sabato, Ottobre 16

Marino resiste: rimpasto e monnezza a Roma Politica: il punto

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In attesa dell’arrivo di Renzi martedì alla Festa dell’Unità di Roma, il sindaco Marino si prepara ad un maxi rimpasto e, pur di non perdere la poltrona, presenta orgoglioso l’assestamento di bilancio 2015. Sel decide di rimanere fuori dalla nuova Giunta, sarà appoggio esterno. Reazioni discordanti all’hashtag #Romasonoio lanciato dall’attore Alessandro Gassman. Riforma del processo penale: la rivolta del M5S, insieme a magistrati e addetti ai lavori come Nicola Gratteri, Giancarlo Caselli e Giovanni Maria Flick, costringe il governo a mettere una pezza con un emendamento Pd al previsto e contestato bavaglio sulla stampa. Niente più carcere per i giornalisti grazie al ‘diritto di cronaca’, confermato invece il limite di tre mesi alle indagini: a rischio i processi di mafia. Benedetto Della Vedova, promotore della legga per la legalizzazione della cannabis, annuncia la lotta contro le droghe sintetiche. Unioni civili: M5S pronto a votare una legge «con chiunque sia disposto a farla». Sull’Ici alle scuole paritarie (vedi cattoliche) la Cassazione gela i vescovi: «Polemiche fuori luogo».

La situazione paradossale in cui è precipitata la Capitale d’Italia (rimpasto e monnezza a Roma) può essere considerata a pieno titolo la trasposizione nella realtà di un famoso, quanto allucinato, film di alcuni anni fa: Paura e delirio a Las Vegas. Tornando alla realtà, domani, martedì 28 luglio, è il grande giorno, si fa per dire, di Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Roma. Direttamente dal periferico pratone delle Valli, il premier proverà a disinnescare la bomba atomica chiamata Campidoglio. Il rapporto di Matteo con il sindaco Ignazio Marino è ormai giunto ai ferri corti. Da quando la bufera Mafia Capitale si è abbattuta sul Comune, i renziani hanno provato in tutti i modi a liberarsi dello scomodo ‘marziano genovese’. Alcuni assessori, poi, hanno mollato perché coinvolti o sfiorati dall’inchiesta. Ma ‘Ignaro’ Marino no. Lui resiste, determinato a compiere un maxi rimpasto in Giunta, ma non a mollare la poltrona. Il D-day, o Roma-day, della Capitale sarà dunque domani. All’ora di pranzo Marino dovrebbe annunciare la sostituzione dei dimissionari Luigi Nieri (vicesindaco Sel), Guido Improta (Trasporti, renziano) e Silvia Scozzese (Bilancio, Pd). Più tardi, in serata, direttamente dalla abbandonata periferia romana (stando bene attento a non incrociare lo scomodo Primo cittadino), è previsto il Matteo Renzi Show. Ma il palco da cui si esibirà il parolaio prestigiatore toscano sarà blindato più della ‘zona verde’ di Baghdad. Troppo alto, infatti, il rischio di contestazioni, viste le vergognose condizioni in cui si trova la città caput mundi che, dal giorno dell’arresto del ‘povero’ Massimo Carminati, si ritrova sommersa dai rifiuti, con servizi e trasporti ridotti talmente male che nemmeno la Beirut degli anni ’70 del Novecento.

Intanto, già da tempo è partito il fuoco di fila renziano utile a liberarsi di Marino il prima possibile. Oggi la Dem Valeria Fedeli si chiede ironicamente perché la città «non possa essere pulita come le altre capitali europee, non si capisce perché‚ non si debba considerare la pulizia e le buche per strada una priorità dell’amministrazione di questa città. Il sindaco ha sottovalutato che la priorità di una città è essere pulita e non avere le buche in cui si cade». Buongiorno onorevole Fedeli, e benvenuta a Roma. Per maggiori informazioni rivolgersi alla premiata ditta Mafia Capitale Spa. Intanto, continua a mietere consensi l’iniziativa dell’attore Alessandro Gassman, riassunta nell’hashtag #Romasonoio, che invita i cittadini a rimboccarsi le maniche, munirsi di ramazza e pulirsi da soli il proprio pezzo di marciapiede. Lodevole motivazione che, però, caro ingenuo Gassman, non tiene conto che sono proprio i cittadini romani, ignoranti e cafoni come i loro amministratori, la causa principale del degrado della città.

Ha preso avvio oggi alla Camera l’esame del ddl delega di riforma del processo penale, divenuto nei giorni scorsi motivo di scontro politico a causa del bavaglio sulle intercettazioni imposto da una maggioranza ricattata dai centristi di Ncd. Gli alfaniani, si sa, non hanno un rapporto proprio idilliaco con le procure e, allora, meglio prevenire (le indagini) che curare. Ebbene, il bavaglio è scomparso (anche se non del tutto) all’ultimo momento, con il Pd costretto a presentare un emendamento (a firma Walter Verini e David Ermini) che rimodula quello presentato dall’Ncd Pagano, già approvato in commissione Giustizia. Contro questo ennesimo tentativo di ‘porcata’ della casta (ovvero il carcere per chi registra una conversazione di nascosto), infatti, si era alzata in mattinata la voce di Nicola Gratteri. «È davvero molto grave lanciare il messaggio che lo Stato adesso vuole punire l’ imprenditore che ha la prontezza di registrare col cellulare chi lo minaccia o gli chiede il pizzo», dice al ‘Fatto Quotidiano’ il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, uno dei massimi esperti italiani di cose di ‘ndrangheta. Gratteri giudica un «grande regalo ai criminali» le norme contenute nella riforma perché renderebbero «impossibili le indagini di mafia». Dello stesso parere si era mostrato su ‘Repubblica’ anche l’ex ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, denunciando tutte le sue «perplessità» sul carcere fino a 4 anni per le intercettazioni abusive. E pure il famoso ex magistrato Giancarlo Caselli aveva parlato di «possibili intralci colossali alle indagini».

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