giovedì, Ottobre 28

Maria Chiara Carrozza: dove va lo spazio italiano?

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Le attività spaziali nascono ufficialmente in Italia con il programma San Marco, progettato e realizzato da un team di scienziati che facevano capo all’Università di Roma La Sapienza e collegati all’Aeronautica Militare.

Da allora i passi compiuti dal nostro Paese sono stati tanti: dalle prime applicazioni industriali con Sirio e Italsat, alla composizione di imprese e d’istituzioni di respiro multinazionale che hanno portato l’Italia ai più importanti programmi internazionali e alla collaborazione con dei punti di riferimento universalmente riconosciuti come può considerarsi la Nasa.

Oggi il settore spazio fa lavorare in Italia circa 5.500 persone in un migliaio di soggetti d’impresa – tra aeronautici e spaziali – con un fatturato di oltre un miliardo e mezzo di euro. Il solo budget istituzionale è di 850 milioni di euro. Un risultato tutt’altro che trascurabile, visto l’arco di tempo così limitato e la complessità delle materie che fanno parte del mosaico della ricerca spaziale. Tuttavia, se le attività extra-atmosferiche in Italia hanno dato spesso lustro ad un Paese piccolo che ha potuto occupare un posto tra i potenti della Terra, non sempre la sua organizzazione ha brillato per efficienza e per trasparenza. Per cui dal 1988 – anno in cui è stata fondata ufficialmente l’Agenzia Spaziale Italiana – ora sembra sia venuto il tempo perché l’intera struttura possa essere modificata con una diversa impostazione organizzativa.

Ma come è visto politicamente lo spazio in Italia? L’Indro pone il quesito agli attori della politica che afferiscono al settore con la determinazione di chiarire al suo pubblico l’utilità e la opportunità per un paese di detenere un know-how e una capacità produttiva così avanzata.

Così, poniamo la questione all’Onorevole Carrozza. Maria Chiara Carrozza ha fatto parte dell’esecutivo presieduto da Enrico Letta (un governo durato 300 giorni) con la titolarità del Ministero della Pubblica Istruzione e della Ricerca, da cui dipende funzionalmente l’Asi, quale ente pubblico nazionale di coordinamento per lo Spazio in Italia, che opera in collaborazione con diversi altri dicasteri. Così, abbiamo chiesto all’ex ministro qual è la posizione della politica italiana rispetto a un settore di avanguardia in cui l’Italia vanta lo stato dell’arte in alcune applicazioni.

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