giovedì, Ottobre 21

Mao vietato nella comunista Pechino, lo si può celebrare nella capitalista Hong Kong I sostenitori di Mao Zedong, pur essendo cinesi, non possono tenere le proprie celebrazioni nella Madre Patria perché sono vietate. Così i comunisti nostalgici vanno a celebrare a Hong Kong, uno degli ombelichi del Capitalismo mondiale, il 52° della Rivoluzione Culturale

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I paradossi della Storia. I sostenitori del pensiero di Mao Zedong, cinesi puri, per celebrare l’Anniversario della Rivoluzione Culturale debbono andare a Hong Kong. Nella propria Madre Patria tutti i movimenti e le strutture politiche afferenti al Padre del Libretto Rosso sono stati soppressi e così, nella Repubblica Popolare Cinese, una parte del proprio popolo non può appellarsi alle idee del Padre fondatore della Nazione, a chi ha contribuito alla fuoriuscita della intera Cina dalle secche del sottosviluppo cui le potenze economiche –e capitaliste- straniere avrebbero voluto tenere il colosso cinese ad uso e consumo delle proprie esigenze commerciali, industriali ed economico-finanziarie. E così, Hong Kong, uno dei migliori specchi che illustrano le caratteristiche più chiare ed evidenti del Capitalismo globale, oggi potrebbe essere considerata non più la scena dell’odiato consanguineo capitalista mal sopportato bensì l’ultimo angolo di territorio dove l’estrema propaggine della genìa cinese dissidente -in quanto Maoisti- potrebbe trovare riparo ed ospitalità.

Ironia della sorte, le due definizioni qui si accompagnano, dissidenti e maoisti. La Città-Stato è diventata l’unico luogo dove gli auto-proclamati sostenitori “duri e puri” della causa di Mao Zedong e fieri oppositori delle economie di mercato possono sventolare liberamente le bandiere rosse col simbolo della falce e del martello. Ovviamente i sostenitori della causa maoista affermano di essere i soli e veri custodi dell’ortodossia comunista e si proclamano nostalgici della Rivoluzione Culturale, quella che –in verità- fu una decade che oggi il Governo cinese in carica descrive laconicamente come un periodo di “turbolenza”. Un po’ tutti i maoisti di origine cinese sono fortemente critici su quel che il Partito Comunista Cinese ha fatto fino ad oggi ma soprattutto su come ha “ridisegnato” la Cina contemporanea fintamente comunista all’interno e fortemente capitalistica fuori dai propri confini ed immersa nella competizione mercantilizia globale. In centinaia hanno attraversato le aree di confine, lasciando la Madre Patria per recarsi a Hong Kong e celebrare pubblicamente il 52esimo Anniversario dell’inizio della Rivoluzione Culturale e ribadire che gli attuali vertici governativi cinesi hanno distrutto l’eredità costituita dai risultati conseguiti dalla società cinese durante la Rivoluzione Culturale.

La marcia è stata organizzata dalla Mao Zedong Thought Society di Hong Kong, una organizzazione ufficialmente registrata presso il Distretto di Kowloon City. Una marcia persino protetta dalle Forze di Polizia di Hong Kong ma che non si può tenere nel territorio della Madre Patria cinese. Si è poi venuti a conoscenza del fatto che alcuni iscritti ed associati non son riusciti ad effettuare il loro viaggio a causa di ogni sorta di pressioni e restrizioni vessatorie. “E’ davvero peculiare- ha affermato uno dei componenti della Mao Zedong Thought Society- che questo accada in una Nazione socialista che dichiara di essere guidata dal Partito Comunista”. Coloro che son riusciti ad attraversare la linea di demarcazione, li si è poi visti su vari circuiti televisivi, vestiti con la classica tuta blu da operaio dei tempi andati, cioè i tempi di Mao, e decorati coi simboli di falce e martello. Soprattutto nei social media dove i controlli sono meno asfissianti che nelle zone di confine, negli istituti scolastici e università, nei luoghi di incontro o di lavoro quelle foto ed i proclami hanno potuto girare e farsi leggere.

Nonostante per Pechino ufficialmente il Maoismo è parte centrale della propria ideologia, i Maoisti duri e puri mantengono le loro posizioni estremamente critiche nei confronti del Governo in carica e delle sue politiche, soprattutto contestano vivamente le riforme di mercato lanciate dopo la morte di Mao per poi vedersi ampliare il fossato della ricchezza della Nazione tra ricchi e poveri ed aver constatato che la corruzione è divenuta dilagante. I Maoisti si sono anche sfogati nelle loro critiche verso le commemorazioni di alto profilo tenutesi a Pechino in onore del bicentenario della nascita di Marx e che hanno visto anche la presenza del Presidente Xi Jinping il quale ha parlato in un suo discorso pubblico delle innovazioni e rivisitazioni effettuate sull’eredità del Marxismo che –a suo dire- andava ringiovanito, adattato ai tempi moderni. Si è anche affermato –criticando- che il Governo non ha mai citato il fulcro del Marxismo caratterizzato dalla lotta di classe così come altri cardini tipici del Comunismo. Nelle loro affermazioni, i Maoisti cinesi affermano che il Governo in carica non ha mai rilasciato dichiarazioni per le quali nel Marxismo si descrive la lotta di classe o la missione finale del Comunismo ovvero condurre tutti alla fine della proprietà privata. Al contrario, quel che i Maoisti definiscono come politicamente inconsistente, il Partito oggi promuove come elemento centrale per il proprio futuro.

Rivolto a circa 100 delegati e consulenti di Hong Kong esperti in legislazione nazionale giunti nei suoi uffici di Pechino, Qu Qinshang, ex capo del dipartimento di storia e letteratura ha affermato che il cambiamento di ideologia introdotto da Pechino è stato elemento chiave per la sua sopravvivenza. «Un problema sorto col Partito Comunista Sovietico era proprio la debolezza nella nuova ideologia e teoria dopo Vladimir Lenin e Joseph Stalin. Ma il Partito Comunista Cinese ha costruito la sua propria ideologia per venire incontro ai cambiamenti del tempo ed alle rinnovate condizioni sociali».

All’atto della costituzione del Partito Comunista Cinese la cui prima organizzazione risale al 1919, il “Manifesto” di Marx ed Engels era ritenuto in Cina un documento fondativo ed ineludibile e considerato alla base di tutti gli scritti che ne sono derivati nell’ambito della ortodossia comunista.  Il PresidenteXi Jinping, nel suo discorso in onore del valore del Pensiero di Karl Marx ha inteso soffermarsi sulla necessità di recepire le innovazioni ideologiche man mano che la politica cinese ha trovato sfide sul proprio cammino. Ma qui bisogna annotare la rilevanza che il Pensiero di Karl Marx oggi ha via via acquisito presso i “Millennials” cinesi, che hanno associato i cardini del pensiero marxiano con la necessità di difendere i Diritti dei lavoratori oggi variamente lesi, la difesa dell’uguaglianza di genere che si è andata perdendo in ossequio a modernismi ritenuti non accettabili e che sono diventati pietra di scandalo nelle discussioni nazionali alla luce di fatti di cronaca che in Italia vengono ascritti alla categoria di “femminicidi”. I giovani “Millennials” cinesi vedono in Marx una estrema attualità nell’interpretare il momento storico attuale e lo considerano una interpretazione molto valida nel re-interpretare il presente. Il Governo cinese alla guida del Paese viene visto come eccessivamente prono ad un pensiero globale che segue in modo acritico i diktat della produzione e del commercio ma non difende adeguatamente i diritti della parità di genere e del lavoratore.

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