domenica, Maggio 16

Marijuana di Stato in Italia field_506ffb1d3dbe2

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An Initiative To Legalize Marijuana In California To Appear On Nov. Ballot

L’anticipazione arriva dal quotidiano ‘La Stampa’: molto presto anche lo Stato italiano comincerà a coltivare piante di marijuana per destinarle ad un uso esclusivamente terapeutico. Fonti del ministero della Salute confermano che sono già in via di stesura i protocolli attuativi. Il via libera del ministro Beatrice Lorenzin è giunto dopo quello già concesso dal ministro della Difesa Roberta Pinotti. A produrre ‘l’erba’ sarà l’Esercito nello Stabilimento chimico militare di Firenze.

Con Matteo Renzi ancora impegnato nel vertice Nato in Galles, la giornata politica italiana è ancora dominata dallo scontro scoppiato tra governo e dipendenti pubblici dopo che il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, aveva confermato il blocco degli stipendi anche per il 2015. Le Forze dell’Ordine sono sul piede di guerra e, insieme ai sindacati confederali, minacciano di scioperare entro la fine di settembre se il governo non tornerà sui suoi passi. Toni ultimativi che il premier giudica un «ricatto», ma che prova a smorzare prima che lo scontro con le ‘divise’ diventi insostenibile. Sinistra Pd, grillini e stampa non allineata ne approfittano per attaccarlo.

Il ballo delle poltrone che deve assegnare due posti in Corte Costituzionale e otto nel Consiglio Superiore della Magistratura vede scendere in pista due mostri sacri del ‘poltronismo’ italico: Luciano Violante e Ignazio La Russa. Il nuovo episodio della serie ‘Il capo dei capi’, protagonista Totò Riina in persona, offre nuovi squarci di storia dei Misteri Italiani.

 

La notizia non è ancora stata confermata ufficialmente, ma ormai è certo: l’Italia comincerà a produrre marijuana al fine di destinarla come farmaco per la terapia del dolore nei pazienti affetti da cancro, Hiv, sclerosi multipla, sla, glaucoma ed altre gravi patologie. Il sì è arrivato dalle ministre Pinotti e Lorenzin, titolari dei dicasteri coinvolti nel progetto. Singolare che ad aprire alla coltivazione della ‘pianta proibita’ sia proprio un esponente di Ncd (il partito di Carlo Giovanardi) da sempre in prima linea nella lotta alla droga e alla legalizzazione di quelle leggere. Lorenzin, che si autodefinisce «open mind», si sta sgolando per chiarire la differenza tra «un approccio laico e asettico sul tema e i soliti discorsi che sfociano nella questione liberalizzazione». Ma, complice l’influenza del sistema liberista statunitense che ha scoperto i benefici economici della marijuana di Stato (terapeutica, ma anche ricreativa in Colorado e Washington), anche l’Italia sembra destinata non solo ad aprire la mente per aiutare i malati, ma soprattutto ad aprire al fiorente mercato della legalizzazione della cannabis.

Blocco degli stipendi della P.A. Questa mattina Enzo Marco Letizia dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia è intervenuto alla trasmissione di Rai3 ‘Agorà Estate’ per ribadire che le Forze dell’Ordine scenderanno in piazza «per manifestare quello che ci sta capitando, quello che sta capitando al Paese» che «sta correndo rischi serissimi anche con delle politiche poco accorte sulla repressione penale in tema di sicurezza». Una protesta clamorosa (sarebbe il primo sciopero delle ‘divise’ italiane) che sta mettendo in difficoltà Renzi, costretto a fissare un incontro con i sindacati di Polizia. I sindacati autonomi Sap, Sappe, Sapaf e Conapo riuniti nella Consulta di Sicurezza (organizzazione di rappresentanza dei comparti della Polizia di Stato, della Penitenziaria, del Corpo Forestale e dei Vigili del Fuoco) aspettano la convocazione del premier. L’aria che tira è pesante, se non altro perché tutte le forze politiche ad eccezione del Pd stanno facendo a gara per dimostrare la loro ‘pelosa’ solidarietà agli agenti. Per Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia è «indegno non investire su Forze armate e di Sicurezza». Ma anche il pentastellato Luigi Di Maio ha parlato di «colpo a tradimento» sferrato contro i dipendenti pubblici.

Ragioni sacrosante, anche se una seria critica sull’insostenibilità di 5 Corpi di Polizia e su decenni di malagestione della P.A. con elargizione di stipendi a pioggia per migliaia di ‘fannulloni’ (definizione di Renato Brunetta) nessuno ha avuto il coraggio di farla. Compreso Renzi che usa solo le forbici per tagliare. Premier che stamane è stato umiliato da Marco Travaglio sul ‘Fatto Quotidiano’: due pagine intere per mettere a nudo tutte le false promesse fatte dall’ex sindaco di Firenze, malato di ‘annuncite’. Lapidario, invece, dal suo blog, Beppe Grillo: «Renzie è stato licenziato, il suo compito in funzione anti M5S si è esaurito una volta finite le elezioni europee.. presto l’ebetino sarà solo un ricordo».

Intanto, la Sinistra Pd parte alla riscossa con Stefano Fassina che, concorde con Pierluigi Bersani, rilancia sulla necessità di una distinzione tra figura del premier e quella del segretario del partito. Infine, Angelino Alfano, ministro dell’Interno del governo Renzi dichiara (due piedi in una scarpa) che «sono legittime le richieste dei sindacati di Polizia».

Vecchi politici a caccia di poltrone prima di essere trombati. Si potrebbe riassumere così la vicenda delle nomine di 2 membri della Corte Costituzionale e di 8 ‘laici’ del CSM. Balletto che si trascina ormai da mesi, visto che le forze politiche non riescono a trovare l’intesa per spartirsi le poltrone. Nelle ultime ore hanno preso quota le scommesse su due ‘vecchie promesse’ dei Palazzi romani: l’ex AN e berlusconiano, ora in Fd’I, Ignazio Larussa, al Csm, e l’uomo del Pd ‘buono per tutte le Poltrone’, Luciano Violante, alla Consulta. Ma, mentre il primo non si accontenterebbe dei ‘soli’ 4 anni di prebende garantiti dal Csm, il secondo sembra ormai in pole position per insediarsi 9 anni a Palazzo dei Marescialli, giusto di fronte allo sfiorato Quirinale. L’altro posto in Corte Costituzionale, in quota centrodestra, è una gara a tre fra Antonio Catricalà, Donato Bruno e Niccolò Ghedini. Nessuno comunque si scandalizza dell’ennesimo episodio di spartizione partitocratica del Potere.

Se non si arrossisce più per la ‘poltronite’ dei politici, figuriamoci per le confessioni a puntate rilasciate dal boss mafioso Totò Riina. Chi le sta filtrando? Si chiedono giornalisti e politici non collusi. La risposta finora non esiste. Nel carcere milanese di Opera, a colloquio con il solito Alberto Lorusso (questa volta siamo nell’ottobre 2013), Riina straparla della realizzazione di nuovi attentati e della grazia che mai nessuno gli concederà. Spazio anche per uno sfogo contro il pm della trattativa Nino Di Matteo, reo di averlo guardato negli occhi. In tema di mafia, citazione anche per Marcello Dell’Utri il quale, intervistato dal regista del film Belluscone, Franco Maresco, afferma che se Berlusconi parlasse si scoprirebbe «la verità sulla morte di Enrico Mattei». Clamoroso.

 

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