lunedì, Giugno 27

Maria Chiara Carrozza: dove va lo spazio italiano?

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E come se ne potrà migliorare la gestione?

Mi auguro che il Governo prenda concretamente a cuore il settore. Siamo in una fase politica internazionale particolarmente critica. Tutto l’apparato della sicurezza nazionale in questo momento è occupato sui vari fronti di crisi e l’attenzione viene assorbita su aree diverse. Mi auguro che le forze istituzionali possano utilizzare le opportunità della ricerca spaziale e delle sue applicazioni al meglio proprio nelle aree più delicate della vita del nostro Paese. Lo spazio è un argomento però di cui molti si interessano, ma pochi si intendono.

Spostiamoci in Europa. Come funzionano i rapporti tra l’Unione Europea e l’Italia in materia di Spazio?

Durante il mio mandato di Governo, a Bruxelles si è vissuta una fase intensa di dialogo dell’europarlamento con la Commissione in materia di indipendenza dell’Agenzia Spaziale Europea. Io credo che quando si parla di grossi budget, il ruolo dei parlamenti sia essenziale soprattutto nella fase di programmazione. Un compito fondamentale che tocca sia ai poteri nazionali che a quelli dell’Unione. Però, una volta stabilito il percorso, non è pensabile che la governance imponga continui rimandi all’iter legislativo. Questo principio deve valere in Europa, così come dovrebbe essere valorizzato in Italia. Ripeto la mia idea, è opportuna una posizione verticale per il Governo del settore spaziale.

D’accordo, ma per semplificare, come dovrebbe essere impostato il sistema?

Prendiamo a modello l’impianto americano. A fine anno il Congresso diventa un teatro molto animato di consultazioni e di discussioni sulle scelte e sulle spese da sostenere. Una volta puntualizzate le operazioni da compiere, negli Stati Uniti si passa all’operatività. In sostanza, il Parlamento deve presenziare la programmazione e poi la valutazione. Ovvero un momento di rendicontazione che oltre ad una impersonale consegna di report possa vedere una vera e propria discussione su quanto è accaduto e come si è speso.

Chiudiamo questa carrellata tornando nel nostro ambito più locale. Da qualche tempo le Regioni hanno preso coscienza che lo Spazio può offrire grosse opportunità al territorio.

In genere le amministrazioni regionali guardano il settore per sostenere l’interesse delle imprese locali e della relativa forza lavoro qualificata. In particolare le piccole e medie imprese hanno la necessità di un networking per sviluppare le attività e per renderle competitive. E’ quindi un interesse opportuno, quello delle Regioni, se si stimolano le azioni promozionali dei prodotti realizzati nei propri perimetri. Il problema però è che troppo spesso si nota uno scollamento assai pronunciato proprio tra quelle che sono le attenzioni nazionali e gli interessi e le aspettative delle realtà locali con il risultato di eccessiva frammentazione.

E’ sempre una questione delle famigerate sinergie, in Italia.

Nel campo specifico, in Italia manca un Governo verticale dello Spazio. Solo quando un delegato dell’esecutivo prenderà la responsabilità delle scelte e delle operazioni da compiere in modo chiaro, si potrà parlare di una vera e propria governance spaziale.

 

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