mercoledì, Maggio 12

Manifatturiero ai massimi di due anni e mezzo field_506ffb1d3dbe2

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Team member taking iron samples using a lance on Blast Furnace No 5 at Tata Corus Steelworks Port Talbot South Wales UK EU

Il settore manifatturiero italiano è tornato sui livelli pre recessione. In novembre l’Italia stacca così la Francia e la Spagna, i cui indici PMI hanno deluso le attese, ottenendo un risultato molto debole nel mese appena concluso. A Roma invece l’indice ha toccato i massimi di due anni e mezzo salendo a 51,4 punti da quota 50,7. Con i 50 punti viene identificato il limite di demarcazione tra fase di crescita e di recessione.

Un gioco chiave lo ha giocato il miglioramento dei livelli di occupazione. A sorprendere in positivo è stata anche l’attività produttiva, che ha registrato un solido incremento. I prezzi alla produzione, invece, sono saliti al ritmo più sostenuto degli ultimi 11 mesi. Gli analisti sottolineano che la crescita del settore continua ma senza grande slancio.

All’insegna della cautela è la lettura dei dati da parte di Phil Smith, economista di Markit: «hanno mostrato l’ennesima crescita, sebbene non particolarmente marcata. Crescono notevolmente i livelli di produzione ma la tendenza dei nuovi ordini rimane debole a causa della scarsa domanda nazionale. Solo il tanto atteso ritorno alla crescita dei livelli occupazionali potrebbe essere la soluzione alla debole domanda interna».

Per la prima volta da oltre due anni le aziende della penisola sono infatti tornate ad assumere, invertendo una tendenza di tagli occupazionali che si trascinava dall’agosto del 2011, secondo l’inchiesta condotta dalla società di ricerche che ha pubblicato le cifre. Secondo Markit lo stesso aumento occupazionale ha influito sui progressi dell’indice, così come la forte contrazione dei tempi medi di consegna e lo smaltimento più lento delle giacenze. Sempre in Italia si è visto un forte aumento della produzione, la quale, sostenuta dagli ordini, specialmente dall’estero, ha visto il sesto mese consecutivo di espansione, anche se leggermente più lento che ad ottobre.

Per l’insieme delle imprese manifatturiere di tutta l’area euro intanto l’indice Pmi ha esteso la fase di rialzi. Se così continuerà si profila la migliore performance trimestrale dal secondo trimestre del 2011. Aumentati produzione, nuovi ordini e esportazioni. Ma questo non è bastato a investire la tendenza dei tagli dei livelli occupazionali, proseguiti per il ventiduesimo mese consecutivo guardando all’insieme dell’area euro.

A influenzare negativamente gli scambi sui mercati finanziari sono state sopratutto le cattive notizie giunte da Parigi e Madrid. L’industria manifatturiera ha toccato i minimi di cinque mesi in novembre. La Francia, che rischia di riscivolare in una seconda fase di recessione da cui è appena uscita, ha visto un calo dell’attività per il 21esimo mese consecutivo. Nello specifico l’indice è sceso a 48,4 punti da 49,1 ai minimi da giugno. Produzione e nuovi ordini hanno accusato un peggioramento. Sono risultate deboli sia la domanda interna sia quella esterna e anche il numero di licenziamenti è aumentato rispetto al mese precedente.

In Spagna l’attività manifatturiera è scesa a 48,6 punti, dai 50,9 di ottobre. L’elemento che preoccupa maggiormente gli analisti è il fatto che l’indice si sia posizionato sotto la soglia dei 50 punti, dunque in fase di contrazione. La componente dei nuovi ordinativi è scesa per la prima volta in sei mesi.

Trascinato dal riscontro positivo di Germania e Olanda, il PMI è salito nel complesso nell’area euro, anche se di poco, attestandosi a quota 51,6 da 51,3, testando i livelli più alti da giugno 2011. «Gli indici Pmi europei si sono confermati più solidi delle attese, a parte il caso della Spagna, e questo fattore sta pesando sui Bund (tedeschi)», ha osservato in un’intervista rilasciata aBloomberg’ Mathias Van Der Jeugt, strategist della divisione di reddito fisso presso KBC Bank NV a Bruxelles. «Nel breve termine, i dati limitano la possibilità che la Bce allenterà ulteriormente la propria politica monetaria».

La Commissione europea ha fatto sapere che il giudizio complessivo sulla legge di Stabilità italiana e quindi sulla Iuc, la nuova Imposta unica comunale che entra in vigore nel 2014, arriverà in febbraio. Bruxelles, che ha chiesto all’italia di spostare il peso delle tasse dai fattori di produzione, come il lavoro e il capitale, verso il patrimonio, i consumi e le emissioni inquinanti, precisa che il suo giudizio non riguarda soltanto l’impatto della Iuc sui saldi di finanza pubblica ma anche l’adeguamento alle raccomandazioni europee.

L’andamento dei consumi, particolarmente sotto osservazione ora che siamo entrati nel periodo delle festività di fine anno, è stato negativo nel 2013. Basti pensare che l’87% degli italiani ha ridotto le spese per vacanze, beni alimentari, mentre si registra un aumento di chi stringe la spesa sui carburanti. E solo il 54% delle famiglie riesce ad arrivare a fine mese. E’ quanto emerge dal Sondaggio Confesercenti-Swg in occasione delle festività 2013. In totale i nostri connazionali che dichiarano di aver rivisto la propria spesa sono oltre 41 milioni, circa 500mila più dello scorso anno.

Molti di meno quelli che dicono di non aver proceduto ai tagli: sono l’11%, circa 5 milioni e 300 mila. Meno di 1 milione di persone, pari al 2%, sostengono di aver incrementato le uscite. Tra chi ha rivisto il proprio budget, il 24% afferma di aver compiuto una spending review su tutte le voci.

Il Fondo Strategico Italiano è in pole position per aggiudicarsi il 20% della maison di moda Versace, stando alle rivelazioni del ‘Financial Times’. La partecipazione ha un valore stimato pari a 850 milioni di euro. Il Fondo, guidato dall’ex Merrill Lynch Maurizio Tamagnini, ha stretto un accordo con il Qatar per investire nella moda italiana, creando una joint venture che avrà come obiettivo quello di investire 2 miliardi di euro in diversi settori del made in Italy, non solo la moda, ma anche l’alimentare, il turismo e l’arredamento.

La famiglia Versace, riferisce una fonte al quotidiano finanziario, vuole un partner che aiuti il gruppo a espandersi su scala internazionale e un’opzione per quotarsi alla Borsa di Milano tra tre anni. Secondo ‘Reuters’ l’iter continua a prevedere l’individuazione di una short-list di tre soggetti prima di Natale e la chiusura dell’affare entro il primo trimestre dell’anno prossimo. I fondi dello stato sovrano arabo sono da qualche tempo investitori di alto profilo nel lusso italiano. Hanno già rilevato il brand Valentino e l’anno scorso hanno comprato diverse proprietà immobiliari di lusso a Milano e in Sardegna.

Da quando ha preso il via il programma delle privatizzazioni, il Fondo Strategico Italiano è molto attivo. Intesa Sanpaolo, Unicredit, MPS e Bnl hanno ceduto la maggioranza del capitale di SIA al Fondo, a F2i Sgr e a un’altra società di gestione del risparmio, Orizzonte. Il prezzo – si legge in un comunicato – è stato determinato sulla base di una valutazione del 100% di SIA pari a 765 milioni di euro.

 

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