martedì, Giugno 22

Marco Rubio, un Obama di destra per il 2016

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Con l’uscita di scena dei ‘grigi’ Jim Webb e Lincoln Chafee, e la rinuncia del Vicepresidente Joe Biden, ritenuto fino all’ultimo pronto a candidarsi, sul fronte democratico restano in pista solo quattro duellanti. E, considerando che quella del costituzionalista Lawrence Lessig è poco più di una candidatura di testimonianza, e che l’ex Governatore del Maryland Martin O’Malley non è riuscito a emergere nel primo dibattito TV e difficilmente riuscirà a farlo nel secondo, ci sono buone possibilità che la partita delle primarie dei progressisti si riduca a soli due giocatori: Hillary Clinton e Bernie Sanders. Un uno contro uno che contrasta vistosamente con la sfida complicata che si sta svolgendo nelle fila repubblicane, dove sono ancora in quindici -dopo varie defezioni- ad aspirare alla nomination. Naturalmente anche qui c’è da fare una distinzione fra chi combatte una battaglia simbolica (e probabilmente a breve capitolerà) e chi invece può mirare realisticamente a svolgere un ruolo di primo piano nella lunga maratona delle primarie che, dai caucus dell’Iowa in poi, lo porterà alle presidenziali di novembre 2016.

Proprio in Iowa un sondaggio della Quinnipiac University dà saldamente in testa il neurochirurgo afroamericano Ben Carson con il 28% dei consensi, seguito dal miliardario Donald Trump che conta sul 20%. Il terzo posto, al 13%, è invece del giovane senatore Marco Rubio della Florida, dato in grande crescita, se si pensa che appena un mese fa gli veniva attribuito un esiguo 5%. E, a prescindere dai sondaggi, sono sempre di più gli osservatori pronti a scommettere che alla fine sarà proprio Rubio il candidato repubblicano nel 2016. Vediamo perché.

Quarantaquattro anni, avvocato, cattolico, figlio di esuli cubani, Rubio è arrivato in Senato nel 2010, sospinto dal vento favorevole ai conservatori che nelle prime elezioni di midterm dell’era Obama portò in Congresso un gran numero di volti nuovi del Partito Repubblicano, vicini al nascente movimento del Tea Party. Segnalatosi ben presto come uno dei parlamentari più brillanti della nuova generazione, Rubio fu ritenuto a lungo un possibile compagno di corsa di Mitt Romney nelle presidenziali del 2012, quando poi la scelta cadde su Paul Ryan, deputato del Wisconsin. A lui toccò tuttavia il compito prestigioso di tenere il keynote speech alla convention repubblicana di Tampa, nella sua Florida. Un pulpito, quello della kermesse più importante del partito, che sull’opposto versante politico aveva già lanciato la stella di Barack Obama nel 2004, quando il senatore dell’Illinois era ancora in gran parte sconosciuto. Proprio di Obama, da cui lo divide la totalità delle convinzioni politiche, Rubio sembra avere diverse caratteristiche, e proprio quelle potrebbero garantirne il successo tanto nella sfida interna quanto in quella finale.

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