoltre, come da lui stesso ammesso stamane sulla ‘Stampa’, Matteo sapeva che il ‘traditore’ Tommaso Currò «avrebbe annunciato questa scelta e per questo li ho incalzati». Renzi punta ad un nuovo gruppo di appoggio alla Camera, formato anche dai grillini pentiti. Ma alla bisogna, per fare numero, vanno bene anche i bambini pakistani. Cinismo di Stato.

 

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