martedì, Settembre 28

Mar Caspio: tesoro difficile da condividere

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I 5 Paesi che si affacciano sul Mar Caspio hanno lottato per oltre vent’anni per raggiungere un accordo su come dividere le ricchezze di questo mare, considerato la seconda più grande riserva di petrolio del mondo dopo il Golfo Persico.

Il vertice di questa settimana tra Russia, Iran, Azerbaijan, Kazakhstan e Turkmenistan non ha portato ad alcun progresso visibile, anche se i leader delle cinque Nazioni, che si sono incontrati nella città russa meridionale di Astrakhan, hanno finto di essere prossimi ad un accordo.

I vertici dedicati al Mar Caspio sono diventati un appuntamento annuale, negli ultimi anni, ma nonostante questo, è stato fatto poco per ridurre il divario tra le nazioni del litorale. L’Unione Sovietica e l’Iran si erano accordate tra loro per utilizzare congiuntamente le risorse determinando una zona esclusiva di 10 miglia per ciascun Paese, ma le nazioni neo-indipendenti emerse dal crollo sovietico del 1991 hanno chiesto la loro parte.

Diverse possibili soluzioni sono sul tavolo da anni, ma nessuna ha ancora conquistato un consenso unanime.  La Russia ha proposto di lasciare la superficie del mare all’utilizzo congiunto e di condividere il fondo marino in aree di competenza nazionali proporzionali alla lunghezza delle rispettive coste.

Se l’offerta di Mosca fosse accettata, alla Russia toccherebbe il 20 per cento dei fondali, all’Azerbaijan il 21 per cento e al Kazakistan il 30 per cento. Azerbaijan e Kazakistan hanno accolto l’offerta russa, ma l‘Iran e il Turkmenistan, che otterrebbero quote molto inferiori – il 12 e 17 per cento, rispettivamente – hanno rifiutato. Un’altra ipotesi, sostenuta da alcuni e respinta da altri, ha suggerito la divisione del fondo marino in cinque aree uguali.

In assenza di una soluzione che soddisfi tutte le cinque Nazioni interessate, Russia, Azerbaijan e Kazakistan hanno raggiunto un accordo trilaterale per delimitare i rispettivi settori del fondale e hanno concordato una zona esclusiva di 25 miglia per ogni paese. Il Presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, a sua volta, durante il vertice di questa settimana, ha suggerito che il Turkmenistan e l’Iran dovrebbero seguire questo esempio, ma le due Nazioni non si sono mostrate favorevoli all’idea.

A monte della questione fondamentale su come si debbano dividere le vaste risorse del mare, ci sono altre fonti di attrito. Russia e Iran risentono fortemente della prospettiva di una qualunque presenza militare occidentale nel Caspio, mentre l’Azerbaigian coltiva stretti legami economici e politici con l’Occidente e ha sviluppato una cooperazione militare con gli Stati Uniti e Israele.

Nel mezzo della crisi ucraina, che ha portato i legami tra Russia e Occidente al loro punto più basso dai tempi della Guerra Fredda, Mosca ha cercato di utilizzare il vertice recente per evitare la possibilità di una futura espansione occidentale nel Mar Caspio. Su proposta della Russia, sostenuta dall’Iran, con una dichiarazione conclusiva il vertice ha dichiarato che non si dovrebbero autorizzare forze militari esterne nel Mar Caspio. Questa, però, è solo una dichiarazione politica,  che potrebbe dunque cambiare.

Un altro obiettivo fondamentale per Mosca è stato quello di bloccare la costruzione di eventuali condutture energetiche trans-Caspio, capaci di portare le ricchezze del petrolio e del gas dalla regione verso ovest, aggirando il territorio russo. L’Azerbaijan sta già estraendo il greggio del Caspio dalla costa mediterranea della Turchia, per le proprie necessità, via Baku-Tbilisi-Ceyhan, con un’operazione sostenuta e finanziata dall’Occidente. Sia Kazakistan che Turkmenistan hanno meditato sulla prospettiva di costruire oleodotti sotto il Mar Caspio per raggiungere i mercati occidentali, ma i costi enormi e la mancanza di insediamenti pre-esistenti nell’area hanno ostacolato i progetti.

Cercando di ostacolare simili progetti di futuri gasdotti, la Russia ha sostenuto che potrebbero creare potenziali rischi ambientali e che devono essere approvati da tutti i Paesi litoranei.  Il leader del Turkmenistan si è scrollato di dosso, senza mezzi termini, l’argomento di Mosca, dicendo che la costruzione del gasdotto è un diritto sovrano delle nazioni coinvolte e le altre non hanno niente da dire in merito.

Mentre l’Azerbaigian e il Turkmenistan condividono il risentimento per gli sforzi russi volti a bloccare i progetti di condutture trans-Caspio, sono stati però coinvolti nella questione del possesso delle fondamentali piattaforme petrolifere al largo.

Le relazioni tra le altre Nazioni del Caspio sono state anche segnate da una serie di dispute economiche e politiche, che hanno ulteriormente annebbiato la prospettiva di raggiungere un rapido accordo circa la divisione del Caspio.

I legami tra l’Iran e l’Azerbaijan, alleato degli USA, sono peggiorati costantemente negli ultimi anni. L’Iran si è mostrato diffidente verso la stretta cooperazione militare e di intelligence stabilita tra Azerbaigian e Stati Uniti e Israele. Autorità iraniane e azere si sono scambiate accuse di spionaggio. La Russia ha cercato di consolidare i legami di amicizia con tutte le Nazioni del Mar Caspio, ma gli Stati vicini ex sovietici restano sospettosi sui tentativi di Mosca per espandere la sua influenza nella regione.

Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan hanno cercato di sviluppare stretti legami con l’Occidente, guardando intanto e avidamente a potenziali vie di esportazione dell’energia che potessero aggirare la Russia. La loro ricchezza di fonti energetiche gli ha permesso di resistere efficacemente ai tentativi fatti da Mosca per imporre la sua volontà.

Il Turkmenistan ha anche cercato di coltivare stretti legami energetici con la Cina, con cui lo scorso anno ha cercato un accordo per aumentare notevolmente le esportazioni di gas tramite la costruzione un nuovo gasdotto. Il Kazakistan, il secondo più grande Paese dopo la Russia per territorio e per economia, ha firmato un accordo con la Russia e la Bielorussia per creare l’Unione Eurasiatica. Il pPesidente russo Vladimir Putin ha sperato che la nuova alleanza sarebbe diventata una potenza economica capace di sfidare l’Unione europea, ma la sua creazione si protrae più a lungo del previsto, mentre la crisi ucraina ha ravvivato i timori di una dominazione russa.

La Russia ha spiegato la sua annessione della penisola ucraina di Crimea nel mese di marzo e il successivo sostegno ai ribelli dell’Ucraina orientale con la necessità di proteggere i russofoni là presenti. Il Kazakistan, che ha una considerevole popolazione di etnia russa, si è mostrato chiaramente preoccupato dalla retorica del Cremlino. Putin stesso ha alimentato i sospetti in agosto, quando ha detto che il Kazakistan – come Stato– non esisteva prima del crollo sovietico e l’ha descritto come parte di un più vasto “mondo russo”.

Queste osservazioni possono essere un velato avvertimento al Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev, 74enne e al timone del Paese da quasi un quarto di secolo, affinché si dimostri più attento agli interessi russi.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

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