sabato, Maggio 15

Maria Elena Boschi: e se un giorno a Chigi…? L'autunno caldo del Governo, a caccia di 140 miliardi di euro in attesa del 2018, che potrebbe essere femmina

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Chi crede di averle viste tutte, non disperi. Altro, probabilmente, ci riserva il futuro prossimo. Il 2015 è già segnato da qualcosa di singolare: quando si parla di politica italiana, le cose più ragionevoli le dicono un cantautore (d’accordo: è colto, oltre che ‘cult’; ma anche se in ‘ottave’, sempre ‘ballate’, sono); un comico (d’accordo: le sue parodie sono più ‘reali’ dell’originale; ma sempre di un comico, si tratta); e un disegnatore (d’accordo: con le sue vignette, da anni sbertuccia un po’ tutti, i dirigenti del suo partito per primi, e specialmente su ‘L’Unità’; ma sempre disegnini, sono: sarà il caso di imparare da Giulio Andreotti, Sandro Pertini e Giovanni Spadolini, che per tutta risposta chiedevano gli originali e se li incorniciavano orgogliosi?). Bene, il cantautore, il comico e il disegnatore in questione, si sarà capito, sono Francesco Guccini, Maurizio Crozza e Sergio Staino. Poi, dal momento che i moschettieri, come sappiamo tutti, in realtà erano quattro, a questi tre giovanotti, mettiamoci uno che è carico di esperienza e di esperienze, ma quanto a comprendere i fenomeni politici, proprio perché ne ha viste tante e fatte qualcuna, è uno degli osservatori più lucidi, e si tratta di un ‘grande vecchio’ della sinistra, Emanuele Macaluso: siciliano di Caltanissetta, classe 1924, dirigente della CGIL quando la mafia accoglieva i sindacalisti a colpi di lupara, dirigente comunista di quella generazione che si forma con Palmiro Togliatti, e poi prende le redini del partito con Enrico Berlinguer; giornalista e scrittore, ora battitore libero che non rinnega nulla del suo passato, lo analizza criticamente, resta nel campo della sinistra, ma non si identifica nel modo più assoluto nel Partito Democratico di Matteo Renzi.

Per cercare di capire cosa ci riserva l’autunno, si è fatto ricorso a questi quattro osservatori, cercando di spremere il succo del loro modo di vedere quello che si evolve e prepara.

Si può cominciare con le riforme istituzionali. «Naturalmente andranno avanti, e si cercherà di coinvolgere più partiti possibili», assicura Matteo Renzi. L’immagine che palazzo Chigi accredita è quella del nocchiero che nonostante l’infuriare della tempesta riesce e sa come mantenere la barra dritta. Interviene alle feste dell’“Unità” e promette: «La riforma del Senato si farà… Forza Italia ha votato questa riforma in prima lettura al Senato; se ha cambiato idea si farà senza di loro». Già, ma intanto la Lega con l’occhiuto Roberto Calderoli ha predisposto un vero e proprio campo minato costituito da centinaia di migliaia di emendamenti. Vannino Chiti, esponente della minoranza del PD fa sapere che «i governi con la presenza del Pd mi premono e molto. Ma la Costituzione di più. Renzi abbandoni le tattiche e apra a un compromesso dignitoso e condiviso». Massimo Mucchetti, anche lui della minoranza va più in là: «Raddrizziamo l’Italia cambiando o facendo saltare questa riforma pressapochista, e magari dando vita a un altro Governo ».

Renzi si mostra sicuro; i suoi oppositori sostengono che i ‘numeri’ non ci sono. D’accordo: il Governo può contare sulla stampella assicurata dai parlamentari che fanno capo all’ex berlusconiano Denis Verdini; ma è un alleato che troverà il modo di far ben pesare questo suo aiuto; d’altra parte il rischio concreto è di un’emorragia a sinistra, che la ‘ditta’ si sfasci: la ‘minoranza’ del PD che fa capo a Pierluigi Bersani e a Gianni Cuperlo non sembra per nulla intenzionata a cedere; e a questo punto, la somma di tante opposizioni rischia di mettere in minoranza la maggioranza di Renzi; che, come in passato, gioca la carta della crisi e dello scioglimento delle Camere.

Come in una partita a poker. Chi bluffa? Renzi che minaccia le elezioni anticipate, dicendo in sostanza a una buona metà deputati e senatori che se lo possono sognare di tornare a sedersi a Montecitorio e palazzo Madama? Oppure bluffano gli altri, quando replicano che il Governo, in caso di ko sulle riforme dovrà certamente rimettere il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, ma che questo non comporta automaticamente lo scioglimento delle Camere? «La pistola delle elezioni anticipate è scarica», assicura Bersani. Perché un po’ tutti sono certi che caduto Renzi, Sergio Mattarella non si rassegnerà facilmente ad elezioni anticipate; farà di tutto perché si formino altre più ‘ragionevoli’ maggioranze. Un trionfo di Lega, Movimento 5 Stelle e astensioni non piace a nessuno. Soprattutto se dovesse accadere quello che un po’ tutti ormai ritengono inevitabile: lo sfascio di quella fusione a freddo di una parte di quello che era il PCI con quella che era la DC, mai del tutto digerita.

Cosa fa dire Staino al suo ‘Bobo’? «La cosa che non avrei mai immaginato di vedere nella vita?…Rosy Bindi che attacca Napolitano sulle pagine del ‘Fatto’ di Travaglio». In modo assai più prosaico, cosa fa dire Crozza nella sua imitazione di Guccini a un Renzi che glorifica «il mio PD è magnifico»? «Va a caghèr, sembri Silvio da piccolo…».

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