sabato, Maggio 15

Marchionne e l’Italia ipocrita Discusso e spesso odiato, non era ancora morto che già ne tessevano quintalate di lodi … da vomito, visto le bocche dalle quali le lodi vengono

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Come sempre in questo disgraziato Paese, muore un personaggio -Sergio Marchionne- fino a ieri discusso e spesso odiato e tutti, ripeto, indistintamente tutti, cominciano a tesserne le lodi, ne ricordano i successi (mai gli insuccessi), condannano i pochi che recitano fuori dal coro, e, la cosa più terribile, ne citano le frasi celebri … me ne capita per caso una sott’occhio: «non c’è nessuna nobiltà nell’essere superiori a qualcun altro, la vera nobiltà è essere superiori a quello che eravamo ieri».

Diciamoci la verità: sono frasi celebri da cioccolatino. Lo dico senza volere offendere la sua memoria, anzi, lo dico per difenderla. Per dire che Sergio Marchionne, non era un buffoncello qualunque da frasi celebri a tanto al chilo. Era uno che sapeva il fatto suo. E lo ha dimostrato con il successo della sua iniziativa.

A volergli togliere qualunque altro merito, nessuno può negare che ha salvato la FIAT, che era praticamente fallita. Anche qui, parliamoci chiaro: era praticamente fallita. Poi, se, per dirla con Crozza, ha venduto la Fiat alla Chrysler facendo credere a tutti che era la Fiat a comprare la Chrysler, oppure, se, come molti dicono, ha avuto l’intuito del colpo grosso e ha giocato la partita in maniera assolutamente magistrale, lo giudicherà la storia.

Ma, mi permetto di dire da quel totale incompetente che sono, non in maniera azzardata: il suo non è stato un bluff, ma un calcolo preciso. Difficile, rischioso, ma calcolato. Insomma, ha fatto il suo mestiere: il manager.

Dargli del genio, del superuomo, ecc. (ora leggiamo anche dei suoi affetti, che vergogna!) non lo esalta, lo sminuisce, a mio modesto parere, se ne offende la memoria. Che è semplice e chiara: era un ottimo manager, dotato, diversamente dalla gran parte dei suoi colleghi (anche qui lo dico a mio rischio e pericolo, ma … ne conosco parecchi), di fantasia, ma freddo e calcolatorefreddo, non cinico. Perché dal cinismo è stato circondato fin dal primo giorno: dal cinismo disgustoso dei politicanti che gli hanno scodinzolato intorno, prima, al cinismo di quelli che oggi si scandalizzano, in favore di telecamera.

La coerenza, la dignità, l’onore, in questo Paese sono poco o nulla praticati, anzi spesso sono una colpa.

Tra le frasi celebri oggi riscoperte ce ne è una che io trovo giustissima benché irridente  -ma chi la riporta questa osservazione non la fa- che dice più o meno: «l’Italia è un Paese che deve imparare a volersi bene». Frase, secondo me, di micidiale precisione e irridente, perché, purtroppo, era ed è un modo per dire: con voi non si ragiona seriamente, non si costruisce, con voi non posso rischiare perché non sapete capire ciò che vale per distinguerlo da ciò che è loglio utile solo a fare finta di farci il pane. Siete, avete politicanti non politici. Siete, come disse in una conferenza, provinciali e contenti di esserlo, ma il mondo va avanti anche senza di voi, di voi apprezza tutto anche quello che voi stessi non apprezzate, ma vi ignora. Quanto quelle parole pesano come montagne oggi! nella nostra società ‘sovranista’ e sempre più razzista!

In questo Paese abbiamo e abbiamo avuto alcuni dei migliori cervelli al mondo in tutti i campi, dall’economia alla scienza naturale, dalla giurisprudenza alla medicina, ecc., e li abbiamo mandati all’estero o costretti all’inedia, e invece abbiamo tenuto quelli che nessuno avrebbe voluto e li abbiamo promossi ai massimi livelli, a fare danni, fino ad affermare che è la politica che sceglie o sceglierà, con la burocrazia, gli scienziati del nostro futuro, come i dirigenti delle nostre imprese o i giornalisti dei nostri giornali. La politica sceglie, l’incompetenza sceglie i competenti.

Avevamo la più bella Università forse del mondo, ma senza un centesimo per cui per studiare in una biblioteca occorreva e occorre andare all’estero (io per primo, per carità l’ultimo venuto), quelle Università le abbiamo moltiplicate a dismisura (ormai siamo all’Università di quartiere, roba da ridere) per non parlare delle Università telematiche (roba da matti), ma abbiamo creato un sistema burocratico allucinante per ‘creare’ i professori, con la conseguenza che per diventare tale devi seguire percorsi burocratici da campo a ostacoli e del tutto formali e di dubbia oggettività, e poi non ci sono professori sufficienti e ognuno insegna tre o quattro discipline … posto che le conosca.

Su questo, credo, Marchionne aveva intuito benissimo, non a caso, laureato all’estero perfino in Legge … noi che abbiamo inventato il ‘diritto’!

Poi, certo, anche la spocchia (un po’ ridicola, come la colse Crozza), la spacconeria, il maglioncino. Sono peccati veniali, si dice, secondo me (tanto l’ho detto non capisco nulla di economia) peccato gravissimi, quella ‘dote’ è propria  -sarà un caso ma è così- dei politicanti. Nessuno è perfetto.  

Forse anche per questo, perché conosceva così bene i difetti italiani, non volle, ammesso che fosse possibile, tentare, osare di più in Italia -lui che aveva osato il colpo della Chrysler-, e per questo è stato accusato e insolentito. Mi azzardo a fare una ipotesi, io che di economia nulla capisco: se avesse trovato di fronte un sindacato unitario e con la schiena più dritta, e non diviso a strizzargli l’occhio, se avesse avuto a che fare con una Confindustria capace di pensare in termini di Paese e di mondo e non di interesse di bottega, della piccola bottega italiana … ‘se’, ma la storia non si fa con i ‘se’.

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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