martedì, Settembre 28

Marco Rizzo: Il futuro è comunista Un tu per tu "diverso"

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Rizzo (ci diamo del tu?), possiamo fare un’intervista “diversa”, una cosa che regali anche un minimo di sollievo ai dannati della politica ad ogni costo? Mi dica solo sì o no.

Ti dico di sì

Bene. Rizzo dott. Marco, torinese classe 1959,figlio di operaio Fiat, idealista, trinariciuto dalla nascita. Cossuttiano, uomo di mondo, parlamentare in tre legislature, rifondatore, parlamentare europeo dal 2004 al 2009 con più voti del vecchio Armando cui non cede il posto a Bruxelles contravvenendo agli accordi pregressi. Finalmente, dal 2014, comunista in proprio col suo partito di ispirazione leninista, staliniana, gramsciana. Tutto giusto?

Tutto giusto. Ma voglio dire che non contravvenni ad alcun accordo, col mio padre politico Cossutta. Semplicemente presi più voti. Non nego che la cosa agitò un po’ le acque, ma alla fine prevalse lo spirito di partito. Gramsci rappresenta la nostra eredità filosofica, il pensiero, Lenin quella organizzativa. Mi sta bene anche la citazione di Stalin tra i punti di riferimento, anche se conosco perfettamente le perplessità che suscita. Ma non va dimenticato che l’avversario affrontato e piegato da Stalin si chiamava Adolf Hitler e che Europa ed America gli devono comunque molto. Come sempre è questione di leggere gli eventi inseriti nel loro contesto storico, non a caso Pertini e De Gasperi, due grandi avversari politici collocati nello spirito del tempo, lo definirono  “un gigante”. E non ignoravano di certo, nella posizione da leader che ricoprivano, gli aspetti legati alla sua dura “gestione del potere”

Allora andiamo a incominciare. Partirei da una breve descrizione della linea politica del Partito Comunista: tesi e collocazione rispetto alle posizioni delle altre forze della galassia sedicente di sinistra.

La nostra collocazione nella sfera politica, che noi valutiamo essere oggi un sottosistema estremamente ridotto rispetto all’universo della vita reale, che comprende le vite e i bisogni del genere umano tutto, è tesa proprio a ricondurre questa sfera, piccola come una di quelle campane di vetro che, se le agiti ,al massimo cade un po’ di neve finta, alle dimensioni giuste, adeguate. E ciò lo riteniamo possibile solo ripartendo dalle origini, alla morte di Stalin nel 1953, quando ebbe inizio il lunghissimo processo di revisione che ha portato la Russia da Kruscev a Gorbaciov. E in Italia da Gramsci a Renzi, attraverso Togliatti e tutti i leader successivi del Pci, poi Pds, Ds e infine Pd. Tra la Rivoluzione d’ottobre e il colpo di mano di Kruscev, i risultati dell’Unione sovietica erano stati eccellenti sotto ogni punto di vista, come nazione che primeggiava nel mondo e come standard di vita individuali. Nel corso della seconda metà del secolo, la revisione ha eroso lentamente ma senza sosta i principi marxisti-leninisti. Fino a portare, di fatto, la sinistra ad essere una componente del trionfante sistema capitalistico.

Mi sembra di capire che, oggi come oggi, secondo voi ci sia una netta distinzione tra l’essere “di sinistra” e “essere comunisti”. I comunisti nell’accezione berlusconiana sono insomma una specie di burletta inventata dall’ex cavaliere a proprio uso e consumo? Ed esiste o no uno spazio politico in cui collocarsi sentendosi a buon diritto “di sinistra”?

Direi proprio di sì. Il capitalismo non ha veri rivali oggi, se non se stesso. I limiti dello sviluppo globale, ampiamente previsti da Marx e Lenin, stanno emergendo con drammatica evidenza. Le risorse mondiali, oltre ad essere in via di esaurimento a causa di uno sfruttamento dissennato e produttore di inquinamento, sono sempre più nelle mani di un’elite ridottissima. Mentre il ceto medio si sta livellando su standard sempre più somiglianti a quelli di povertà. Ciò riguarda, se vogliamo azzardare delle percentuali, il 90% della popolazione mondiale. E’ dunque più che necessario che qualcuno si occupi finalmente di  pensare in termini di futuro. Un futuro che non sarà forse domani, ma che va necessariamente progettato.

Il progetto comunista appare, nel presente, come un enorme scheletro di dinosauro, ammirato con timore e anche un certo rispetto dal pubblico del Museo di Storia Naturale. Quanto tempo impiegherà a trasformarsi di nuovo  nell’astronave avveniristica che folgorò il mondo nel 1867, quando Marx dette alle stampe “Das Kapital”?

Difficile rispondere a questa domanda. Come ho detto, stiamo lavorando con i giovani di tutta Europa per costituire un’alternativa reale al capitalismo, e la risposta è superiore alle aspettative, come ho potuto riscontrare per esempio a Madrid, nel corso di un meeting promosso dai nostri omologhi spagnoli. E’ inutile nascondere che una grande incognita è la reazione legata alla natura stessa dell’essere umano, che tende a rifiutare, entro un determinato periodo di tempo, la programmazione  meticolosamente studiata del proprio sistema di vita. Ma abbiamo tempo per ragionare e proporre qualcosa che soddisfi al meglio le esigenze di un’umanità che è comunque oggi sul punto di raggiungere una drammatica certezza: così non si può più andare avanti.

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