martedì, Settembre 21

Marino ritira le dimissioni, ma va verso sfiducia field_506ffb1d3dbe2

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E l’assenza di convergenza con il Ncd, potrebbe spingere il Pd a cercare altre alleanze in questa circostanza, «è un argomento che può essere considerato visto che è trasversale e ciascuno può avere un’opinione», spiega Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «È giusto quindi che non ci si divida fra maggioranza e opposizione, fra centrodestra e centrosinistra. Vedremo, siamo nella discussione in Parlamento, quello che conta è fare la legge. Vogliamo portare a casa anche questo risultato». «Se il Pd vuole approvare il ddl Cirinnà lo faccia nella prossima legislatura, se avrà i numeri per governare da solo», contesta Alessandro Pagano, deputato di Area Popolare, piuttosto che «forzare la mano servendosi addirittura dei voti dei grillini, probabili sfidanti al prossimo ballottaggio. Ecco perché siamo contrari a qualsiasi blitz portato avanti con maggioranze variabili».

Da oggi fino al 15 novembre i comitati che chiedono l’affossamento della nuova legge elettorale presenteranno ricorsi plurimi ai tribunali delle città sedi di distretto di Corte d’Appello, con l’obiettivo di arrivare al giudizio della Corte Costituzionale entro agosto 2016, data in cui l’Italicum entrerà in vigore. Nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa hanno partecipato fra gli altri i deputati Stefano Fassina (ex Pd), Alfredo D’Attorre (minoranza Pd), Nicola Fratoianni (Sel) e Danilo Toninelli (M5S). Secondo il costituzionalista Massimo Villone i quesiti abrogativi sono due, il primo sull’espunzione del capolista, il voto bloccato e le candidature plurime. Il secondo su premio di maggioranza e ballottaggio. «Il ballottaggio non alcuna soglia», spiega Villone, «quella del 40% al primo turno non sarà raggiunta». I quesiti non prevedono il ripristino del voto alla coalizione, «essendo scomparsa la parola coalizione non è stato possibile intervenire con la tecnica referendaria». Se il giudice ravvisasse questioni di costituzionalità nelle prime udienze tra gennaio e febbraio, potrebbe inoltrarle alla Consulta, prima di qualsiasi votazione e «un Governo che pensasse di anticipare le elezioni con una legge davanti alla Corte Costituzionale ci dovrebbe pensare bene», sottolineano i comitati.

Dopo la fuoriuscita dal Pd, il senatore Corradino Mineo espone le motivazioni a Radio Cusano Campus, emittente dell’università Niccolò Cusano. «C’era un problema politico, ho votato molte volte in dissenso con il Governo, creava imbarazzo a me e a quelli che, pur non d’accordo con certi provvedimenti, hanno votato a favore». Poi «gli spazi per la battaglia politica si sono ridotti. Io sono per un confronto franco». Quindi la «ridicola, anacronistica, buffa assemblea dei senatori convocata da Zanda, nella quale si è fatto un processo nei miei confronti voluto dall’alto e si è detto che nel gruppo Pd sono tutti buoni tranne il sottoscritto. Sono giornalista e dà fastidio a Renzi perché vuole impedire una narrazione alternativa a quella che lui fa». Nel futuro immediato ci potrebbe essere la confluenza nel gruppo di Pippo Civati, «discuterò con lui perché lo stimo. Bisogna fare una battaglia che dia alternativa al renzismo».

 

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